Tecnicismi & Baldoria Una Recensione, Per Tutti

Tecnicismi & Baldoria Una Recensione, Per Tutti

Tra tentativi a volte poco tecnici di usare i social media a proprio vantaggio e divertenti luoghi comuni che toccano molti di coloro che abbandonano il nido parentale per trovare la propria America nella capitale d’Italia –

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Una recensione, per tutti, di uno spettacolo, almeno all’apparenza, per gente del settore.

È stato in scena dal 17 al 19 marzo, a Roma, presso lo spazio “Fortezza Est”, lo spettacolo “Tecnicismi & Baldoria” - uno spettacolo per addetti ai lavori molto autoreferenziale- vincitore della XV edizione del Premio Tuttoteatro.com Dante Cappelletti 2021, di e con Enoch Marrella.

In tempi di ingenti finanziamenti allo streaming teatrale e di promesse di ricostruzioni di Teatri ucraini barbaramente sventrati dalla violenza della guerra, gli spettacoli dal vivo continuano a cercare, tra alterne fortune, i loro piccoli e grandi spazi e il loro più o meno numeroso pubblico.

Con questo spettacolo sopra citato, l’attore, autore e regista Enoch Marrella, dalla solida formazione teatrale e dal variegato curriculum, offre alla comunità il suo punto di vista su molte delle dinamiche che animano il cosiddetto sottobosco artistico, popolato da moltissimi artisti aspiranti a conquistarsi un posto privilegiato nell’industria culturale o, più semplicemente, posizionati in uno di quegli spazi di margine nei quali il “Sole dell’affermazione professionale” sembra battere con meno forza e meno frequentemente.

Tra tentativi a volte poco tecnici di usare i social media a proprio vantaggio e divertenti luoghi comuni che toccano molti di coloro che abbandonano il nido parentale per trovare la propria America nella capitale d’Italia – notoriamente culla e cimitero dei sogni di gloria dello show business -, Marrella monologa per quasi 60’ con grande passione e un’evidente necessita, nascente da una profonda conoscenza dell’argomento trattato.

È un’invettiva quella dell’attore veneto che regala risate sincere all’uditorio che non frequenta direttamente il mondo che viene raccontato, mentre, probabilmente, offre spunti di riflessione a chi nelle sue parole si riconosce e tramite esse si trova ad interrogarsi sul senso di sogni rincorsi e chissà se mai raggiungibili.

Intelligente nell’utilizzare proiezioni, sintetizzatori vocali e contributi video che regalano alla causa un simbolismo non troppo astruso e per questo di grande impatto, l’ideatore di questo spettacolo davvero autoreferenziale come il titolo confessa con grande onestà, ma non solipsistico, ci regala parte di un travaglio personale che evidentemente gli scava dentro fino al punto da richiedere la restituzione al quale il pubblico ha assistito.

Fresco, diretto e con un buon ritmo, lo spettacolo, come è abbastanza prevedibile, sta tutto nelle capacità dell’uomo solo in scena, che dopo averlo brillantemente scritto, lo interpreta genuinamente e con un pizzico di quella timidezza che rende il tutto maggiormente godibile.

Sicuri che il prodotto avrà sempre più forza con l’aumentare delle possibilità di rappresentazione che merita, chiudiamo con l’invito a seguirlo perché diverte con arguzia e senza volgarità.

Giuseppe Menzo

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