Wimbledon E Il Dolce/amaro Dei Verdi Prati Inglesi.

Novak Djokovic ha vinto l’edizione 2022 dei Championships.

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Con la vittoria sull’australiano Nick Kyrgios – alla prima finale Slam della carriera – il tennista di Belgrado ha ottenuto il suo settimo Wimbledon – il quarto di fila – e il suo 21° trionfo in una prova del Grande Slam, riducendo di una lunghezza il distacco in questa speciale classifica dallo spagnolo Rafael Nadal che può contare in questa stessa ben 22 tacche e sopravanzando di una lo svizzero Roger Federer, fermo, a sua volta, a 20.

In una stagione che molto probabilmente adesso lo vedrà interrompere i propri impegni a livello di Slam, essendogli per ora preclusa la partecipazione agli Open degli Stati Uniti in partenza a fine agosto, l’attuale numero sette della classifica mondiale ha, dunque, sfruttato al meglio le poche possibilità agonistiche concessegli e può dirsi soddisfatto della sua annata tennistica.

Eppure, Wimbledon quest’anno ci ha regalato tante oltre belle storie oltre quella che, naturalmente, riguarda il/i vincitore/i.

Dall’affermazione in campo femminile nel tabellone di singolare della naturalizzata Kazaka Elena Rybakina nata e cresciuta a Mosca, proprio nell’anno in cui il torneo ha bandito tra mille polemiche gli atleti battenti bandiera russa e bielorussa, al magnifico percorso di un giovane tennista italiano, proveniente dalla Val Pusteria, che fino a quest’anno non aveva vinto neanche una partita - nell’arco della sua ancora acerba carriera, va detto – sui prati inglesi in particolare e nessun altro prato del mondo in generale.

Jannik Sinner, classe 2001, ex allievo di Riccardo Piatti e ora sotto la guida tecnica di Simone Vagnozzi e – proprio a partire dai giorni di Wimbledon – dell’ex pro Darren Cahill, inquadrato come “Supercoach” all’interno dello staff del monegasco di residenza, si è spinto fino ai quarti di finale, dove ha giocato un incontro che sicuramente sarà ricordato dagli appassionati italiani e no.

Issatosi fino al 2-0 è stato poi sconfitto dal futuro vincitore del torneo che a partire dal terzo set, dopo il consueto toilet break ristoratore, a livello fisico e mentale, ha alzato talmente tanto i giri del motore da fagocitare il nostro rappresentante fino al match point che gli ha consegnato la vittoria.

Noi restiamo comunque orgogliosi di una prestazione così solida e promettente e speriamo di poterne godere nuovamente e magari non solo a queste latitudini, sperando, peraltro, che l’altro grande protagonista a strisce tricolori di questi anni di super speranze per il nostro movimento tennistico possa avere in sorte momenti più fortunati di quelli capitatigli recentemente: Matteo Berrettini – tra i migliori tennisti sull’erba in questi 2 anni – nel corso di quest’ultima edizione infatti non ha neanche cominciato la difesa alla finale del 2021, avendo deciso di non affrontare Christian Garin , suo avversario di primo turno – e poi spintosi fino alle sue prime semifinali Slam contro Kyrgios, per dire – a causa di una riscontrata positività al Covid 19.

Il Romano era reduce da due prestigiosi bis. Uno sull’erba di Stoccarda – torneo nel quale aveva trionfato già nel 2019 – e un altro in quel di Londra, al Queen’s, dove era detentore in carica.

Dunque, un ennesimo episodio sfortunato per il ragazzo allenato da Santopadre che, ad ogni modo, ormai da quattro anni ci fa sperare e sognare moltissimo

Il Tennis Italiano allora è vivo e vegeto e lotta con grande ardore.

E noi non vediamo l’ora di rituffarci subito nella mischia.

Più forti e appassionati che mai.

Giuseppe Menzo


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