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Una sicurezza ritrovata sul finire del secondo tempo, non solo dovuta al risultato, ma ad un approccio psicologico diverso.

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Parola d'ordine riposo.

Guardando la formazione il pensiero non può non essere questo; fuori tutti -o quasi- l'obbiettivo Europa deve essere la priorità assoluta, energia, concentrazione ed una buona dose di autostima per arrivare carichi e determinati.

Fonseca dimostra ancora una volta di saper interpretare le partite, rischia ma con intelligenza senza rinunciare al suo 3-4-2-1: restituisce la porta a Mirante, con Fazio Ibanez e Mancini sulla linea di difesa, sistema Peres al posto di Spinazzola con Diawara e Villar centrali e lancia dal primo minuto Reynolds sulla destra, la vera sorpresa del match -anche se possibilistica vista l'emergenza in tutti i reparti-; sulla trequarti Pedro e Carles Perez a supporto di Mayoral.

Problemi anche per Mihajlovic che deve rinunciare a Tomiyasu, ma il suo 4-2-3-1 si dimostra comunque interessante con l'ex Skorupski in porta, Danilo, De Silvestri, Soumaoro e Dijks in difesa, Svanberg e Schouten a centrocampo e Barrow, Soriano e Skov Olsen in supporto di Palacio.


E a dirla tutta la partita la conduce da subito il Bologna che avvia un pressing molto impegnato con marcature a uomo e passaggi nello stretto, parte in velocità lasciando spesso i giocatori della Roma in difficoltà, trovando in Svanberg l'uomo migliore ed infatti dopo la conclusione di Skov Olsen dalla trequarti è proprio lui a tentare il tiro in porta, pecca di precisione ma l'assetto tattico sembra quello giusto tanto da costringere la difesa ad un carico inaspettato con Fazio in seguito, a sventare il tentativo di risoluzione di Palacio dopo una bellissima triangolazione tra Skov Olsen, Svanberg e Barrow.

La squadra di Fonseca appare molto smarrita, l'assetto tattico è buono ma la scarsa affinità tra gli interpreti in campo rischia di compromettere pesantemente il match, una certa pesantezza o forse il pensiero fisso rivolto ad altro, Fazio fatica a tenere il ritmo e Mancini prova a tenere a bada tutti gli attacchi ma non arriva, sia Villar che Diawara non riescono ad impostare a centrocampo, puntati spesso da Shouten che tenta continuamente di innescare il contropiede sui piedi di Svanberg, che al 10' tira alto sopra la traversa un corner ben servito da Barrow.

A muovere un po' le file giallorosse è Pedro che prova a ripetersi come nella partita di coppa, cercando fluidità e disturbo nello stesso tempo e spostando il baricentro in avanti, ma gli emiliani recuperano con facilità il pallone e creano ancora gioco, tanto che da un nuovo calcio d'angolo di Barrow, è Soriano che rischia di bucare la porta avversaria, provvidenziale l'intervento di Mirante che manda la palla sul fondo; un minuto dopo è ancora Barrow che trova Danilo sul secondo palo, l'ennesimo gol sfiorato dal Bologna.

Un primo tempo di totale sofferenza con una Roma irretita e forse troppo sulla difensiva, più intenta a non subire che ad attaccare, un timido tentativo di Villar ed una fiammata, subito spenta, di Reynolds per Mayoral ma la svolta arriva proprio nel momento in cui ci si aspettava il vantaggio del Bologna.

Ibanez lancia dalle retrovie un ottimo pallone per Mayoral, Danilo sbaglia l'anticipo e l'attaccante si trova la strada spianata verso la porta, salta Skorupski in uscita sulla trequarti e gonfia la rete per l'1-0, al 44'.

Intelligenza, furbizia e si, freddezza perché le partite vanno anche riacciuffate quando tutto sembra perduto.

Le squadre vanno negli spogliatoi con animi diametralmente opposti: da una parte la Roma che ritrova la spinta dopo un primo tempo pessimo e il Bologna che si dispera per non aver sfruttato al meglio la valanga di occasioni create.


Il secondo tempo si apre con l'incanto del gol ancora negli occhi, ma dura meno di un attimo perché il Bologna è deciso a riprendersi quanto perso nei primi 45' prima con Soriano che prova a sfruttare un brutto errore di Reynolds, poi è ancora Barrow a sfuggire al controllo cercando l'imbeccata prima per Soriano e successivamente per Skov Olsen, ma senza fortuna. Mihajlovic tenta allora di mischiare le carte in tavola buttando dentro Sansone e Orsolini al posto proprio di Barrow e Skov Olsen e Antov per De Silvestri.

Fonseca risponde con Mkhitaryan e Veretout per Pedro e Diawara, con il vantaggio acquisito, l'idea di rimanere in scia anche in campionato solletica il tecnico e la mossa sembra voler mettere pressione ad un Bologna che continua a dimostrarsi nervoso e poco lucido.

La partita prende subito un altro ritmo, si rivede Ibanez davanti che prova a ripetersi come in coppa, Mkhitaryan entra subito in partita e Bruno Peres parte in velocità per andare ad infastidire Skorupski.

Una sicurezza ritrovata sul finire del secondo tempo, non solo dovuta al risultato, ma ad un approccio psicologico diverso, l'innesto di due titolari e la fiducia del tecnico sembrano essere le variabili necessarie capaci di capovolgere improvvisamente le parti, tanto da poter dare un'opportunità anche a Pastore. Riacquista verve perfino Fazio che negli ultimi minuti diventa il protagonista positivo di un salvataggio essenziale. Ci vuole “pure” il cinismo per vincere certe partite, bravura e spettacolo possono anche non bastare.


Laura Tarani

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