CI SONO ADDII E ADDII, SEPARAZIONI E SEPARAZIONI

CI SONO ADDII E ADDII, SEPARAZIONI E SEPARAZIONI

SIMONE INZAGHI DOMANI RITROVA IL SUO PASSATO.

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Ci sono addii e addii, separazioni e separazioni. Di solito si dice che il tempo aggiusta tutto, ma non sempre è così. Sabato pomeriggio, Baglioni cantava - Ma cosa è stato di un amore - Che asciugava il mare - Ed è ferito ormai - Non andar via, ti prego -, Simone Inzaghi tornerà a casa, la sua casa da sempre, da quel lontano 1999, 23 anni e tanta voglia di vincere, arrivato proprio nel momento migliore della Lazio di Sergio Cragnotti e in mezzo a tanti super campioni Simoncino ci poteva stare, senza sfigurare. Agli occhi dei laziali, almeno all'inizio, non è mai stato un punto di riferimento, ha segnato tanto, creava simpatia, ricordiamo i tempi con la Marcuzzi e i cori allo stadio, ma non era nel cuore della gente come ad esempio Mancini, Salas o il tecnico Eriksson, lo ricordiamo anche vittima (eufemismo) di un contratto ultra miliardario poi spalmato negli anni, in prestito alla Sampdoria e all'Atalanta per poi sempre tornare a casa senza trovare più nessuna rete se non quella con il Lecce nel 2008.

La sua intelligenza e quella del Presidente Lotito portarono a un accordo, nel 2010, per chiudere la carriera da calciatore e iniziare quella di allenatore delle giovanili. Da lì la scalata, promosso alla Primavera nel 2014 sostituendo Bollini, vince il suo primo trofeo, la Coppa Italia, poi la Super Coppa e un secondo posto in campionato perdendo nella finale ai rigori.

Simone è cresciuto, sostituendo Pioli nel 2016 ha dato segnale di essere pronto per la serie A, la gente ha cominciato a identificarsi con il tecnico venuto dalle giovanili e il caso Bielsa “ha spianato la strada a un uomo destinato a Salerno e che invece si è ritrovato a guidare una Ferrari”, citazione Claudio Lotito.

In tanti si sono persi guidando le Ferrari, il fratello Filippo per esempio dopo il Milan è ripartito dalle serie minori, come anche Brocchi, tanto per dirne un altro, ma ce ne sono a decine. Simone ha creato un suo percorso, ha trovato calciatori da motivare, da caricare e da rilanciare, ha vinto, si è rimesso in discussione, ha cambiato modo di allenare e di fare, strada facendo si è adeguato alle prospettive laziali non sempre di crescita, almeno sul mercato, fino ad arrivare ad essere cercato dalle grandi, Juventus in primis.

Nel momento in cui si poteva davvero scrivere la storia, il divorzio. Il tempo aggiusterà anche questo addio, come è successo per esempio con Alessandro Nesta, ma in tanti hanno pensato che stavolta si è creato qualcosa di storico, l'Arsene Wenger italiano, c'erano ancora una volta i presupposti: un Presidente sempre o quasi colpevole, un DS a cui ininterrottamente scaricare colpe e il tecnico che ogni anno compie l'ennesimo miracolo, riporta la Champions, vince con le grandi, infrange tabù storici come Milano con il Milan e mai scomodo, anche nelle dichiarazioni.

Ma niente, i tifosi, non tutti ovviamente, sono rimasti stizziti da questo epilogo, quella presa in giro del mercoledì pomeriggio con l'uscita da Formello tutta sorrisi e abbracci facendo capire che era tutto a posto e si andava tutti a cena felici e contenti, qualcuno, anche giornalisti esperti ancora mettevano il punto interrogativo, ma la grande stampa aveva dato tutto per fatto, compresa la famosa tv a canale 60 la notte alle 23. Parecchi tifosi sono andati a letto felici dell'ennesima firma ignari che il mattino successivo si sarebbe scoperto l'ennesimo scippo della squadra a maglie neroazzurre a quelle biancocelesti. Cronisti raccontano della chiamata alla Pinetina nella notte al procuratore di Simone Inzaghi per portarlo a Milano, offerta accettata in men che non si dica e addio al mondo Lazio, mondo ancora immerso in sogni belli di rinnovo e continuità.

Domani pomeriggio ci saranno saluti, qualcuno verserà anche qualche lacrima, ma in tanti ignoreranno un uomo che alla Lazio ha dato tanto e tanto si è preso, sia in termini economici che in emozioni.

Poteva essere e non è stato, ma è già passato e la vita continua, tutto passa, la Lazio resta.


GIUSEPPE CALVANO


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