I Veri Eroi Della Lotta Alle Mafie

Abbiamo intervistato il collaboratore di giustizia Luigi Bonaventura.

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In passato è stato uno dei reggenti della cosca ‘ndranghetista del Vrenna Corigliano -Ciampa’ -Bonaventura operante nel Territorio di Crotone. Dopo una serie di processi e interrogazioni il noto collaboratore di giustizia porterà all’arresto o alla condanna oltre 500 persone. Oggi Luigi combatte in prima linea non solo per se stesso ma anche per la sua famiglia e per la creazione di un mondo migliore.Dopo esserci salutati come due vecchi amici. Iniziamo la nostra intervista.

Quando hai iniziato a collaborare?

'' mi sono dissociato alla fine del 2005. Sempre nello stesso anno prendo contatti con la magistratura in cui comunico la mia intenzione di collaborare. Nel 2006 la rinnovo anche presso la questura di Crotone. Ufficialmente collaboro dal 2007. Ho impiegato un po' di tempo perché è stato difficilissimo fare il primo verbale. Ufficialmente sono 14 anni che collaboro.''

C'è stato un motivo o un evento in particolare per cui hai iniziato la tua collaborazione?

''Io sono nato da una famiglia di Ndrangheta storica, mio padre era un boss così come mio nonno. Sono nato come un bambino soldato. Poi nel 2000 mi sposo e nel 2001 mi nasce il primo figlio. Nel 2004 nasce mia figlia. Nel 2005 mi dissocio. Quando nasci bambino soldato non è la vita che hai scelto. Non condividevo più quello stile di vita. Io non rinnego la mia famiglia ma rinnego quello stile di vita. Mi sono reso conto anche se non ero violento con i miei figli li stavo indottrinando a quella etnia o subcultura.

Li ho voluti liberare da quella subcultura. Ho voluto dare loro il vero potere che è la libertà ,di scegliere qualsiasi cosa che avrebbero voluto fare nella vita, e anche la libertà di scegliere la loro passione sessuale. Queste cose ,invece, nella Ndrangheta non sono permesse.''

Alla fine domina una gerarchia?

''Oltre alla gerarchia la Ndrangheta è una subcultura''.

Diciamo una cultura tramandata da padre in figlio?

''La Ndrangheta è una cultura arcaica con una matrice religiosa. Sotto certi aspetti è una subcultura. Magari qualche decennio fa' non era una subcultura ma oggi lo è. Oggi l'uomo deve continuare a progredire nell'ideale di civiltà. L'ideale che prevale ancora e' quella della legge del più forte. Io ero libero ma ho voluto dare la libertà a miei figli. La mia scelta è un atto d'amore per i miei figli e mia moglie. Sottolineo anche che la mia scelta è stata anche fatta per la famiglia di mia moglie che ,come mia madre, era contraria alle mafie. Qualcosa lei mi ha trasmesso anche se in un primo momento non si vedeva apparentemente. Purtroppo prevaleva la cultura patriarcale. Io ero all'apice del potere e nessuno mi poteva ammazzare. Ero libero ed ho voluto dare la libertà.''

Cosa pensi del programma protezione?

''Il programma protezione non funziona come dovrebbe. Le modifiche che sono state fatte nel 2001 e nel 2004 non sono state delle modifiche adeguate. La modifica del 2001 è stata definita come la legge bavaglio. Penso che sia obsoleta ed andrebbe modificata. Mentre dovrebbe essere la punta di diamante per la lotta alle mafie. Il programma attuale di protezione funziona sulla carta ma non nei i fatti. Se tu pensi che non abbiamo l'inserimerimeto socio-lavorativo. Non possiamo lavorare ad esempio non possiamo aprire un'azienda o fare il fruttivendolo. Secondo me bisogna creare degli accordi bilaterali con gli stati esteri e trasferire i collaboratori all'estero. Ovviamente facendo un libero scambio. Ad esempio quelli della Francia vengono Italia e cosi viceversa. Il documento di copertura per adesso è carta straccia non puoi ad esempio prendere una sim card perchè devi dare il nome originale, stessa cosa per un conto corrente.''

Con il documento di copertura ad esempio posso svolgere un

colloquio di lavoro ?

''No con il nome originale ci impediscono di lavorare. Bisogna attenersi al programma di protezione. Io non sono sotto un programma di protezione ma lo è la mia famiglia. Quel sussidio che ci danno, molti collaboratori se lo guadagnano sul campo, lottando in prima linea . Noi vogliamo un inserimento socio-lavorativo. Quel sussidio è per noi ''un pane tozzo'' o meglio nero ma ci porta dipendenza perchè non abbiamo altro. Noi vogliamo un inserimento nella societa'. Nel programma protezione sono sacrificati anche i familiari. In questi 14 anni hai annullato la vita ai nostri familiari. Non possiamo andare in pensione, cosi come i nostri familiari non hanno una vita. Il cambio di generalita' ci permette un nuovo inserimento nella societa'. Quello che la gente ignora è che ci sono vari modi per morire ad esempio l'isolamento socio-lavorativo.''

Quindi anche i familiari sono sacrificati?

''Molti pensano che noi collaboriamo per avere degli sconti di pena ma non è così. In questo programma oltre a noi sono sacrificati i nostri familiari. I veri eroi sono i familiari non hanno vita né voce né diritti. Noi collaboriamo per vari motivi, io ne cito tre motivi: 1) un ravvedimento interiore, 2) un ravvedimento dopo un colloquio con i nostri familiari 3) imposizione dei nostri familiari. Ci sono tanti motivi per cui uno collabora.''

Ti senti protetto grazie al programma protezione?

''No perchè sulla carta mettono una località' protetta ma in ogni città puoi incontrare chiunque. Non abbiamo la scorta come l'hanno alcuni. Io ho collaborato con 14 Procure tra cui una estera. Tutt’ora collaboro. Ho fatto fare Blitz in tutta Italia. Penso che tra condannati e arrestati superiamo le 500 unita'. Poi vai a trovare ex testimoni con la scorta magari con una posizione ambigua. Mentre il collaboratore collabora sempre. Noi lottiamo in prima linea! Siamo la categoria più a rischio! Non solo uccidono noi ma anche i nostri familiari.''

Cosa pensi del collaboratore che è morto Filocamo? Dicono che è morto suicida.

''Dicono che è morto suicida ma non lo danno per certo. Io conoscevo Tonino anche perchè io rappresento l' Associazioni sostenitori collaboratori di giustizia. Tonino era un bravo ragazzo, lui non era nato 'ndranghetista. E' assurdo che un collaboratore di giustizia venga mandato a Lecce. Mandano i collaboratori nel sud. E' vero che le mafie hanno occupato tutto il territorio nazionale. Però se li mando nel sud Italia. Se vogliono farti fuori è più facile trovare una collaborazione al sud perché permane quella cultura arcaica. Per questo sono fondamentali gli accordi bilaterali che si potrebbe interessare il ministro degli Esteri Di Maio.

La mia battaglia è anche quella di difendere i familiari. Ad esempio mio figlio non si è potuto iscrivere all'università anche se mia moglie ha mandato tante missive ma rischiamo che perda anche un altro anno dato che non abbiamo ricevuto nessuna risposta. Un altro esempio mio cognato è invalido non ha una assistenza adeguata. Non possiamo essere ammalati ne investiti perchè rischi di dover rivelare la propria identità. Così come i figli se vanno a scuola devono iscriversi con il proprio cognome che è una cosa assurda.

Manca Abc cioè manca il cambio di generalità e l'inserimento sociolavorativo. Oggi non possiamo parlare più di mafia ma di massondrangheta adesso il vero potere è anche nei colletti bianchi .

Adesso in questo paese c'è più simpatia per i mafiosi e boss ma no per chi li denuncia né per le forze dell'ordine e ne per i magistrati. L'obiettivo mio è lottare per una società migliore. La mia priorita' è quella di aiutare i bambini e bambine. Faccio questa distinzione del termine bambini perché anche le bambine diventano bambine soldato. Vengono addestrate allo spaccio a fare la vedetta mentre alcune si prostituiscono. Io vengo da una famiglia storica di Boss quindi quei contesti li conosco. Sono bambine che soffrono magari vivono nelle periferie e sono costrette a prostituirsi Le mafie sono ben organizzate uno dei miei slogan è organizziamo il bene.''

Alla fine dell’intervista Luigi Bonaventura con grande amore paterno vuole donare non solo alla propria famiglia un mondo migliore ma anche a tutti quei bambini e bambine che nascono i quei contesti socio-culturali. Luigi è un soldato del bene. Ogni giorno rischia la sua vita per migliorare questo paese, purtroppo in questa lotta si trova solo, Oggi i film, i libri fanno’’ simpatizzare’’la figura dei mafiosi e dei Boss. Mentre nessuno elogia il coraggio dei collaboratori di giustizia. Un grazie a Luigi per l'intervista e soprattutto per il suo operato.

Mimma Gaziano

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