Londra Chiama, Roma Risponde

Londra Chiama, Roma Risponde

Si è inaugurata la mostra a Palazzo Cipolla: London Calling.British Contemporary Art Now from David Hockney to Idris Khan

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Un bel progetto ideato, nel lock down causa Covid-19, dai curatori Maya Binkin e Javier Molins con il supporto delle più grandi gallerie e collezioni internazionali come Gagosian Gallery, Goodman Gallery, Galerie Lelong, Lisson Gallery, Modern Forms, Victoria Miró Gallery, Galerie Thaddaeus Ropac, Sean Kelly Gallery, New York, Tim Taylor Gallery, London, Tucci Russo Studio per l’Arte Contemporanea e realizzata da Poema con il sostegno organizzativo di Comediarting e Arthemisia.

Il promotore, perfetto padrone di casa, istrionico e visionario Professore Avvocato Emmanuele F.M. Emanuele, Presidente della Fondazione Terzo Pilastro-Internazionale, accoglieva gli ospiti, invitando a compiere un viaggio nella storia dell'arte contemporanea, attraverso i grandi nomi della scena artistica. Molte le auto blu che si succedevano davanti a Palazzo Cipolla, in pieno centro Roma, personaggi della finanza, della politica e della cultura. Per un momento, tutti noi ci siamo lasciati alle spalle la bruttura di una guerra, abbandonandoci alla seduzione e all'incanto artistico di una bella mostra dal respiro internazionale, che nel contempo poneva quesiti per una riflessione talvolta scomoda.

"L'arte è l'unico strumento che riesce a lenire alle sofferenze di una guerra e di una pandemia, che permette all'uomo di ritrovare sé stesso"... queste le parole del professore Emmanuele F.M. Emanuele.

Al centro della mostra la città di Londra, che negli anni '70 in piena trasformazione economica e culturale, diventa la culla per sperimentazioni artistiche, nuovi giovani e irriverenti messaggi, arrivano da talenti provenienti da tutte le parti del mondo, accolti da una capitale internazionale della cultura, che è al pari di Firenze nel Rinascimento o New York per la Pop Art. Londra accoglie, chiama a sé

Nella prima grande sala si è catturati dai giochi riflettenti proposti da Anish Kapoor, materiali come l'acciaio che ci trasportano verso luoghi mentali ed emotivi talvolta inquietanti. Come specchi deformanti, attraggono e respingono. Si rimane letteralmente affascinati dal dittico appeso dal titolo Magenta Apple Mix 2. Due grandi dischi rossi dalla forma concava che capovolge il riflesso, invitano il visitatore a guardare da vicino. Rosso come il simbolo della vita, del sangue della guerra del coraggio e della rabbia.Anish Kapoor di origine indiana adotta Londra e dalla capitale viene adottato. Non è importante dove si nasce ma il bagaglio che si porta e in armonia, tradizioni e culture si fondono.

Pochi dei 13 maestri, sono nati a Londra, a testimonianza di come artisti per metà nigeriani o irlandesi o islamici hanno contribuito a fare della città il fulcro del mondo dell'arte, assorbendone il dinamismo l'anticonformismo. Tutti ne hanno respirato il fermento creativo. Un'altra sala che fa letteralmente rimanere a bocca aperta è l'istallazione di Mat Collishaw.

Un monumentale lampadario dal rimando vittoriano è la versione contemporanea e scenografica dei meccanismi ottico-cinetici che rendono la scultura un'opera animata. Figurine si alternano in un orgasmico vorticoso movimento, in bilico tra la seduzione e repulsione. Per uno strano gioco di accanimenti, Mat Collishaw è il proprietario dell'opera successiva, la cui paternità è attribuita a Damien Hirts. L'amicizia tra i due artisti non è un mistero e fonda le radici nella YBA quado entrambi giovani, si dichiaravano artisticamente al mondo.

L'opera in questione è la celeberrima "Glen Matlock" uno scaffale ricolmo di scatole di farmaci, continua alternanza tra guarigione e malattia. Vita e morte tematiche care all'artista. Il titolo è un omaggio al bassista dei Sex Pistols. Peccato che la mostra non ha un sottofondo musicale, tutto è ritmo, movimento, citazioni a canzoni come il titolo, "London Calling" preso in prestito dall'album dei Clash.

Tony Cragg, indagatore sui rapporti tra mondo naturale e artificiale, pone il suo sguardo sull'essenza della materia che crea il visibile, l'esteriore. Yinka Shonibare, si avvale di ambientazioni ottocentesche per sottolineare come il mondo occidentale ha plasmato il pianeta, secondo usi e tradizioni. David Hockeney, porta in mostra, opere realizzate con IPad e IPhone, tecnologie ben lontane dal plein air del suo "Portrait of an Artist" che è stato battuto all'asta da Christie's, rendendolo l'autore vivente dell'opera più pagata al mondo. I fratelli Jake e Dinos Chapman con la scultura così drammaticamente attuale di un giubbotto esplosivo. Reazioni scioccanti, tristemente ipocriti, rispetto all'apatia spesso assuefatta di immagini di una guerra reale combattuta a pochi passi da noi. Giuliano Opie, Sean Scully, Grayson Perry, Annie Morris, Idris Khan, 13 artisti per 30 opere che hanno segnato un'epoca e una città.

Chiara Sticca

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