L’atto conclusivo della prima edizione dell’Europa Conference League, in programma il 25 maggio all’Arena Nazionale di Tirana, vedrà quali protagoniste la Roma e i neerlandesi del Feyenoord di Rotterdam: per il club capitolino si tratta del ritorno a una finale europea dopo un’attesa che durava da oltre trent’anni, per la precisione dalla Coppa UEFA 1990-’91, quando dovette inchinarsi all’Inter.
Ma che “peso specifico” ha questa Europa Conference League? E per quale motivo vede la partecipazione di una sola compagine per ciascuno dei cinque maggiori campionati europei (squadre “declassate” dall’Europa League a parte)?
Il motivo è semplice: tale manifestazione ha visto la luce appunto con l’intento di consentire una maggiore visibilità (e altrettante possibilità di avanzare il più possibile, se non addirittura di trionfare) a formazioni provenienti da campionati di non elevato ranking europeo. La presenza di almeno una formazione per ciascuno dei più rinomati campionati è dovuta non solo al mantenere (ovviamente) aperta la partecipazione a tutte le federazioni, ma anche al garantire comunque lustro alla nuova kermesse.
L’Europa Conference League può (facendo le proporzioni e i dovuti distinguo) essere paragonata a ciò che era la vecchia Coppa UEFA (l’attuale Europa League): un trofeo europeo ufficiale ambito da sodalizi aventi poche possibilità di aggiudicarsi i relativi campionati.
In sostanza, l’Europa Conference League è certamente assai meno rinomata (e altrettanto meno ricca) della Champions League, ma consiste comunque in una manifestazione ufficiale, che merita rispetto e considerazione. Senza dimenticare che anch’essa (così come la Champions League e l’Europa League) consente di maturare punti UEFA, importanti per il ranking europeo di ciascuna federazione calcistica.
Giuseppe Livraghi
Fonte della fotografia: Emanuele Gambino
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