Riflessioni Sul Ricorso Al VAR Da Parte Dei Direttori Di Gara

Riflessioni Sul Ricorso Al VAR Da Parte Dei Direttori Di Gara

Ricorrere al VAR significa voler evitare errori: ciò è un segnale di maturità, non di debolezza

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La sfida della scorsa giornata di campionato tra Lazio e Benevento, nella quale il direttore di gara (il signor Davide Ghersini di Genova) ha dovuto ricorrere per ben quattro volte al VAR, ha dato il via all'annosa questione: gli arbitri attuali sono migliori o peggiori di quelli del passato? Inoltre: il ricorso alla tecnologia è un segnale di insicurezza?

Prima di entrare nel merito, bisogna ricordarsi che gli arbitri non sono robot, ma anch'essi esseri umani, quindi eventuali errori sono comprensibili, anche alla luce del fatto che i direttori di gara devono decidere in una frazione di secondo: possiamo, quindi, affermare che la presenza della tecnologia è “cosa buona e giusta”, poiché consente di ridurre notevolmente tali errori.

Gli arbitri attuali non sono né meglio né peggio di quelli del passato: molto più semplicemente, col VAR essi possono correggere eventuali decisioni errate, andando tranquillamente a rivedere le immagini sullo schermo.

Ciò significa che un arbitro è indeciso o con poco carattere? Non proprio. Significa, semmai, che il direttore di gara non si sente infallibile (nessuno di noi lo è) e che, nel dubbio, preferisce “chiedere aiuto” alla tecnologia: ciò è una manifestazione di grande maturità e di grande umiltà, dove con la parola “umiltà” non si intende l'essere Ugo Fantozzi o Giandomenico Fracchia, ma il non sentirsi infallibile, il voler evitare errori.

Tutto ciò non è affatto un segnale di imperizia, ma l'esatto contrario: pur di non commettere errori, è giusto e sensato ricorrere alla tecnologia, che è lì a disposizione.

Quindi, gli arbitri attuali non sono né meglio né peggio di quelli del passato: molto più semplicemente, il loro operato è “scrutato” secondo per secondo, ma a differenza di quelli dei tempi andati essi possono contare su un alleato in più. La tecnologia, appunto.

Quindi, parafrasando un noto brano musicale, potremmo affermare: “Meno male che il VAR c'è”.

Giuseppe Livraghi

Fonte della fotografia: Emanuele Gambino (Unfolding Roma Magazine)

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