Giulia Greco

Essere naturali nella recitazione, pur conservando una solida preparazione”

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Giulia Greco: “Essere naturali nella recitazione, pur conservando una solida preparazione”


Giulia Greco, poliedrica e brillante attrice, debutta sul grande schermo con Io, loro e Lara di Carlo Verdone, continuando con lo stesso regista, parteciperà a Posti in piedi in Paradiso e L’abbiamo fatta Grossa. Una carriera, la sua,costellata da continui successi :verrà scelta da Luca Manfredi per la serie Cuore matto, al fianco di Gigi Proietti. Successivamente, parteciperà alle serie Immaturi, Il commissario Rex e Carabinieri. Si distinguerà, inoltre, in Al posto tuo di Max Croci, al fianco di Luca Argentero, Ambra Angiolini e Stefano Fresi. Prenderà parte all'ultimo film di Claudio Caligari Non essere cattivo, insieme a Luca Marinelli e Alessandro Borghi e attualmente, partecipa all’attesissima serie Le fate ignoranti di Ferzan Özpetek.

Le abbiamo rivolto alcune domande;

Hai cominciato giovanissima a recitare. Hai avuto occasione di rivedere i tuoi esordi? Quanto e in cosa pensi di essere cambiata da quegli anni?

Ho cominciato a recitare a circa 18 anni e a quell’epoca non pensavo neanche di essere “giovane”. Mi sentivo già grande e mi sentivo già in ritardo rispetto a tutte quelle decisioni che vanno prese per la vita futura. I miei esordi sono stati contemporaneamente sia teatrali sia cinematografici. Ho ancora delle registrazioni dei miei spettacoli e, anche se ne riconosco il mio essere acerba, la mia rigidità, la mia palese e viva emotività, devo dire che mi faccio anche molta tenerezza. La stessa cosa posso dire quando mi ritrovo a vedere i miei primi lavori in televisione… mi prendevo troppo sul serio e non capivo l’importanza della leggerezza. Ma questa considerazione la riporto nella vita in generale, non soltanto nel lavoro. Come direbbe Italo Calvino la leggerezza “non è superficialità, ma planare sulle cose dall'alto, non avere macigni sul cuore”. E diciamo che ci sto ancora lavorando su!

Ti sei formata presso l’Accademia di Augusto Zucchi, studiando con docenti come Giuliana De Sio, Massimo Popolizio, Enrico Lo Verso: quali insegnamenti umani e professionali hai tratto?

A parte la chiara e ovvia preparazione attoriale di per sé, e mi riferisco alla respirazione, alla gestione del corpo, dello spazio, all’importanza di essere naturali pur conservando una solida preparazione appunto tecnica, la cosa che più mi è rimasta impressa rispetto a questi grandi professionisti che ho avuto l’onore di avere come insegnanti, è la consapevolezza che prima di tutto essere attori significa seguire delle regole specifiche e i sacrifici di un mestiere vero e proprio. Con le sue difficoltà, i suoi momenti di inattività, la ricerca continua di una consapevolezza sia artistica che fisica, e che non si deve mai fraintendere la bellezza di questa commistione magica e meravigliosa dell’anima prestata ad un lavoro concreto e faticoso, con carriere effimere fatte di improvvisate ed effimere fortune.

Sei stata scelta da Luca Manfredi per la serie Cuore matto, recitando al fianco del compianto maestro Gigi Proietti. Come è stato condividere il set con loro?

Luca Manfredi è un regista solare, sempre attento e meticoloso. Quando mi ha scelto per la serie come potete immaginare ho fatto urla e salti di gioia. Proprio recentemente raccontavo l’aneddoto di un incontro che feci con Gigi Proietti sul set. Mi trovavo a Ostia antica; era notte ed era inverno e faceva veramente molto freddo. Per caso scoprii che avevano messo una piccola stufa in un corridoio coperto vicino a dove stavamo girando e che potevamo usare per ripararci. Mi tolsi scarpe e calzini e cominciai a strofinarmi i piedi vicino a questa stufa perché erano congelati. Dopo qualche minuto mi si avvicinò un assistente alla regia e con molta gentilezza mi disse: “Giulietta scusaci ma questa è la postazione di Gigi…”. Mi scusai subito e cominciai frettolosamente a rimettere i calzini quando mi arrivò una mano sulla spalla che mi invitò a rimanere seduta. Mi girai. Era Gigi, il maestro Gigi… mi disse: “Stai ferma non ti muovere e riscaldati quanto vuoi. La postazione è tua”. La grandezza del maestro abbiamo la fortuna di poterla ammirare tutte le volte che vogliamo perché è un ricordo indelebile e insuperabile: il suo essere un istrione e un mattatore indiscusso, che ci ha incantati con il suo sorriso e il suo talento. Ma era un uomo generoso e speciale anche dietro le quinte.

Hai recitato in Io, loro e Lara, Posti in piedi in paradiso e L’abbiamo fatta grossa , tutti diretti da Carlo Verdone; come è noto è un regista molto attento ai particolari e alle dinamiche sul set, data anche la sua esperienza recitativa, valorizzando al massimo gli attori anche nei margini di copione. Cosa si prova ad essere diretti da lui?

Carlo è un maestro, un riferimento, una delle persone più attente, più sensibili, più talentuose che abbia mai incontrato. Non mi riferisco soltanto alla sua immensità attoriale, creativa e registica ma anche alla sua emotività. Non è un mistero che Carlo Verdone abbia fatto anche dei personaggi scherzando sulle sue paure e le sue ansie, ma indubbiamente questa sua sensibilità la riversa nella vita quotidiana coccolando, valorizzando, abbracciando, metaforicamente e non, tutte le persone che hanno la fortuna di lavorare con lui o che semplicemente lo vivono al di là del set. Quando penso a lui penso al garbo, alla signorilità e a uno degli sguardi e dei sorrisi più melanconici e nello stesso tempo ironici del cinema italiano e che sono dietro alla sua esilarante comicità. Cosa si prova ad essere diretti da lui? Sinceramente, tanto onore.

Reciti nella attesissima serie Le Fate Ignoranti in onda dal 13 aprile su DisneyPlus: quale ruolo interpreti e quanto è stato importante il regista Ferzan Ozpetek per la riuscita del personaggio ?

Io interpreto una delle tre Marie, ovvero una delle tre donne che passano il loro tempo sedute su una panchina, proprio sotto casa di Massimo, il protagonista interpretato magistralmente da Eduardo Scarpetta. Questa sorta di coro greco si diverte a commentare, giudicare, scherzare su tutto quello che succede nell’appartamento, il vero e proprio fulcro delle vicende. Loro sono sì comiche, ma al tempo stesso attraverso le loro osservazioni suscitano secondo me allo spettatore risate amare, riflessioni e spunti che vanno sicuramente aldilà di una semplice occhiata superficiale. Ferzan non è importante nei suoi film, è proprio la colonna fondamentale, la guida, il direttore d’orchestra a cui non puoi fare a meno di affidarti e lasciarti andare in questo concerto fatto di note dalle mille sfumature che creano quei concerti così personali e magici che sono poi i suoi lavori. I suoi occhietti vispi non ti abbandonano mai e sei proprio tu che, quasi in un vortice di dipendenza, li vai a cercare non appena dice “Stop”, per vedere se è andato tutto bene!

Improvvisazione e studio metodico sul personaggio: come riesci a conciliare tali aspetti diversi e fondamentali della recitazione? E in questa serie?

Fondamentalmente sono un tipo di attrice a cui piace prepararsi attraverso lo studio del copione e del personaggio. Mi piace sciorinare le battute senza dovermi focalizzare sulla memoria. Soltanto quando hai la padronanza e la destrezza delle parole scritte, allora puoi sentirti libero di improvvisare, creare, inventare, senza mai dimenticare il disegno e lo scheletro della storia originale. In altre parole, sono favorevole e ispirata dalle improvvisazioni ma bisogna averne il controllo perché potresti correre il rischio di intraprendere delle vie poco coerenti con la penna degli autori. In questa serie l’improvvisazione è stata una caratteristica imprescindibile, soprattutto nelle scene corali. Ci siamo divertiti a inventare anche piccoli gesti, piccoli sguardi, piccole trovate che però dessero ancora più credibilità e caratterizzazione ai personaggi.

Hai qualche aneddoto curioso o particolare fuori dal set de Le Fate Ignoranti che vorresti condividere con noi?

Un aneddoto che mi viene in mente è accaduto un giorno quando stavamo girando sulla panchina di via Ostiense che, come tutti i romani sanno, è una via piuttosto trafficata di Roma. Evidentemente qualche curioso si era distratto e, grazie al cielo senza conseguenze importanti, ha creato un tamponamento di quattro macchine! Immagino fosse rimasto incantato dalla bellezza mia e delle altre due Marie! D’altra parte come resistere al fascino del pettegolezzo! Ahahahha

Progetti futuri?

Fra qualche giorno, esattamente dal 21 al 24 aprile, (e poi al Teatro dè Servi, sempre a Roma a fine anno) ritorno in scena a Roma con uno spettacolo brillante che si chiama “Due come noi” e parla dello scambio di identità che avviene tra due fratelli. Io sono Angela, la fidanzata di uno dei due che, ignara dello scambio, diventerà la fidanzata dell’altro… Una commedia divertente e piena di spunti di riflessione sulla famiglia con colpi di scena e inaspettati risvolti! Una piccola curiosità è che Daniele Trombetti, il regista nonché attore dello spettacolo e autore insieme a Daniele Locci, nonostante io mi trovi all’ottavo mese di gravidanza, mi ha comunque voluta in scena con lui, cambiando la stesura del copione. Gliene sono molto grata come sono grata a tutti gli altri colleghi Federico Capponi e Gianluca Mandarini, che mi, anzi ci, hanno dato e ci danno fiducia! Alla faccia di chi vive la gravidanza come un ostacolo!

Grazie Giulia per il tempo che ci hai dedicato e per i particolari aneddoti che ci hai fornito, ad maiora!

Grazie a voi!

Articolo di Giorgio Vulcano

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