A Roma, Lo Spettacolo Del Brindisi Rinviato Per Ore. Perché La Vita Vale Più Di Un Cin E Chi Le Salv

A Roma, Lo Spettacolo Del Brindisi Rinviato Per Ore. Perché La Vita Vale Più Di Un Cin E Chi Le Salv

Spettacolo imperdibile per gli occhi e per la mente

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Io penso che non sia particolarmente difficile recensire uno spettacolo come “La notte di Capodanno” andato in scena dal 27 al 31 ottobre al Teatro India di Roma, prodotto dal Teatro di Roma-Teatro Nazionale e dal Laboratorio teatrale integrato Piero Gabrielli, in collaborazione con FNOPI- Federazione Ordine Professioni Infermieristiche, scritto e diretto da Roberto Gandini con la collaborazione alla drammaturgia di Roberto Scarpetti.

Penso che non sia particolarmente difficile perché “La notte di capodanno” è, da dire senza fronzoli, un bello spettacolo. Perdonate l’immediatezza del pensiero e l’apparente facilità con la quale arrivo a formulare questa mia opinione, ma vi posso assicurare che tale affermazione non è figlia né della fretta né tantomeno della volontà di giungere ad un risultato saltando tutta la trafila necessaria ad ottenerlo.

La mia è una valutazione, soggettiva ovviamente, lasciata a decantare qualche giorno, e per scelta e per cause di forza maggiore, che nasce sì da un ‘impressione a caldo, ma che mantiene intatta la sua forza intrinseca anche a quasi 96 ore dalla visione dello spettacolo.

Spesso e volentieri, e aggiungerei anche inevitabilmente, faccio riferimento, all’interno dei pezzi che scrivo, alla situazione sanitaria contingente e mai come in questo caso, assistendo a questo racconto, non posso che rifarmi, per l’ennesima volta, a questi ultimi due anni delle nostre vite.

Atto finale, in senso cronologico, del progetto “L’Arte di curare e di raccontare” avviato nella primavera del 2019 dal Teatro di Roma con la FNOPI, finalizzato per l’appunto alla scrittura e messa in scena di una pièce teatrale sulla figura dell’infermiere, lo spettacolo ha inevitabilmente risentito, sia nella sua fase produttiva che in quella di restituzione, degli effetti emotivi e materiali che la diffusione del Covid-19 ha portato nelle nostre esistenze e in quelle dei pazienti e dei professionisti del settore sanitario, balzati, nel pieno della crisi da Coronavirus, agli onori e agli oneri delle cronache.

Eroi, Salvatori, Angeli in prima linea, beatificati con la stessa velocità con la quale si è passati subito dopo ad altro, una volta superate quelle che ci si augura essere state le fasi più dure della pandemia.

“La Notte di capodanno” apre uno spiraglio nelle vite di queste figure che, nel corso di quella che potrebbe essere una tranquilla notte di transizione da un anno all’altro- siamo a pochi minuti della mezzanotte che sancisce il 1° gennaio per intenderci-, scopriamo fragili, piacioni, citazionisti musicali, insoddisfatti e generosi oltre che impauriti e determinati.Esseri umani, insomma.

I personaggi e gli attori diventano ottimi strumenti, all’interno di una regia ragionata e di onorato servizio, per dar luce alle storie raccolte in questi anni di workshop e laboratori e sostengono con coerenza ritmica tutto quanto l’arco narrativo.

E quando parlo di ritmo parlo di un ritmo corrispondente a quello di un battito regolare di un cuore funzionante che per tutti e 75 i minuti di rappresentazione non subisce accelerazioni o decelerazioni improvvise, ma si fa forte della sua sana ripetizione.È uno spettacolo, questo, che ha l’intelligenza di fare bene quello che ha urgenza di fare, e ossia trasmettere il valore al merito di chi ha scelto una professione allo stesso tempo di grande trasporto emotivo e necessario distacco tecnico.

Il cast è formato da attori preparati e capaci di alternare con sapienza scene dialogate a 2 attori, a 3 e a volte anche di nutrito gruppo, a momenti monologici di discreta intensità emotiva. Quei momenti, e spero io lo abbia già lasciato intuire, altro non sono che pezzi di vita vera, emozioni fatte a brandelli in migliaia di ore di lavoro e segreti inconfessati tra morenti poi riacchiappati al gioco della vita e i loro custodi in camice.

Esseri umani che ne salvano altri quando ci riescono e /o non si rassegnano quando non ce la fanno. Donne ossessionate da fantasmi British (che simpatico il personaggio di Florence Nightingale, l’inventrice dell’infermieristica moderna) e giovani specializzande con l’ansia da prestazione. Insomma, un collage interessante e mai noioso.

In conclusione, ricordando il mio gradimento espresso sin dall’inizio di queste considerazioni, muovo verso il pensiero che, a mio avviso, l’operazione teatrale può dirsi senza dubbio riuscita e conferma una volta di più il valore di un modo di fare che ormai chi segue il Gabrielli da tempo, conosce fin troppo bene.

Giuseppe Menzo

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