Jorit Un Ragazzo Che Dipinge Speranze

Jorit Un Ragazzo Che Dipinge Speranze

Lui semplice, con le cicatrici che solcano le guance e il cuore, lui che da bellezza ai palazzi senza anima e si batte per una giustizia sociale

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Alcuni giorni fa ho avuto il piacere di assistere, nell'arena Robinson all'interno della manifestazione Più libri più liberi, all'intervista di Stefania Parmeggiani al famoso street art Jorit.

Jorit Ciro Cerullo, in arte Jorit  napoletano di nascita e di madre olandese, si racconta senza filtri a ruota libera davanti a una platea attenta. Si presenta con un cappellino nero e felpa, come un ragazzo qualunque, è il suo sorriso, la sua semplicità a renderlo speciale, sono i suoi solchi rossi sulle guance a renderlo riconoscibile. Gli street artist non hanno volto, lavorano in anonimato, ai confini della legalità, nessuno li deve riconoscere, sono l'identità mascherate da uno pseudonimo, come Banky. Jorit lavorando come la definisce lui nella "zona grigia" non ha paura a farsi riconoscere,

Si presenta gioviale, divertente, un fiume in piena che ha voglia di raccontare la sua arte, le sue esperienze e i suoi incontri. Il riscatto, le pari opportunità, la giustizia sociale sono le tematiche che muovono la sua mano e realizzano i colossali lavori.

Il racconto della sua vita parte da una periferia, che è ancora più periferia delle periferie, un luogo dove i ragazzi sono abbandonati al nulla, depredati dei propri sogni, senza lavoro e senza futuro. Il luogo è Quarto, quartiere di Napoli che dopo il terremoto dell'Irpinia ha avuto un boom demografico e di conseguenza la costruzione di palazzi senza identità e casermoni grigi sorti dal nulla. A Quarto Officina,Jorit vede i treni passare e questi convogli si presentano colorati, disegni liberi, segni variopinti. Questi vagoni insieme alla voglia di dipingere e sperimentare lo terranno lontano dalla droga, salvandolo da un destino che è toccato a molti suoi coetanei, è la strada la sua maestra e su queste tele viaggianti impara a dipingere.

Jorit si batte per dare speranza a tutti, per dare un'opportunità, un'alternativa al nulla cosmico in cui spesso le periferie sono protagoniste.Dipinge la rabbia, dipinge volti che non possono essere ignorati, perché come dice lui: " Il viso è la prima cosa che vedi, non puoi non interagire con lo sguardo".

Negli occhi dei personaggi, famosi e meno famosi, ritratti da Jorit su facciate di 10 piani, ci si perde, si naviga nei mari dell'interiorità dell'individuo, nella sua anima. Ogni opera ha il nome di battesimo del personaggio raffigurato perché non sono i cognomi illustri che devono essere ricordati ma le creature nella sua essenza più pura, più umana e talvolta più fragile.

A Napoli in un quartiere tristemente chiamato per i suoi fatti di sangue: il Bronx, sulla facciata di due palazzi uguali e fronteggianti di 10 piani, Jorit dipinge Diego e Niccolò. Diego è Diego Maradona e Niccolò è un ragazzo autistico, considerato diverso, problematico, ultimo.

Niccolò è accanto al primo, al campione, all'idolo. Entrambi però sono uomini con difficoltà, con insicurezze e debolezze. Due individui con le guance solcate da graffi tribali, da ferite di appartenenza alla Human Tribe in cui tutti possono essere realmente quelli che sono, deboli e fragili individui, tutti accolti e supportati nella grande tribù dell'accoglienza.

Jorit da sempre schierato a favore e a sostegno di chi lotta per la libertà, sempre dalla parte dei più disagiati e disadattati tanto da consacrarli come nuovi Dei o nuovi Santi. Anche il suo amico carrozziere, si è visto ritrarre, a pochi passi dal Duomo, con un'aureola in testa, era diventato per Napoli il nuovo S Gennaro, un santo laico che lotta quotidianamente per la sopravvivenza in una realtà difficile, sacrificando la sua vita in una carrozzeria. Jorit santifica così il lavoro e i lavoratori.

Le disparità, l'indifferenza sono stati gli stimoli per dipingere a Firenze, sulla parete di un edificio popolare, Antonio Gramsci.  Jorit ha riacceso l'interesse verso un pensatore, filosofo, uomo di politica del '900 che incarcerato dal regime fascista, non perse mai la sua integrità intellettiva. Uomo che attraverso il suo pensiero, il suo esempio, ha rappresentato un riferimento contro le sopraffazioni e le ingiustizie. Lui che ha passato tutta la vita alla ricerca della verità con il desiderio di dare diritti e possibilità a tutti. In un'epoca di pensieri deboli e di mediocri politici, possa Antonio Gramsci essere di monito, d'esempio e di stimolo,

Jorit lavora in mezzo alla gente e la poltrona su cui è seduto per l'intervista non le appartiene, non cerca la notorietà né la fama, ma condivisione di idee affiche il mondo sia un posto migliore, che non ci siano più periferie degradate e ragazzi perduti ma realtà stimolanti su cui fondare una tribù che accolga e non respinga, che accetti e non modifichi che tolleri e non castri. Tanti auguri a Jorit perché, se questa sarà la realtà anche noi potremmo dire di vivere in un mondo più umano

Chiara Sticca

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