Clonazione Da Tiffany. La Recensione Di UnfoldingRoma

Clonazione Da Tiffany. La Recensione Di UnfoldingRoma

Gustavo, da poco vedovo della moglie Bettina, si affida a Ludovico Tiffany della società Fast Clonation per poter riavere con sè la sua amata. Ma le conseguenze di questa scelta saranno inaspettate...

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Clonazione da Tiffany è uno spettacolo comico drammaturgicamente scarso ma performato da attori validi.

La scenografia è la stessa per tutti e due gli atti: il candido appartamento del protagonista, arredato stile anni ’50, fa da cornice al susseguirsi di vicende bizzare al limite del pardossale.

Il titolo della pièce fa già intendere lo svolgimento della trama: Gustavo (Enzo Casertano) è uomo emotivamente provato a causa dell’improvvisa morte della moglie Bettina (Teresa Federico) nonchè musa ispiratrice del suo lavoro di pubblicitario. A causa della perdita dell’ispirazione, Gustavo si affida ad una società di clonazione, la Fast Clonation di Ludovico Tiffany (Alessandro Salvatori), che grazie ad un semplice capello gli consentirà di riavere la moglie al suo fianco in carne ed ossa.

Il primo atto si apre con una non identificata figura femminile che intona la canzone “Buon Compleanno” allo sconsolato protagonista. Dopo una serie di esilaranti tentativi falliti nel voler togliersi la vita (dal lazzo troppo lungo, al soffitto troppo basso), Gustavo riceve la visita del salumiere/donnaiolo Guglielmo (Andrea Bizzarri) che, con la delicatezza degna di un elefante in una cristalleria, rimarca più volte come la casa dell’amico sia diventata un mortorio, e che quest’ultimo sia ancora un prestante e affascinante 46enne.

I momenti di becera ilarità continuano quando si scopre che l’oggetto per il quale Gustavo è intento a scrivere un slogan pubblicitario è una toilette da viaggio dal nome “Cagò”...

Poco dopo fa ingresso in scena Etzoko, sedicente fidanzata/geisha di Guglielmo, magistralmente interpretata da Claudia Ferri ma senza un’effettivo senso narrativo; non si capisce infatti la scelta stilistica di voler mettere in scena una figura tradizionale nipponica in un contesto occidentale e contemporaneo.

Un’altra figura marginale ai fini dela narrazione ma ben interpretata da Federica Quaglieri è Pia, l’invidiosa amica dei successi professionali della defunta Bettina, che successivamente (e non si sa per quale motivo) si farà paladina dell’immoralità rispetto all’innovativo progetto della clonazione umana portata avanti da Ludovico Tiffany.

Dopo quasi un’ora di “prefazione” si arriva finalmente al succo del discorso: dopo aver ricevuto una telefonata dalla Fast Clonation, Gustavo riceve in casa Ludovico Tiffany alias signor Colombo per via del suoi tic misti a versi onomatopeici che ricordano il volatile (anche qui non si capisce per quale motivo), al fine di mostrargli come poter riavere la sua amata Bettina.

Il primo atto si conclude con una scena malamente ripresa film “Ghost”: Gustavo, intento a preparare una parmigiana di melanzane in ricordo della moglie che sarà di lì a breve clonata mediante un capello, viene accompagnato dalla colonna sonora del film di Jerry Zucker cantata dal singor Tiffany e dalla stessa non identificata figura femminile della prima scena (forse il fantasma di Bettina...).

Lungo il corso del secondo atto Gustavo si rende conto che la moglie resuscitata per mezzo della macchina clonatrice è insopportabile e dispotica, tanto che chiede al signor Tiffany di sbarazzarsi di lei mediante il processo di clonazione inversa. Purtroppo però, una serie di fortuite coincidenze non faranno in modo che ciò accada, e il povero Gustavo si ritroverà vittima della suo stesso desiderio.

Clonazione da Tiffany è uno spettacolo che ci insegna che la clonazione ha funzionato solo con la pecora Dolly.

Federica Geremia

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