Manipolazione E Controllo: Rapporto Tra Realtà E Fiction

Manipolazione E Controllo: Rapporto Tra Realtà E Fiction

Qual è il confine tra realtà e finzione? Fino a che punto comportamenti manipolatori e forme di violenza che troviamo nelle fiction sono estranei alla realtà?

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Qual è il confine tra realtà e finzione? Fino a che punto comportamenti manipolatori e forme di violenza che troviamo nelle fiction sono estranei alla realtà? Come reagisce la nostra psiche ai bombardamenti che quotidianamente subisce da tutti i fronti? In che misura le tematiche trattate nelle fiction impattano sul nostro stato psichico favorendo un annullamento fra finzione e realtà specie nei più piccoli? L’articolo della Dott.ssa Silvia De Acutis è incentrato su queste domande e offre spunti di riflessione esaminando il significato e le conseguenze di vari atteggiamenti manipolatori e dinamiche del controllo riscontrabili nelle fiction e nella realtà in un rapporto tra analogie e differenze.

Introduzione di Mirko Cervelli Desideri

“Manipolazione e Controllo: Rapporto tra Realtà e Fiction”

Nella società attuale sono sempre più diffusi comportamenti manipolatori o strumentali di vario tipo e intensità, tacitamente ormai considerati necessari per raggiungere determinati scopi nei vari contesti di vita, non solo lavorativi dove la competizione e il tipo di rapporto più anonimo potrebbe favorirli ma anche nelle relazioni affettivo-sentimentali e in quelli di normale interazione quotidiana. In alcuni casi questi comportamenti non sono semplicemente strumentali ma possono anche essere espressione di un disagio o di un disturbo psichico.

Tuttavia, anche in assenza di una dimensione psicopatologica, le persone il più delle volte non sono abituate alla reciprocità, al sano scambio del dare e ricevere e alla comunicazione diretta e in talune situazioni tali condizioni sono impossibilitate: intervengono, quindi, dinamiche incentrate sull’ambiguità e sul meccanismo del controllo anche a livello psicologico sull’altro. Le esperienze pregresse, il clima sociale attuale e la carenza di alcune capacità emotive e relazionali (che riguardano il tema dell’intelligenza emotiva, Salovey e Mayer 1990; Goleman 1995) rendono più “disturbati e complessi” i rapporti odierni con le persone. Le persone tendenzialmente si sentono più vulnerabili, più inefficaci e soprattutto sono più diffidenti e meno abili nell’empatizzare e nell’interpretare correttamente pensieri, emozioni e intenzioni dell’altro. Siamo di fronte ad una crisi della “salute relazionale e della comunicazione”, non a caso ci confrontiamo con numerose forme di disturbi relazionali e comportamentali, di prevaricazione e abuso in tutte le fasce di età. Non stupisce, quindi, che anche molte serie televisive e altri canali mediatici siano incentrati su dinamiche manipolatorie sicuramente più al limite di quelle che generalmente caratterizzano la nostra quotidianità ma talvolta neanche troppo lontane se si pensa ad esempio alla tendenza nel ridurre l’altro ad uno stato di dipendenza psicologica sfruttando le sue vulnerabilità e i suoi bisogni più profondi come ad esempio quello di riconoscimento e valorizzazione o all’opposto bisogni più concreti (come ad esempio quello economico o “di sopravvivenza” in generale). Il rischio concreto sia nelle realtà che nella fiction è perdere di vista l’impatto fortemente negativo che determinati comportamenti e schemi mentali hanno sulla psiche dell’individuo e sullo strutturarsi di proprie prospettive, convinzioni, atteggiamenti e comportamenti. Tale rischio non riguarda solo la vittima ma anche chi mette in atto dinamiche disfunzionali. Non è escluso, infatti, che chi adotta certi comportamenti non sia stato a sua volta una vittima o che comunque non avverta una qualche forma di disagio.

Realtà e Fiction “si nutrono” a vicenda: la fiction spesso si ispira a temi che possono far presa sul pubblico perché non estranei alla realtà sebbene possano essere portati al limite nella finzione e anche per questo talvolta la fiction per i suoi contenuti e l’intensità degli stessi può stimolare o esacerbare determinati comportamenti. Dobbiamo sì preoccuparci e arginare gli effetti delle fiction a contenuto violento a vari livelli ma anche dei modelli di comportamento che la nostra stessa società offre e sollecita, non dovremmo inoltre mai cadere nell’errore di ricorrere solo a un’intelligenza razionale, fredda e calcolatrice poiché ne esiste una più potente che chiamiamo ‘intelligenza emotiva’ che se coltivata nei vari ambienti educativi potrebbe portare a grandi risultati personali limitando i danni e le distorsioni comportamentali a cui si è fatto riferimento.

Per intelligenza emotiva si intende una serie di abilità legate alla capacità di gestione delle proprie emozioni, all’autocontrollo e alla capacità di identificare e riconoscere le proprie e altrui emozioni, che influenzano in maniera sana e opportuna le nostre decisioni, i nostri comportamenti anche orientati ad uno scopo e all’interazione con l’altro (Salovey e Mayer 1990; Goleman 1995). L’intelligenza emotiva implica anche un’importante componente “di sensibilità”per cui si entra in empatia con l’altro e con le sue difficoltà associandosi a una componente di rispetto ed altruismo: l’altro pertanto non è percepito come un pericolo o come un rivale ma per il suo lato umano che lo accomuna a sé.

Essere emotivamente competenti fa sì, infatti, che il soggetto si senta detentore del controllo di sé e delle situazioni e quindi meno in balia dell’ altro e di conseguenza si percepisce anche come meno vulnerabile. Essere sprovvisti o poco dotati di questo specifico bagaglio di competenze è alla base di diversi comportamenti disfunzionali e di diversi forme di disagio psichico e in generale può alimentare la sensazione di non avere il controllo e ciò viene avvertito come una perdita di potere verso se stessi e le situazioni vissute. Il timore di perdere il controllo quando si associa a significative carenze personali in termini di regolazione emotiva e a particolari caratteristiche di personalità può associarsi a comportamenti con cui si cerca di dominare le situazioni provocando una perdita di controllo nell’altro. Possiamo dire che l’altro viene manipolato nella misura in cui viene reso dipendente-condizionato e perde quella fermezza e quella lucidità che lo porta a sottrarsi ai comportamenti manipolatori percependosi al contempo come confuso, disorientato, inadeguato, impotente e angosciato. Pur vivendo un alto stato di conflittualità rispetto al sottrarsi o meno al “potere esercitato dall’altro”, anche a livello psicologico, il soggetto rimane incastrato in questa dinamica “del potere” continuando a dubitare della correttezza delle sue interpretazioni.

Dott.ssa Silvia De Acutis

Psicologa-Psicoterapeuta

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