Il Mio Incontro Con Alda. Intervista A Stefano Romagnoli

Il Mio Incontro Con Alda. Intervista A Stefano Romagnoli

Un magico incontro con la celebre poetessa Alda Merini. Ce ne parla Stefano Romagnoli, noto da anni come lo "spettatore professionista", nel giorno in cui si celebra il compleanno della donna e l'arrivo della primavera.

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Chi non conosce Alda Merini, chi non ha mai osannato il suo nome tra le pieghe di un sorriso tenero sul viso e la malinconia presente di una primavera incalzante, che sa di donna, che sa di libertà sfrontata ed elegante? Così la poetessa in questione ci appariva, nella sua più totale volontà di manifestarsi come una dea giunonica, irriverente ma posata, come un fiore raro che ha goduto di luce propria, una luce che ha attraversato prima il buio interiore, la sofferenza dei manicomi; ma in questi ultimi ha seminato giardini e giardini colorati.

"Sono nata il ventuno a primavera/ ma non sapevo che nascere folle, / aprire le zolle/ potesse scatenar tempesta", così scrisse ricordando la sua nascita, 90 anni fa, il 21 marzo del 1931 a Milano. E proprio il 21 marzo, giorno che annuncia la primavera, si celebrano dal 1999 i poeti con 'La Giornata Mondiale della Poesia' dell’Unesco.

C’è chi ha avuto il privilegio di conoscerla, di vederla così, come le fotografie l’hanno ritratta e ce l’hanno consegnata. Lui è Stefano Romagnoli, conosciuto come “lo spettatore professionista”, errante per teatri, alla ricerca del messaggio poetico, necessario alla risposta umana, ha visto più di duemila spettacoli con il senso critico e capacità chirurgica che appartiene soltanto a chi ama l’arte e dall’arte cerca il dialogo.

Ciao Stefano e grazie per esserti prestato a questa chiacchierata. Quando è iniziata la tua vocazione per il teatro, esattamente?

Grazie a te per avermi coinvolto in questo tuo ricordo in onore di Alda Merini. La mia passione, diventata fonte di vita ormai, è iniziata nel 1996 quando vidi per la prima volta Novecento con regia di Gabriele Vacis e in scena Eugenio Allegri. Da quel giorno mi si aprì una frontiera da osservare in ogni suo angolo.

Domanda banale ma che continuiamo a farci: cosa è per te il teatro?

Il teatro è la mia personale ricerca dei colori che solo la scatola nera può far immaginare. Inoltre, lo considero come possibilità nel creare relazioni, comunità con persone che altrimenti non avrei potuto conoscere.

Veniamo adesso all’incontro “poetico”, un incontro con una donna pura, candida; una dea dell’amore che ha vissuto e ha potuto raccontare come solo chi ha i mezzi per farlo bene la vita con espressione sublime. Come è avvenuto?

Era il 23 maggio del 2006 e mi trovavo a Milano per uno spettacolo teatrale dei Marcidos Marcidoris. Raggiunsi i Navigli, zona dove Alda Merini viveva, per cercare di avere una sua dedica sul libro "Testamento" da portare alla mia ex compagna Barbara. Fu così che mi recai presso casa sua, bussai e mi aprì, credo, una badante. Mi fece accomodare con il consenso di Alda in una camera: era come l'avevo già vista su alcune foto, piena di sigarette, medicine, libri e una montagna di vestiti. Fui inondato dagli odori dei suoi profumi:indimenticabile!

Spesso, leggendo le poesie della Merini, dalla sua identità emerge una tensione continua tra la dimensione contingente di musiche e fioriture e quella che instancabilmente rimanda ad un altrove fatto di pensieri, emozioni e poesia. Le anafore, come piccoli segnali luminosi, rimarcano il desiderio di un bisogno. Ciò assume la statura di una richiesta, di una dichiarazione di necessità che, per Alda, sono spiragli oltre i quali si aprono vasti spazi di ricerche e allo stesso tempo di mancanze. Hai potuto percepire questo anche in presenza, durante il vostro dialogo?

Ti rispondo così: per me che ho avuto la fortuna di vivere per circa un'ora nella casa di Alda Merini, da solo con lei, posso affermare che il "disordine " amorevole della sua camera sono le parole che lei ci ha donato, la sua necessità' di “regalare” era la stessa che i suoi abiti chiedevano di uscire da quella casa; i suoi odori i suoi dolci aforismi, il suo essere così come tutti la ricordano, il suo amore verso gli ultimi, i più bisognosi.

La sua sofferenza dopo innumerevoli elettroshock e abbandoni chiedeva pace. Come era il timbro della sua voce?

La sua voce è stampata nel mio cuore insieme alle sua pause, i suoi ritmi. La profondità e lucidità con la quale si esprimeva mette in chiaro una cosa: la sua non era pazzia ma era, ed è, un infinito amore verso la vita.

Sappiamo che ti fece un dono. Ti va di parlarcene?

Mi chiese da dove venissi e risposi Foligno. Mi regalò, oltre a un acquerello con una sua dedica alla Fiat, una copia della Divina Commedia Edizioni Acquaviva poiché, ovviamente, sapeva che da dove provenivo fu stampata la prima copia del Sommo Poeta nel 1472 a cura di Giovanni Numeister.

A oggi, in quale parete della tua casa, del tuo cuore, conservi questo incontro?

Conservo in ogni angolo di me stesso quell'incredibile incontro legato a una mia ex compagna e ora carissima amica che Alda mi raccomandò di curare per tutta la mia vita.

Se puoi mi preme ringraziare Antonio Nobili, regista dello spettacolo Dio arriverà' all'alba-Alda Merini e Margherita Caravello, autrice del libro Indagine su Alda Merini, Non fu mai una donna addomesticabile . Questi ultimi mi hanno inserito nella programmazione di oggi, 21 Marzo, in memoria del 90° compleanno di Alda Merini con un'intervista sulla piattaforma “zoom”

Grazie

Maria Francesca Stancapiano

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