Generazione Resiliente: Tra Pandemia E Guerra

Generazione Resiliente: Tra Pandemia E Guerra

Uno sguardo in chiave psicologica sul delicato mondo giovanile in tempo di crisi. Disagio e aspetti resilienti di una generazione.

stampa articolo Scarica pdf



Spesso ci si interroga sul “come reagirei se?”, una domanda che investe il lato più intimo di noi stessi nel tentativo di immaginare un tipo di comportamento o un approccio anche mentale da adottare per far fronte ad una situazione critica come quella che abbiamo vissuto nel contesto pandemico, in cui ad un certo punto della nostra vita tutto è stato congelato e i rapporti interpersonali sono stati annullati a causa di un elemento patogeno sconosciuto e contagioso. Il tutto ampiamente documentato dai media arricchito da numeri, dati, curve dei contagi, indici pandemici, sintomi e immagini forti. Un “blackout” improvviso che ha condizionato la qualità della vita, economie locali, lavoro, progetti e prospettive. Inventarsi non più a lungo termine ma quotidianamente, aspettando notizie e direttive da terzi come unica soluzione. Socialmente divisi, socialmente distanti e ognuno col proprio modo di reagire in maniera più o meno adeguata alle circostanze. Riscoprire proprie risorse personali e nuove capacità relazionali diventa fondamentale. Si parla di disagio sotto vari aspetti ma anche di necessità di sapersi riorganizzare e reinventare nella quotidianità per non lasciarsi sopraffare dallo scenario in cui da un giorno all’altro si è stati catapultati. Così anche ai più giovani è stato richiesto un grande sforzo per cercare di riadattarsi in questa situazione sacrificando le precedenti abitudini e stili di vita. Dopo l’elemento patogeno ecco la guerra a tracciare uno scenario ulteriormente sconfortante dove di nuovo non solo la collettività ma anche il singolo è chiamato a rimettersi in gioco magari facendo tesoro di quanto appreso nel corso della pandemia nel fronteggiare la nuova criticità portatrice di un nuovo spettro di disagio su più fronti.

Al riguardo la Dott.ssa Silvia De Acutis, psicologa-psicoterapeuta, interviene con un articolo, che proponiamo di seguito, in cui alla luce dello scenario attuale si sofferma non solo sulle difficoltà e il disagio ma anche sulle risorse psichiche riscontrabili e rinforzabili in termini di resilienza tra i più giovani, chiamati oggi a confrontarsi con pandemia e guerra.

Introduzione di Mirko Cervelli

“Generazione Resiliente: tra Pandemia e Guerra”

Negli ultimi tempi, con l’insorgere della pandemia, si è parlato molto delle difficoltà, delle deprivazioni e delle forme di disagio psichico riscontrate nei bambini e negli adolescenti come reazione alla condizione pandemica. I giovani, in condizioni di restrizione in un rapporto col mondo esterno mediato per periodi protratti dal canale “virtuale”, si sono trovati a fronteggiare e a contenere sentimenti ed emozioni intense e talvolta confuse di paura, frustrazione, incertezza, impotenza e disorientamento di fronte ad una situazione avvertita come minacciosa rispetto ad un senso di continuità della propria esistenza. Tuttavia in questo scenario in cui lo stile di vita abituale è stato per necessità negato o comunque limitato, il disagio e le difficoltà non sono state le uniche risposte, è emersa, infatti, progressivamente anche una capacità di “adattamento” alla nuova situazione associata all’acquisizione di una maggior consapevolezza. Professionisti in campo psicologico e adulti di riferimento in differenti contesti, hanno infatti aiutato i giovani, compatibilmente con le differenze individuali, a sostituire la visione drammatica ed esclusivamente negativa della pandemia con un una diversa prospettiva, realistica ma costruttiva che li aiutasse a confrontarsi con la logica delle priorità, con la necessità del procrastinare e del tollerare la frustrazione, accettando l’idea che quanto non “concretamente” possibile sul momento sarà realizzabile in un futuro non lontano ma in un domani prossimo tra una quarantena e l’altra. Il rischio più grosso è stato quello di perdere la prospettiva di una progettualità a lungo termine perché tutto sembrava irrealizzabile e impraticabile nell’immediato secondo il “tradizionale” stile di vita, ma tutti noi, giovani compresi, abbiamo dovuto imparare a basarci su una progettualità a breve termine e a singhiozzi preservando così la possibilità e la prospettiva di una progettualità a lungo termine costruita a piccoli passi, sebbene avvertita come incostante per la possibilità di un imprevisto dietro l’angolo o di nuove limitazioni sul piano individuale e/o collettivo. Vivere questa dimensione alternativa a quella abituale ha comportato anche una diversificazione delle capacità relazionali e adattive laddove il mondo sociale e scolastico/lavorativo è stato approcciato in maniera più o meno prolungata attraverso il supporto della tecnologia, che se da un lato ha consentito una gestione della quotidianità portando avanti contatti e percorsi dall’altra non ha mai smesso di essere percepita come una “soluzione” incompleta e solo di parziale appagamento in termini di vicinanza affettiva e di contatto interpersonale.

Ovviamente difficoltà e diverse forme di disagio psichico, connesse alla pandemia, ancora persistono tra i giovani, tuttavia laddove gli adulti sono riusciti ad imparare a “convivere” e a tollerare questo stato delle cose anche per i più piccoli è stato più facile trovare la forza d’animo di reagire in modo più sano e propositivo all’imprevedibilità e alle privazioni nel breve-medio-lungo termine. L’ansia e l’inflessione dell’umore a sfondo depressivo, così come altre forme di disagio psichico, sono dilagate proprio per una sensazione di perdita della progettualità e per una chiara difficoltà nel gestire una condizione imprevedibile in termini di tempi, prospettiva e possibilità del momento e future. Ora con l’insorgere della guerra tra Russia e Ucraina i giovani si pongono nuovi interrogativi e sono chiamati a fronteggiare primariamente sul piano psicologico nuove preoccupazioni associate ad una prospettiva di vita. Noi adulti, specialisti e non, dobbiamo quindi “armarci” per aiutarli nella comprensione e nella gestione di questa nuova situazione su un piano esistenziale per far sì che questa generazione sviluppi i presupposti per essere una generazione resiliente: in grado cioè di riconoscere e percepire il proprio disagio ma anche di gestirlo per riuscire a riorganizzarsi e in un certo senso ad evolvere di fronte a situazioni avverse. In campo psicologico e neuropsichiatrico si evidenzia, infatti, come la resilienza, intesa come la capacità di riprendersi e sapersi riorganizzare per superare le difficoltà in situazioni critiche e destabilizzanti (Jack Block, 1968; Rutter, 1979; Cyrulnik 2006), sia favorita nel contesto di relazioni interpersonali significative (Rutter, 1988; Garmezy, 1993; Newman e Blackburn, 2002; Castelli, 2005) all’interno delle quali è possibile maturare un sentimento di autoefficacia e di consapevolezza mediante la condivisione anche di paure, pensieri e idee in senso più ampio che consentano un’attribuzione di significato a quanto si sta vivendo. La resilienza, come evidenziato dalla letteratura scientifica, non è solo una caratteristica o una capacità maturabile e rinforzabile seppure in maniera diversa da individuo a individuo, ma è anche pensabile come un processo dinamico il cui sviluppo è influenzato dall’interazione tra una serie di fattori di rischio e di protezione di tipo individuale e ambientale. Aspetto importante della resilienza è che essa implica mantenere un contatto con la propria sofferenza ma anche saper ricorrere alle risorse personali e rinforzarle per rinascere e risollevarsi: si tratta di essere umani e non sovraumani e nella propria condizione umana trovare la risposta più sana e adattiva possibile.

Vorrei concludere con il pensiero metaforico del neuropsichiatra e psicoanalista francese Boris Cyrulnik secondo cui la resilienza “è l’arte di navigare sui torrenti”, lasciando chiaramente intendere la lotta per contrastare gli urti e la corrente che tende a trascinare in una direzione diversa da quella voluta.

Articolo della Dott.ssa Silvia De Acutis

Psicologa-Psicoterapeuta

Pagina facebooK

https://www.facebook.com/Dottssa-Silvia-De-Acutis-Psicologa-Psicoterapeuta-110554463947047

Recapito Telefonico: 3482444816

© Riproduzione riservata