LETTERA A MANUEL LAZZARI

LA MAGLIA E SACRA, INVIOLABILE, INTANGIBILE.

stampa articolo Scarica pdf

La maglia è sacra, intangibile, inviolabile. Diceva un capitano uruguagio nel 1950, tale Varela, al Maracanà rivolgendosi al proprio portiere, chi indossa questa maglia indossa una cosa sacra, finale mondiale Brasile Uruguay.

C’è gente che per quella maglia butta sangue, sudore e soldi.

La maglia rappresenta la passione dei tifosi sugli spalti, del piccolino a casa che si sente invincibile, dell’adulto che si sente parte di una comunità, inorgoglito di rappresentare fisicamente un suo ideale.

In un lontano 6 gennaio 2005 un calciatore che da sempre divide per le sue idee dichiarò in diretta tv: con questa maglia addosso non ho paura di niente. Di certo non avrebbe mai pensato che poi negli anni qualcuno per esultare l’avrebbe scaraventata a terra.

La maglia è un simbolo per eccellenza, quella laziale con l’aquila sul petto è forse unica nel suo genere, rappresenta la luce in fondo al tunnel, laddove eri dato per spacciato, finito, toccato il fondo. Prima Fiorini, in uno Olimpico pieno in ogni dove, all’ultimo secondo fece scatenare un boato mai più replicato, poi Fabio Poli a Napoli a segnare il gol della storia biancoceleste, forse più importante del gol scudetto del 2000 e secondo solo al rigore di Chinaglia del primo scudetto. Quella maglia è nella storia e lo sarà per sempre.

Manuel Lazzari, di Valdagno, provincia di Vicenza, Veneto, pensa bene al tuo gesto di ieri sera. Puoi essere arrabbiato per le scelte del mister che ti vedono sempre in panca, puoi essere stato il giocatore rivelazione dell’anno passato con Simone Inzaghi, puoi avere incomprensioni con il mondo intero ma la maglia a terra non si butta, non si lancia a terra un simbolo per i tuoi problemi personali, dietro a quel gesto, oggi sdoganato grazie a gente senza attributi, Cassano esempio per tutti per non fare nomi, c’è un’offesa gigantesca per quelli che sono allo stadio che per comprare il biglietto della propria squadra fanno delle rinunce, per quelli a casa che pagano profumatamente per guardare le gesta della propria squadra del cuore, un disprezzo anche verso la società che paga lauti compensi.

Caro Lazzari, un giorno quando sarai nella tua casa a goderti la pensione d’oro da calciatore, forse avrai appeso al muro le maglie delle squadre in cui avrai giocato, ecco come si può appendere come trofeo su una parete un cosa che hai gettato a terra con disprezzo? Pensaci Manuel.

I tifosi laziali sono pazienti, hanno dimostrato con il tempo anche di saper perdonare. Un consiglio? Non servono le scuse, basterebbe una dichiarazione con poche ma giuste parole: Caro Mister, sono a disposizione per imparare al meglio la gestione del mio ruolo, mi impegnerò al massimo per metterla in difficoltà e riprendermi il posto da titolare. E poi farlo davvero però..

Con affetto.

Giuseppe Calvano

FOTO EMANUELE GAMBINO

© Riproduzione riservata