DPCM, Il Nuovo Disco Di Visconti In Uscita Il 18 Marzo.

DPCM, Il Nuovo Disco Di Visconti In Uscita Il 18 Marzo.

È sicuramente un album decadente, in bilico tra atmosfere post-punk e orientamenti italiani più classici e cantautoriali (lo stesso artista si è detto influenzato da gruppi come gli IDLES, i CCCP, ma anche da cantautori come Franco Battiato)

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Si chiama DPCM ed è il primo album del giovane cantautore piemontese Valerio Visconti, in arte Visconti. Il disco, in uscita il 18 marzo per Dischi Sotterranei, vede la collaborazione, in produzione, di Giulio Ragno Favero (Teatro degli Orrori).

È sicuramente un album decadente, in bilico tra atmosfere post-punk e orientamenti italiani più classici e cantautoriali (lo stesso artista si è detto influenzato da gruppi come gli IDLES, i CCCP, ma anche da cantautori come Franco Battiato), insomma uno stile che aleggia fra il nostalgico e il rabbioso, fra il suono melodico e quello sporco. Il giovane cantante dà prova di sé con tutta una serie di citazioni miste ad una fresca e sottile ironia.

Troviamo 7 tracce interamente scritte, suonate e composte da Visconti, la prima delle quali è “La morte a Venezia”, il titolo, ispirato al libro di Mann, è solo il primo riferimento culturale del brano, il quale è stracolmo di richiami a figure artistiche, storiche e letterarie che si intrecciano fino a formare un flusso di pensieri che ricorda un po’ le liriche à la Battiato; la batteria dà un bel ritmo al brano, ed il basso, insieme alla voce, crea il finale perfetto. Il secondo pezzo si intitola “Narcisi sbagliati” e parla dell’amore verso gli altri ma analizzando il rapporto tossico che si ha con sé stessi; la chitarra va a comporre una ballad ben ritmata dove è presente un romanticismo di fondo misto alla sottile ironia della consapevolezza che non si può avere tutto ciò che si vuole nella vita ed alla malinconia che ne deriva. Segue “Le idi di marzo”, il testo parte subito con una citazione di Kafka e rimane sul filone del decadente, possiamo trovare dei tratti retrò che, uniti ad un sound monocorde (non deve essere per forza qualcosa di brutto), formano un brano che parla di come dovrebbe essere tutto un gioco: la vita, l’amore e perfino la morte; il ritornello è ripetuto più e più volte fino a chiudere. La quarta traccia si chiama “Ammorbidente”, parte con una chitarra dai toni dark, segue la batteria ed infine il basso, pezzo più velocizzato dall’atmosfera post-punk, incamera tutta la rabbia, la rassegnazione e l’incertezza del periodo di lockdown, lo si sente bene nel ritornello, che, soprattutto sul finale, si fa sempre più incalzante. Segue il brano “Poeti” che parte con una semplice chitarra acustica poi arricchita dalla batteria che subentra poco dopo dando a tutta la traccia un’ impostazione, anche in questo caso, in pieno stile post-punk; nostalgico, dall’approccio oscuro, fomentato dal ritornello che ci ripete che “I poeti muoiono giovani” ,questo è il primo pezzo scritto in italiano da Visconti, nato con “ chitarra, voce ed un capotasto mobile applicato per pura insicurezza”. Penultima traccia è quella che dà il titolo al disco, “DPCM”; chitarra, rullante, pezzo punk, il rimando ai CCCP è d’obbligo, i riferimenti al periodo di chiusura vengono espressi con rabbia da Visconti che comincia ad urlare dando sfogo alla frustrazione del momento e ripetendo ossessivamente la parola DPCM fino allo stremo, pezzo arrabbiato scritto in un quarto d’ora e nato dall’ impotenza del periodo di chiusura. Il disco termina con “Nulla mi urterebbe di più”, tranquillo, intimo, riguarda il rapporto padre-figlio e contiene una sorta di conversazione, la chitarra acustica che accarezza tutto il brano dona un giusto velo di tristezza, il ritornello sembra essere quasi una richiesta d’aiuto di un figlio verso suo padre, nel finale, più incalzante, prevale la batteria che man mano diventa più ridondante, il disco termina con rumori di fondo di un temporale e del protagonista che esce di scena.

Credits: Fabio Copeta

Articolo di Asia Seca.

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