Albania – Italia Solo Andata In Prima Nazionale Al Teatro Lo Spazio

Albania – Italia Solo Andata In Prima Nazionale Al Teatro Lo Spazio

Il monologo tragi-comico del viaggio in barcone Albania – Italia Solo Andata di Marbjena Imeraj - intervista di Alessia de Antoniis

stampa articolo Scarica pdf

In prima nazionale al Teatro Lo Spazio, “Albania – Italia Solo Andata”. La storia vera di Marbjena, un viaggio dall’Albania all’Italia, alla ricerca della libertà.

Dal 12 al 14 maggio 2021, alle ore 20.00, nel teatro di via Locri.


“Albania – Italia Solo Andata” è un monologo biografico tragi-comico che racconta la storia vera di Marbjena Imeraj, salita su un barcone e partita dall’Albania verso l’Italia alla ricerca della propria felicità.

Marbjena vive la violenza, superandola. Vive la caduta del regime comunista e la conseguente guerra civile, guardando avanti e alimentando il sogno della recitazione. Vive la perdita di un’amica, costretta a prostituirsi e poi, quella di una sorella, morta suicida. Vive un viaggio della speranza, dall’Albania all’Italia, alimentando la voglia di scoprire un Paese, che poi si rivelerà ostile e spesso razzista. Tutto per amore della vita e di quel sogno chiamato teatro.


Una frase del comunicato stampa mi colpisce: “finché possediamo il tempo, abbiamo la possibilità di risollevarci e creare bellezza”. Credo descriva Marbjena Imeraj. Oggi è con noi su UunfoldingRoma Magazine.

Albania – Italia Solo Andata”. Di cosa parla?

Il mio testo parla di una donna comune che ha avuto la forza di credere nelle sue capacità e non lasciare che fossero gli altri a decidere per lei.

“Fai in modo che l’idea che hai di te sia più forte del giudizio della società”.

Cosa ricorda dell'Albania prima, durante e dopo la guerra?

Gli autisti che venivano a prendere i miei genitori per portarli al lavoro, le spiagge private per noi appartenenti a quella classe sociale, gli abiti militari e gli inchini a mio padre.

E ancora ricordo le armi, gli spari, i miei genitori che inventavano ogni volta giochi diversi per far sì che ogni grande suono che veniva da fuori la nostra casa sembrasse un gioco.

Alla fine di tutto, ricordo bene la fame. La fame. I miei genitori compravano sacchi di fagioli e di farina per affrontare il povero e freddo inverno.

La storia di quella guerra è stata raccontata correttamente?

Come si fa a raccontare correttamente una guerra. La guerra non è dei politici, ma del popolo che la subisce. Ognuno di noi ha avuto la sua storia e io ho deciso di raccontare la mia.

Quelle ferite si sono cicatrizzate o sono ancora aperte?

Alcune cicatrizzate, altre aperte ma non fanno molto male oggi, altre le sento forti come allora.

Ha subito violenza da bambina. Si supera davvero una tragedia simile?

Sì, si supera tutto finché siamo vivi. È proprio questo uno dei messaggi più importanti del mio testo.

Come l'ha trasformata, se lo ha fatto?

L'ho trasformata in l'arte. E’ il dovere di ogni artista.

In teatro interpreta una donna che sta per andare in scena con “Il gabbiano” di Cechov. Nel monologo di Nina abbiamo una donna, resa “meschina e mediocre” da un uomo, che grazie alla recitazione trasforma se stessa tornando a sentirsi bellissima. Si sente un po' Nina?

Mi sento così tanto Nina da credere di essere la sua reincarnazione.

Ha vissuto la perdita di un’amica costretta a prostituirsi. Come ha vissuto quell'episodio?

La perdita della mia amica, in quel modo, ha segnato la fine della mia infanzia.

Quali luoghi comuni ha riscontrato tra gli italiani che parlavano della prostituzione delle donne albanesi?

L’elenco dei luoghi comuni è infinito. Quello che mi faceva soffrire di più non era ciò che dicevano ma il modo con il quale venivo trattata. Mi consideravano inferiore a loro. Non gli importava sapere se ero istruita, se ero di buona famiglia, se ero una persona di sani principi.

Ero solo una donna albanese.

E come è stato vissuto questo dramma in Albania?

In Albania? Le ragazze venivano rapite, portate via dai loro cari a volte con la forza, a volte con l’illusione di una vita migliore per poi obbligarle a prostituirsi in Italia. Le loro famiglie non sapevano più nulla, nessun tipo di contatto. Una reale tragedia umana.

Al di là degli atteggiamenti estremisti, qual è il volto strisciante del razzismo nel nostro Paese?

Un fotografo molto conosciuto dove andai per il mio primo book mi disse: “tu sei bella e dell’Est; perché non ti metti con un produttore come ha fatto un’altra tua collega? Sei straniera e non hai altre possibilità. Qui dobbiamo far lavorare prima gli italiani”.

C'è chi ha dichiarato che metterebbe un figlio gay nel forno. Lei ha fatto coming out. Come è stato dichiararsi in una famiglia musulmana?

Dopo anni e anni di paure mi sono ritrovata davanti mio padre che mi ha detto: “l’importante è che tu sia felice”. I miei genitori sono musulmani ma questo, non vieta loro di amare la propria figlia. L’amore va oltre ogni tipo di religione.

Farlo vivendo in Italia è diverso che farlo stando in Albania? Lì, avrebbe avuto lo stesso coraggio?

Certo che è diverso. Fuori dal tuo Paese ti senti sempre più libero di esprimerti perché non conosci la reale comunicazione non verbale della loro cultura. All’inizio non percepisci fino in fondo i loro pensieri.

Forse avrei impiegato più tempo in Albania, ma il coraggio, quando lo hai, arriva sempre al momento giusto. Presto, porterò por5terò questo spettacolo anche in Albania.

Lei è donna, musulmana e appartiene alla comunità Lgbt. Il DDL Zan cambierebbe qualcosa? La farebbe sentire più protetta?

Sarebbe un buon punto di partenza. Oggi ancora camminando con la mia compagna in alcune strade un po’ isolate o buie, mi sento in pericolo nel dimostrare affetto. Questo chiaramente non mi ferma, perché il coraggio vince su tutto, ma la paura purtroppo rimane. Solo con questo agire e uniti, abbiamo la speranza che qualcosa cambi. Noi artisti abbiamo il dovere di esporci anche per gli altri, diffondendo fiducia.

Albania-Italia solo andata. Vorrebbe che diventasse un A/R?

In Albania torno sempre perché gran parte della mia famiglia è lì. Se e quando lascerò l’Italia lo farò per un altro Paese ancora.

Alessia de Antoniis


Maeli – Ricerca Teatrale

Associazione Culturale

presenta:

Marbjena Imeraj

in

ALBANIA-ITALIA SOLO ANDATA

Scritto da Marbjena Imeraj

Regia di Melania Giglio


Scene e Costumi di Fabiana Di Marco Giovanna Stinga

Foto di Scena Azzurra Primavera

Da mercoledì 12 a venerdì 14 maggio 2021, ore 20.00

Teatro Lo Spazio, Via Locri, 42 – Roma (Metro San Giovanni)




SINOSSI

Marbjena è un’attrice italo-albanese di adozione romana. Si trova nel suo camerino pronta per andare in scena con” Il gabbiano” di A. Cechov. In quell’istante arriva Dio in persona a ricordarle quante fatiche ha affrontato prima di quel momento. Marbjena è nata a Scutari, una cittadina sul lago, nel nord-ovest dell’Albania, al confine con il Montenegro. È la quarta di sei femmine nate da padre colonnello dell’esercito e madre economista e, da quando era piccola, ha sempre sognato di fare l’attrice. Il suo sogno però, Marbjena ha dovuto metterlo da parte per molto tempo a causa di qualcosa di molto più grande di lei.  A soli dieci anni vive la guerra civile dovuta alla caduta del regime comunista. La sua famiglia apparteneva alla classe più alta della società e, ad un tratto, non possiede più nulla. Una crescita segnata da molte difficoltà e da momenti drammatici come la violenza subita alla tenera età di sette anni. Durante l’adolescenza perde la sua migliore amica per poi scoprire che era stata costretta alla prostituzione in Italia. Di lì a poco il colpo di stato ed una guerra civile. Rifugiata dai parenti in un paesino di montagna, continua a credere nel suo sogno e nella voglia di partire per cercare di realizzarlo. “Diventare un’attrice” è il sogno che la tiene in vita e che la condurrà in Italia, dove scoprirà che quel paese sognato e tanto desiderato, non è poi così accogliente per chi viene da un Paese come il suo. Sbarca in Abruzzo ed è pronta a costruirsi una vita ma, pregiudizi, razzismo e discriminazione, ostacolano il suo percorso ma non placano la sua forza d’animo, colpita profondamente anche dalla perdita di una sorella, suicidatasi in Albania. Nonostante il trauma che non supererà mai, Marbjena cerca di andare avanti e finalmente arriva a Roma, dove inizia i suoi studi di recitazione e da forma al suo sogno che, pian piano, diventa realtà. E la vita non smetterà di stupirla neanche in quel momento, quando arriverà l’amore per una donna a sorprenderla.

NOTE DI REGIA, a cura di Melania Giglio

La storia di Marbjena mi ha colpita moltissimo. Perché mi ha stupita. Mi aspettavo un racconto di vita triste e lacrimoso. Mi aspettavo, scioccamente, autocommiserazione. Mi aspettavo, stupidamente, una storia come tante, una storia comune a tanti immigrati. Persone delle quali crediamo di sapere molto ma di cui in realtà non sappiamo un bel niente. Invece mi sono trovata davanti un grumo di luce. Ho amato da subito questa storia perché parla di un essere umano che ama la vita, nonostante tutto e tutti. Certo ci sono stati i dolori, certo ci sono state le tragedie, eppure la storia di Marbjena parla di altro. La vita di questa giovane donna albanese parla di amore. E di fede. Fede nell’arte, fede in sé stessi, fede nella propria capacità di risollevarsi e di resistere. Fede nella propria capacità di amare. Fede nella capacità di ogni essere umano di trasformare il proprio dolore in qualcosa di più grande, di più luminoso. Per questo sono convinta che la storia di Marbjena parli a tutti noi. Nessuna notte dura per sempre. Finché possediamo il tempo, abbiamo nelle nostre mani la possibilità di risorgere, di trovare ancora e ancora noi stessi. Abbiamo la possibilità di creare bellezza.

Lo spazio scenico creato per noi da Fabiana Di Marco e da Giovanna Stinga, è estremamente semplice e al contempo estremamente denso di significati. Marbjena nasce da un bagaglio pesante di esperienze forti e contraddittorie. Ma questo peso finisce per essere il suo bozzolo, il centro stesso da cui nasce e rinasce una donna. Come una farfalla ricca di colori, la sua storia ci ricorda quanto terribile e preziosa sia la nostra permanenza su questa terra. Questo è quello che fanno gli artisti. Vi aspettiamo a teatro.

“Io adesso so, capisco, che nel nostro lavoro, e non importa se recitiamo in teatro o scriviamo, la cosa più importante non è la gloria, non è lo splendore, non è ciò che io sognavo, bensì la capacità di sopportazione. Sappi portare la tua croce e credi. Io credo, e il mio dolore si placa, e quando penso alla mia vocazione, non ho paura della vita”. Nina – Il Gabbiano, Anton Cechov. Melania Giglio.




© Riproduzione riservata