Giorgio Cardinali E Piero Larotonda

Giorgio Cardinali E Piero Larotonda

A L’Aquila siamo riusciti ad andare in scena grazie a Libera. Non è certo un caso che un’associazione contro le mafie ci inviti a raccontare questa storia!

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Al Teatro Argot Studio di Roma, il 21 ottobre andrà in scena Uomini terra terra, uno spettacolo scritto da Giorgio Cardinali per la regia di Sara Greco Valerio. Musiche originali di Piero Larotonda e con la supervisione artistica di Giancarlo Fares.

Questo spettacolo di teatro civile è in tournee da quasi tre anni ed ha riscosso ovunque un buon successo di critica e teatro. Per capire meglio Uomini terra terra, va ricordato cosa accadde la notte del 6 aprile 2009. Una scossa di magnitudo 6.3 ha sconvolto per sempre la città abruzzese L’Aquila causando la morte di 309 persone ed un numero altissimo di sfollati. Da allora si fatica a tornare alla normalità.

A novembre ci sarà il processo in Cassazione per la Commissione Grande Rischi. Ricordiamo che nel processo di primo grado il giudice Marco Billi condannò tutti gli imputati alla pena di sei anni di reclusione. Il ricorso in appello ha poi cambiato le carte in tavola: il processo di secondo grado ha parzialmente capovolto il verdetto assolvendo tutti gli imputati riducendo a due anni di reclusione la condanna a carico del solo Bernardo De Bernardinis per via di un’intervista rilasciata a una tv privata.

Incontriamo i protagonisti dello spettacolo, Giorgio Cardinali e Piero Larotonda i quali hanno deciso di raccontare questa città in un modo diverso. Prima di quella tragica sera.

Portare in scena una vicenda che ha segnato non solo gli abruzzesi ma tutti gli italiani con un pizzico di leggerezza. Come ci siete riusciti?

Giorgio: Non appesantire una vicenda drammatica con temi tragici è stata una precisa volontà già dalla stesura del testo. Il resto è venuto in prova facendo leva sul nostro affiatamento pluriennale!

Piero: Prenderci troppo sul serio non ci è mai piaciuto!

Si poteva dunque se non evitare, almeno contenere questa strage?

Giorgio: Si, si poteva. Per rispondere esattamente come, bisogna partire da lontano ad esempio dal Piano Regolatore Generale, dal declassamento del livello di Rischio della città, ecc. ma per essere sintetici e altrettanto chiari, basta sapere che ogni maledetta sera che la casa traballava, la gente scendeva in piazza a bersi un bicchiere di vino e aspettava che la scossa terminasse. Dopo la Riunione della Commissione Grande Rischi sono rimasti tutti in casa. In piazza non c’era più nessuno. Il 30 marzo gli Scienziati hanno scongiurato ogni pericolo; hanno contemporaneamente affermato che i terremoti non si possono prevedere e previsto che non ci sarebbe stato un evento parossistico! Tutte le testimonianze dei sopravvissuti hanno un elemento comune: “L’hanno detto gli scienziati e se lo dicono loro sarà vero!”. La Scienza si è sostituita a Dio. Alla Scienza si crede più che a se stessi!

Piero: Si poteva contenere quella strage perché è stato un “terremotino”, perché la Terra ha provato ad avvisarci per 4 mesi, perché la notte della scossa mortale, dopo oltre 200 scosse e 4 mesi di attività sismica, a L’Aquila c’erano solo 13 Vigili del Fuoco in attività. Non solo! Verso le 5 di mattina hanno iniziato ad arrivare le Unità dei Vigili del Fuoco friulane. Non bastano 2 ore per arrivare dal Friuli a L’Aquila! Questo significa che mentre la televisione locale continuava a rassicurare la popolazione, qualcuno allertava i Vigili.

Piero come è nata la musica che hai composto per questo spettacolo?

Ho cercato di esaudire i desideri di Giorgio, il quale ha scritto i testi e mi diceva “mi piacerebbe una filastrocca, un pezzo blues, un pezzo come quel gruppo o quel cantante, ecc.” Gli accompagnamenti sono il frutto di improvvisazioni.

Giorgio la stesura del testo è stato un lungo percorso?

Quasi due anni. La stesura del testo è stata preceduta da una lunga fase di interviste in sito, di sopralluoghi, di ascolto dei cittadini della terra, degli aquilani! Poi l’approfondimento degli aspetti scientifici, non facili da districare, soprattutto nella contrapposizione fra la Scienza ufficiale e quella clandestina di Giampaolo Giuliani. Dopodiché la scrittura è stata una liberazione.

Uomini terra terra per non dimenticare. Gli aquilani sicuramente, ma le Istituzioni non hanno già dimenticato?

Piero: Tutt’altro! Quella delle emergenze è una precisa strategia economica e politica.

Giorgio: Le Istituzioni non ci hanno voluto a L’Aquila. A L’Aquila siamo riusciti ad andare in scena grazie a Libera. Non è certo un caso che un’associazione contro le mafie ci inviti a raccontare questa storia!

Cosa vi aspettate accadrà a Novembre al processo in Cassazione?

Piero: Incrociamo solo le dita. Speriamo in un atto di coraggio.

Avete visitato L’Aquila durante questi anni? Che percezione avete avuto?

Giorgio: Una doppia percezione. Il post terremoto è morte fisica, è distruzione. Dopo 4-5 anni la percezione che ho avuto è di morte definitiva. Anche la possibilità di resurrezione è stata tolta a L’Aquila nel momento in cui è stato deciso a tavolino – con enormi introiti dei privati - di ricostruire nuclei satelliti attorno al centro storico.

Vi aspettavate il buon riscontro che avete avuto?

Piero: Non ce lo aspettavamo, ma ad essere sinceri una volta “decollato” lo spettacolo siamo stati assaliti dalla voglia di far conoscere questa storia a più gente possibile e speriamo ancora una piazza importante che ci vorranno ospitare!

Quando avete deciso di raccontare questa tragedia, non avete temuto un’accusa di speculazione?

Giorgio: Non ci ho mai pensato, ma credo che traspaia l’assenza di retorica e opportunismo. Contrastare la disinformazione è un atto di civiltà!

Un terremoto di natura assolutamente diversa lo sta vivendo in questi giorni Roma. Un commento sulle dimissioni del sindaco Ignazio Marino?

Giorgio: Roma non sta vivendo un terremoto ora, semmai lo ha vissuto con il Sindaco Marino. Un sisma agita la superficie della Terra in modo indistinto, scuote le case dei ricchi, dei poveri, di destra, di sinistra senza fare differenze. Marino non è stato colpito da un terremoto, ma da una forza ben canalizzata, diretta all'obiettivo.

Vi va di sbilanciarvi su un possibile successore?

Giorgio: Spero in un terremoto!

Conclusa la serata al Teatro Argot Studio, a quali progetti vi dedicherete?

Giorgio: Sono in quella lunga, quanto affascinante, fase di documentazione, ricerca, indagine che annuncia la scrittura di un nuovo testo di teatro sempre su temi civili ma decisamente meno drammatici.

Piero: Spero che Giorgio scelga ancora la mia chitarra per il prossimo testo che sta scrivendo.

Sara Grillo 

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