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Ragionare, valutare e rimanere con i piedi per terra. Un'entusiasmo contagioso che arriva dopo un anno e mezzo di restrizioni e dopo anni di delusioni

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Ragionare, valutare e rimanere con i piedi per terra.

Un'entusiasmo contagioso che arriva dopo un anno e mezzo di restrizioni e dopo anni di delusioni: società, allenatore, attaccante, portiere squadra; il cuore scoppia nel petto e rischia di non volerne sapere di restare accanto ai polmoni. Stasera si è visto tanto, si è gridato tanto e ad un certo punto c'è stata anche la certezza che finalmente qualcosa sia cambiato ma la stagione è lunga e la parola d'ordine dovrebbe essere: “obbiettività”.

La Roma parte con la migliore formazione possibile, durante il mercato estivo in molti hanno salutato la Capitale e gli ultimi due in ordine di tempo, per ora, sono stati proprio Dzeko che fino a questa sera sembrava aver lasciato un vuoto incolmabile e Florenzi che sotto un certo punto di vista sarebbe potuto tornare utile. Figli del sentimento perché, nel bene e nel male, a Roma ogni giocatore viene riconosciuto come un figlio a cui si rimprovera anche tanto ma a cui si vuole bene e da cui non ci si vorrebbe mai separare; poi arrivano le nuove leve e in un attimo si guarda a loro con simpatia ma anche con circospezione, insomma la Roma scende in campo con un

4-2-3-1 accattivante: Rui Patricio; Karsdorp, Mancini, Ibanez, Vina; Cristante, Veretout; Zaniolo, Pellegrini, Mkhitaryan; Abraham.

Mourinho getta subito nell'arena Abraham, in una partita già tosta sulla carta, contro una Fiorentina allenata da Italiano e che non sembra essere così sprovveduta; Vlahovic continua ad esserne la punta di diamante, al suo fianco Callejon, mentre sulle retrovie l'occhio è puntato su Milenkovic, Gonzalez e Pulgar, giocando con un 4-3-3 di tutto rispetto: Dragowski; Venuti, Milenkovic, Igor, Biraghi; Bonaventura, Pulgar, Maleh; Gonzalez, Vlahovic, Callejon .


Il gioco appare subito fluido, le due squadre coprono bene il campo, Pulgar e Bonaventura provano a mettere un freno all'inglese ma il neo acquisto della Roma non si lascia intimidire: corre a tutto campo, taglia con precisione le palle da servire, si permette il lusso di richiamare i compagni e si adopera nel recupero dei palloni, è più Roma che Fiorentina anche nelle occasioni da gol dove a portare la palla è quasi sempre Pellegrini, scatta spesso sulla fascia in un dialogo molto intimo con Zaniolo, cerca di ottimizzare l'avanzata in porta e sfrutta la visione del gioco per non sprecare le forze. A bordo campo un Mourinho incontenibile che segue la squadra ad ogni passo assicurandosi che nulla venga lasciato all'improvvisazione, una regia impeccabile sebbene la Fiorentina tenti di contenere i giallorossi, riuscendoci per 26', nonostante l'espulsione di Dragowski che esce con una scivolata scomposta proprio su un'involata di Abraham rimediando un rosso da Pairetto.

Terracciano, subentrato in porta, regge piuttosto bene ma è Vlahovic a perdere palla lasciando al numero nove giallorosso la possibilità di servire un assist a Mkhitaryan che raccoglie e gonfia la rete, ma ci vuole il Var per permettere alla Roma di esultare. L'1 a zero fa esplodere l'Olimpico, il pubblico tornato sugli spalti galvanizza ancora di più la squadra anche se i viola riescono a compattarsi bene passando ad un 4-3-2 che rende la squadra più corta ma decisamente più propositiva; senza Callejon – sostituito da Terracciano- la responsabilità ricade tutta su Vlahovic, non in grandissima forma ma astuto nell'infilarsi tra le linee, specie a centrocampo dove il filtro principale non sembra essere ancora definito, diverse le sbavature da limare con Cristante non lucidissimo.

Abbiamo parlato di un Abraham devastante, ma la prorompenza di Zaniolo è stata forse fin troppo breve da essere sottolineata, al netto dell'espulsione – per somma di ammonizioni su Gonzalez- su quella fascia la velocità di manovra è stata impressionante, l'intesa che l'ex Inter ha avuto nel dialogare con gli attaccanti si è palesata solo nel momento in cui ha lasciato il campo al 52' del secondo tempo; la voragine creatasi ha messo in dificoltà sia Pellegrini che Karsdorp togliendo un punto di riferimento importante e donando all'avversario qualche momento di pura velleità agonistica, tanto che al 60', ritrovata anche la parità numerica, la Fiorentina pareggia, scatto di Milenkovic, cross in mezzo di Pulgar e il serbo si mangia prima Cristante e poi Rui Patricio.

Mourinho richiama alla calma e la Roma riparte aggressiva con Abraham che colpisce la traversa grazie ad un assist di Pellegrini che confonde Biraghi e prova a regalare al compagno il gol.

Ma al 64' è la Roma con Veretout che centra la porta portando i giallorossi in vantaggio, controllo al Var per sospetto fuorigioco di Abraham, fautore dell'assist e l'esultanza strozzata in gola che può essere consumata. Italiano può solo porgere il fianco, l'impegno dei suoi c'è stato tutto, Biraghi e Bonaventura hanno cercato di coprire i due reparti di difesa e centrocampo al meglio, il supporto di Milenkovic nel lanciare Vlahovic dà l'idea che la squadra stia viaggiando nella giusta direzione ma il reparto difensivo della Roma ha fatto passi da gigante con Mancini, che insieme a Ibanez e Vina ha spesso tolto la visuale e coperto gli spazi agli avversari, merito anche di un portiere che, almeno fino ad ora, ha dato un'idea di piena sicurezza: guarda la palla dove, come, quando si muove e soprattutto con chi si muove, poche parole per non confondere il reparto e, se vogliamo, calcolatore...speriamo non si smentisca mai.

Mourinho può respirare e decide di sostituire Abraham con Shomurodov, applausi e ovazione dello stadio per la prima dell'inglese che si è subito fatto trovare pronto; non da meno il sostituto in campo che giusto per non lasciare tutto il merito al compagno, si permette il lusso di replicare un assist a Veretout che sigla il gol del 3-1, prende palla, lascia sul posto Castrovilli e inventa un taglio per il francese.

E come ogni favola del calcio che si rispetti, a meno di un minuto dalla fine del recupero cerca anche la realizzazione personale; troppa emozione, troppa voglia di fare, la fretta cattiva consigliera...sarà per la prossima, ora va bene così.

Un 3-1 meritato e ben gestito, una squadra pulita e ordinata contro un'avversaria non facile e dalle caratteristiche insidiose. La Roma -Nicolò a parte- regge egregiamente anche psicologicamente, non crolla sul vantaggio ma accusa il colpo dell'espulsione, non si mostra remissiva ma tira fuori gli artigli, insomma la rivoluzione è cominciata.


Laura Tarani

fonte immagine as Roma 

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