Un bimbo di due anni e mezzo è morto annegato ieri a Santa Severa, località balneare in provincia di Roma. Secondo quanto appurato, il piccolo Francesco, che era stato affidato alla babysitter insieme alla sorellina di quattro anni, si è avvicinato alla riva per giocare con l'acqua ma sarebbe caduto in avanti. Inutili i tentativi del bagnino e del 118 di salvarlo. La procura di Civitavecchia sta ancora indagando sulle dinamiche di quanto accaduto ma non si esclude l'ipotesi di omicidio colposo a carico della baby-sitter che, da quanto appreso, pare si fosse allontanata per fare una telefonata e non si sarebbe accorta di nulla. Sotto inchiesta anche la sicurezza dello stabilimento balneare.
Restano gravi invece le condizioni della bambina che lunedì ha rischiato di annegare nella piscina del centro estivo presso l'istituto scolastico Santissima Vergine delle Suore Orsoline in zona Cassia. Attualmente, la piccola si trova ricoverata in prognosi riservata al policlinico Gemelli. Anche in questo caso, è stata avviata un'indagine da parte dei carabinieri della stazione Tomba di Nerone contestualmente al sequestro della piscina per accertare eventuali responsabilità.
Due casi non certo isolati. Secondo l'organizzazione mondiale della sanità, infatti, l'annegamento è una delle principali cause di mortalità in giovane età. Vediamo quali sono le misure da adottare per portare in sicurezza i più giovani in acqua, sia in mare che in piscina.
I bambini devono essere capaci di nuotare; già dai tre anni di età possono essere iscritti a corsi specifici, dove possono prendere confidenza con l'elemento acqua e non averne paura. Quelli che non sanno nuotare, devono invece entrare in acqua sempre con i braccioli e la super visione di un adulto che sappia nuotare e che non li lasci mai soli. La prima cosa da verificare, sia in mare che nelle piscine, è la presenza del servizio di salvataggio sempre presente.
Prima di entrare in mare o in piscina, è necessario prestare attenzione alla temperatura dell'acqua, soprattutto quando si è a stomaco pieno. Fondamentale è anche conoscere l'ambiente e rispettarne le regole; balneabilità, profondità dell'acqua, percorsi indicati e zone interdette per quanto riguarda il mare. In piscina, invece, è necessario osservare i dislivelli della pavimentazione e i dispositivi che delimitano gli spazi in acqua, restando propria corsia. Prestare attenzione alle bocchette delle vasche dotate di idromassaggio e ai tubi di drenaggio. Vicino alle piscine, assicurarsi che vi siano sempre i presidi di salvataggio come giubbotto e salvagente.
Indipendentemente dalla presenza di bambini, diventa importante anche mettere in atto ulteriori misure di sicurezza in tutte quelle situazioni che possono diventare potenzialmente pericolose anche per gli adulti. Saper gestire il respiro diventa fondamentale, soprattutto quando ci si immerge. Mai farlo da soli, occorre sempre qualcuno che resti in superficie e assicurarsi che ci sia l'apposita boa di segnalazione. In caso di escursioni in mare, che si tratti di barca o gommone, diventa indispensabile indossare sempre il giubbotto di salvataggio. Resta di primaria importanza conoscere l'ambiente e stimarne i rischi, soprattutto se ci si tuffa. In particolar modo, in mare, è consigliato conoscere le specie con cui si condividono gli spazi in acqua. Se si è a conoscenza che un tratto è popolato da animali potenzialmente pericolosi come ricci o meduse, è meglio restare fuori dall'acqua. Infine, è utile imparare le tecniche di rianimazione cardiopolmonare per poter eventualmente intervenire tempestivamente.
L'acqua è l'elemento da cui siamo nati ma può diventare un nemico; impariamo a conoscerla e a rispettarla.
Benedetta Zibordi
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