Verlaine + Rimbaud (Un’ora All’inferno Con Te) Al Pacta Salone Di Milano

Verlaine + Rimbaud (Un’ora All’inferno Con Te) Al Pacta Salone Di Milano

Formidabile il punto di vista scelto, ovvero l’incontro negli inferi tra Verlaine, morto ormai anziano, e Rimbaud, il quale invece non visse mai la vecchiaia poiché colpito da un tumore alle ossa che lo fece decedere a soli trentasette anni.

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Sabato 29 maggio 2021 è andato in scena uno spettacolo teatrale chiamato Verlaine + Rimbaud (Un’ora all’inferno con te) presso il Pacta Salone di Milano. La pièce di Maddalena Mazzocut-Mis, con Alessandro Pazzi ed Edoardo Rivoira, per la regia di Annig Raimondi, è incentrata sulla liaison maudit tra le più violente e sregolate della storia della letteratura francese, ovvero quella tra i poeti Paul Verlaine e Arthur Rimbaud. Formidabile il punto di vista scelto, ovvero l’incontro negli inferi tra Verlaine, morto ormai anziano, e Rimbaud, il quale invece non visse mai la vecchiaia poiché colpito da un tumore alle ossa che lo fece decedere a soli trentasette anni.

Paul Verlaine era nato il 30 marzo 1844 a Metz, in Francia, e aveva iniziato a scrivere poesie sin da tenera età. I suoi primi lavori furono pubblicati quando aveva solo diciannove anni. Trasferitosi a Parigi, iniziò a frequentare con una certa assiduità i locali notturni in cui si ritrovano gli artisti del momento. Quando da adolescente scoprì di provare attrazione per gli uomini, cercò di sotterrare questo fatto che riteneva innaturale attraverso l’uso massiccio di alcol e hashish. Sposò in seguito Mathilde Mauté de Fleurville, sforzandosi di ottenere tramite la vita coniugale una vita su binari dritti, ma questa era destinata ad essere sconvolta da un evento dalla portata colossale. Poco dopo le nozze, infatti, Verlaine ricevette una lettera straripante di stima da parte di un sedicenne di Charleville, il quale incluse nella busta alcuni suoi componimenti in versi. Verlaine, lusingato dai complimenti e colpito dalle poesie del mittente, lo sollecitò a raggiungerlo a Parigi per unirsi al grande fermento culturale in corso e per farne il suo protégé. Era Arthur Rimbaud.

Rimbaud era nato il 20 ottobre 1854, figlio di un capitano di fanteria sempre via in campagne militari. Il padre non era presente alla nascita dei suoi figli né al loro battesimo, per cui la moglie lo lasciò portando con sé i due bambini. Arthur e la sorella Isabel vennero persuasi a studiare molto, con piglio e severità. Arthur si dimostrò uno studente eccelso e anche un cattolico fervente. Con il passare degli anni, tuttavia, esplose la sua attitudine marcatamente ribelle, senza aver riguardo per il fatto che il suo talento venne forgiato anche dallo studio. Difatti, i primi versi denunciavano l’indottrinamento forzato della lingua latina. Iniziò poco dopo a rubare libri, a scrivere poesie piene di cafonerie e volgarità, nonché a bere e a portare capelli lunghi e spettinati. Una volta giunto a Parigi prese subito posto sotto l’ala del suo mentore, il quale si innamorò perdutamente di lui.

I due poeti vissero insieme in un continuo stato di ebbrezza e alterazione prodotto principalmente dall’uso di alcol, che però non li distolse dalla pratica della scrittura e della poesia. Visti i sensi di colpa di Verlaine e il carattere incline alla rissosità di Rimbaud, i due litigavano spesso. Arthur, perfettamente conscio del fatto che la passione del suo compagno era più autentica e forte della sua, non fece altro che approfittarsene biecamente. Durante le loro liti, volavano coltelli e altri oggetti dei più disparati; a noi sono giunte solo una coltellata alla coscia e una al braccio, sferrate da Rimbaud a Verlaine, e un colpo di pistola di Verlaine a Rimbaud che però ebbe conseguenze drastiche. Dopo un’azzuffata provocata dall’esasperazione di entrambi, infatti, Verlaine si rifugiò a Bruxelles, dove tuttavia venne raggiunto dall’altro. Paul gli sparò ferendolo al polso, e scontò per questo due anni di galera.

Rimbaud intraprese in seguito diversi viaggi fino a quando gli venne amputata la gamba per via di un cancro osseo al ginocchio. Il 10 novembre del 1891 morì assistito dalla sorella Isabel. Paul Verlaine, invece, precipitò in un profondo stato depressivo, esacerbando i suoi problemi legati all’alcolismo. Viveva a Parigi tra i bassifondi e gli ospedali, dove veniva trasportato sempre più spesso sulla soglia del coma etilico. Si manteneva con i soldi delle pubblicazioni delle sue opere e con il vitalizio artistico che gli veniva versato grazie all’incoronazione come Principe dei poeti decretata nel 1894. La sua salute divenne cagionevole e si ammalò di polmonite. Morì l’8 gennaio del 1896. La statua che raffigura la Poesia, in cima all’Opera di Parigi, perse un braccio che cadde sulla strada un attimo dopo il passaggio del suo carro funebre.

Lo spettacolo, il quale prende avvio dal laboratorio organizzato dal Dipartimento di Beni Culturali e Ambientali dell’Università degli Studi di Milano, rende perfettamente la distruttività e l’intensità della loro esperienza, senza alcuna separazione manichea tra bene e male che, del resto, è solo frutto di una scissione operata dalla nostra mente. Anche i versi recitati sapientemente fuori campo da Massimiliano Zavatta sono intrisi di passione e di violenza, amore e odio, eros e thanatos, tutto l’inconciliabile che, in qualche modo, si miscela nelle nostre vite.

Chiara Zanetti

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