Antonio Pignatiello

Antonio Pignatiello

Il "palco mobile in giro per il mondo"

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Antonio Pignatiello, dall'Irpinia d'Oriente alla capitale romana, esordisce con il suo primo disco Ricomincio da qui (Controrecords 2013), ed é già a lavoro per il nuovo progetto musicale.

Il cantautore ha un genere poliedrico; la sua scelta stilistica abbraccia diverse tradizioni letterarie e musicali: dalle opere di Calvino, passando per Pavese, Fante, Bukowski.

Nei suoni del pianoforte si riconoscono atmosfere vicine a Waits, Tenco, Conte, De André.

Un disco in cui si profilano i paesaggi sonori del sud Italia, fino a far rivivere la Parigi di Truffaut.

Abbiamo posto al nostro artista alcune domande


Quando e come è entrata la musica nella tua vita?

Verso la fine degli anni 70 a Lacedonia (AV), piccolo paese dell’Irpinia d’Oriente dove sono cresciuto, mio padre con i suoi amici diede vita alla prima radio libera che è durata credo fino all’85, e naturalmente i vinili non mancavano di suonare neppure in casa: quelle musiche si aggiravano come fantasmi, ed erano i fantasmi di Lou Reed, Rolling Stones, Springsteen, Doors, Pink Floyd, Hendrix, De André, Tenco, Conte, etc…solo per citarne alcuni. Questi miei compagni d’infanzia mi facevano stare bene. Come vedi, la musica e i libri mi hanno salvato.



Pensi che nel nostro paese si può ancora amare e vivere di arte?

In Italia è molto difficile se non hai una struttura che ti permette di studiare e fare ricerca. Chi decide di restare qui e affrontare il suo destino a viso scoperto deve rinunciare ad una serie di ‘sicurezze’ che per molti sono indispensabili. Consci del rischio che si corre, si può iniziare il viaggio e sperimentare l’amore, sapendo che le carte da giocare con la vita riservano sorprese.


La crisi quanto ha penalizzato la tua attività d'artista e scrittore ?

La risposta è insita nella domanda. La crisi genera sempre una separazione, e di conseguenza una scelta (dal greco krisis che tiene a krino: cernere, dividere e scegliere), ed è in quella ‘scelta’ che viene fuori chi siamo veramente, non ‘quello’ che avremmo voluto essere.


Il rapporto tra letteratura e musica come si compensa?

Nelle parole c’è musica, ma per raccontare delle storie bisogna viaggiare, e saper ascoltare i propri maestri. In un’epoca liquida come la nostra i media si sono estesi a tal punto che stanno appiattendo ogni comunicazione in una crosta uniforme ed omogenea, e certamente Bauman, Pasolini, Calvino hanno spiegato bene questo meccanismo. La funzione della letteratura è la comunicazione tra ciò che è diverso in quanto è diverso, non ottundendone bensì esaltandone la differenza.



A proposito del nuovo album Pignatiello ci scherza su senza svelare la vera direzione intrapresa:

“Chissà, magari faccio un disco calypso-mariachi-foxtrot con una cantante giapponese dal forte accento americano al Moulin Rouge di Paris”.

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