Al Vascello Gifuni Resuscita Aldo Moro.

Al Vascello Gifuni Resuscita Aldo Moro.

Leggendolo, impersonificandolo, afferrandolo e financo sfruttandolo,l'attore ci sbatte in faccia tutta la disperazione di un uomo sottratto alla famiglia, alla sua libertà e a tutta una vita precedente

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Ha debuttato ieri martedì 8 Marzo e rimarrà in scena fino a domenica 13, presso il Teatro Vascello di Roma, lo spettacolo “Con il vostro irridente silenzio” ideato, diretto ed interpretato da Fabrizio Gifuni.

E con queste poche informazioni si potrebbe chiudere più che volentieri “la critica” a quanto assistito ieri sera. Infatti, l’attore aveva preannunciato in un’affascinante introduzione la possibilità che si venisse coinvolti in una sorta di “seduta spiritica” e così è stato. Un’esperienza che definire trascendentale sarebbe addirittura riduttivo.

Quando alla fine di uno spettacolo non si ha neanche la forza- non la volontà, si badi bene, ma la forza- di applaudire, nonostante lo scrosciante, grato e insistito battito di mani dal quale si viene circondati, i pensieri assaltano la dirigenza della mente e del cuore e occorre provare a prendere- se ci si riesce- un po' di distanza.

Questo lavoro sulle lettere e sul memoriale scritti da Aldo Moro nel corso dei suoi 55 giorni di prigionia, assume i contorni e la sostanza del viaggio del tempo e dell’identificazione con quell’uomo tenuto prigioniero fino a quando non verrà riconsegnato- morto- nel bagagliaio di un’automobile parcheggiata in una viuzza del centro di Roma.

Come già accennato, in una presentazione ad arte prima della lettura interpretata (e banalizzo) del materiale selezionato, Gifuni spiega velocemente come questo lavoro nasca da un richiesta del Direttore del Salone del Libro e scrittore Nicola Lagioia allo stesso attore di presentare per l’apertura del Salone del Libro di Torino del 2019- apertura che cadeva in corrispondenza con l’anniversario del ritrovamento del corpo del Presidente della DC, il 9 maggio- una drammaturgia che avesse al centro il politico pugliese, che tutti ricordiamo e riconosciamo come uno degli uomini più importanti della Storia D’Italia, Pre o Post Repubblica che sia.

Dopo un iniziale periodo di riflessione sulla proposta e un iniziale tentennamento che- sempre Gifuni dice- pareva condurlo verso un diniego, l’attore ha pensato di accettare “l’incarico” pensando di voler concentrare la propria attenzione proprio sui materiali prodotti da Moro nel corso della sua reclusione. Materiali che peraltro sono parziali non essendo stati rinvenuti tutti.

Ed è da qui che, con la collaborazione di Christian Raimo e la consulenza storica di Francesco Biscione e Miguel Gotor, prende il via quella che è a tutti gli effetti una proposta narrativa che travalica i confini della mera intelligibilità.

Leggendolo, impersonificandolo, afferrandolo e financo sfruttandolo, Gifuni ci sbatte in faccia tutta la disperazione di un uomo sottratto alla famiglia, alla sua libertà e a tutta una vita precedente che rischia addirittura di essere rinnegata- almeno nella sua dimensione politica- in uno degli ultimi passaggi del suo pazzesco materiale epistolare in cui è presente la sua volontà di dimettersi dal partito del quale era Presidente con il relativo passaggio al gruppo misto in Parlamento.

Gifuni regala a Moro la possibilità di graffiare ancora, a 44 anni dalla sua morte, con tutta la sua spropositata intelligenza, la sua statura morale ed un’onestà francamente contundente.

Le note tecniche relative alla performance dell’attore sono, sinceramente, pleonastiche. Le capacità dell’uomo di Teatro conosciute e sempre sbalorditive. Dalle modulazioni vocali per entrare in una tessitura “moresca” ad una padronanza dell’articolazione delle parole che rasenta il divino.

Occorre ripetere- e anche con urgenza- che le quasi 2h di lettura rappresentano un viaggio ben più importante e complesso di quanto normalmente non avvenga di fronte ad altre storie fatte vivere in un Teatro.

Questo è un tempo nel quale si stringe la mano ad un uomo condannato a morte e che tenta disperatamente di salvarsi.

Inutile aggiungere altro se non la testimonianza di un frastornamento che potrebbe persistere ancora a più di 12h dall’uscita dalla sala.

Giuseppe Menzo

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