IL DRITTO DI TYSON PERUZZI!

Peruzzi affonda il colpo. In un momento estremamente delicato per tutto l’ambiente, l’ex n.1 mette nel mirino la gestione di Lotito e Tare senza troppi peli sulla lingua.

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La comunicazione e il tempismo sono stati perfetti, puntuali come un orologio svizzero. L’uscita se giusta o sbagliata si valuterà nel tempo. I segnali di un’annata negativa sembrano evidenti: mancati rinnovi, diversi investimenti sbagliati, scarsa applicazione dei giocatori in campo, polemiche varie, infortuni più o meno seri con il COVID di Immobile a fine anno a mettere una ciliegina su questo 2021 a fasi alterne. “Morte a Venezia”? Vedremo! Il grande Luchino Visconti per ora può aspettare.

Le parentesi felici di questa seconda parte vengono rappresentate dalla vittoria del derby e dalle conferme di Zaccagni e Pedro, quest’ultimo a parametro zero dalla Roma.Il malcontento, comunque, parte da molto lontano.

2016, derby di ritorno perso contro la Roma. Contestazione fuori Formello con Pioli out la domenica stessa della sciagurata partita. Dentro Inzaghi con risultati incoraggianti. A fine stagione arriverà anche un uomo fidato e conosciuto nell’ambiente romano e laziale, colui che avrebbe fatto da raccordo tra tifoseria e squadra nella figura di club manager: Angelo Peruzzi. La carriera calcistica è nota a tutti. Con la Lazio ha chiuso la porta dal 2000 al 2007. Sette anni di garanzie, quelle che si ricercano in questa annata che oscilla tra il rinnovo mancante di Strakosha e le amnesie di Pepe Reina.

Rapporto onesto quello dell’ormai ex club manager, sino all’addio dopo un lustro, tra mancate comunicazioni e diverse prospettive. In un intervento a “cittaceleste”, in una chiacchierata del tutto confidenziale con il suo amico Stefano Benedetti, l’ex n.1 ha raccontato le cause del suo allontanamento dalla Lazio ma in generale il suo pensiero sulla gestione del duo Lotito-Tare.

“Lotito ha mille pregi, ma si crede unto dal Signore”. Un diretto da Blera a Formello senza fermate. Un colpo ad effetto orchestrato magistralmente da chi, in quel momento, cercava ed ha trovato la notizia.Che Tare e Lotito decidessero le sorti della società era abbastanza risaputo. Una verità non detta ma consolidata nel tempo. Lotito ha fatto le fortune di Tare e viceversa. Ad oggi, però, quel doppio diretto scagliato a sorpresa in un momento di sfogo ha fatto riflettere tutto l’ambiente.

Tare per la prima volta è stato messo sotto la lente di ingrandimento dopo 16 anni di Lazio tra giocatore e dirigente. A dire il vero più per i risultati dirigenziali che per quelli mediocri calcistici. Mai come ora c’è la voglia di cambiare da parte dei tifosi. Un grido di protesta che si accosta a quello inneggiante da sempre al cambio di proprietà. La mossa Sarri è strategica da parte del Presidente. L’inserimento voluto con forza del tecnico lascia presagi importanti sulla Lazio che verrà. Il presente da tecnico con un futuro da dirigente. Il dado sembrerebbe tratto.

Per Tare tanti applausi con mosse azzeccate nel tempo, ma anche troppi flop che hanno condizionato pesantemente un ambiente precario dopo il forfait di Inzaghi: da Vavro a Muriqi passando per Fares e Lazzari. Flop clamorosi da circa 40 milioni e oltre di euro. In un momento delicato economicamente, un bilancio così passivo influisce con forza sulle casse di una società media. Vendere per riparare e ripartire. Negativo anche il discorso per la Primavera, con un ascensore tipico di chi non ha chiara una programmazione nella testa, con la soluzione Calori per riacquistare un minimo di consenso e scaldare i cuori dei tifosi.Peruzzi ha aperto ad un possibile cambiamento. Con un diretto, involontariamente, ha fatto molto male. Ovviamente, adesso, si aspetta la replica per un round senza esclusioni di colpi.

Mirko Cervelli

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