Chi Ha Paura Di Virginia Woolf Al Teatro Argentina

Chi Ha Paura Di Virginia Woolf Al Teatro Argentina

“Chi ha paura di Virginia Woolf?” è un testo tanto “conoscibile” quanto attuale, quanto potente, in grado di trasmettere tutte quante le difficoltà e le atrocità tipiche del rapporto di coppia. Se non addirittura le più dolorose gioie.

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“Chi ha paura di Virginia Woolf”, spettacolo di Edward Albee, diretto da Antonio Latella, tradotto da Monica Capuani ed interpretato da Sonia Bergamasco, Vinicio Marchioni, Ludovico Fededegni e Paola Giannini è stato in scena presso il Teatro Argentina di Roma dal 31 gennaio al 12 febbraio.

Lo spettacolo della durata di 2h40’ escluso intervallo consta di due tempi.

In un interno borghese, come molti se ne sono visti e come molti altri – probabilmente - se ne vedranno, 2 coppie si trovano a condividere una lunga notte accompagnandosi per tutta la durata della narrazione con l’ausilio di verità disvelate, accuse trasversali e crolli inevitabili.

Di questo spettacolo troppo ci sarebbe da scrivere se non fosse davvero poca la novità che oggi, anno Domini 2023, si riscontra in una drammaturgia rinfrescata nel linguaggio dalla Capuani di cui sopra e dall’intervento nella sua sostanza di Linda Dalisi.

Ma il fatto che sia assente qualsiasi forma di innovazione e/o originalità rispetto all’oggi – cosa peraltro plausibile un testo datato 1962 – non sta assolutamente a significare che il portato sociologico/antropologico/emotivo dell’opera stessa sia risibile. Anzi, tutt’altro.

“Chi ha paura di Virginia Woolf” è un testo tanto “conoscibile” quanto attuale quanto potente, in grado di trasmettere tutte quante le difficoltà e le atrocità tipiche del rapporto di coppia. Se non addirittura le più dolorose gioie.

Leggendo le note di regia, pare che il lavoro del vecchio direttore della Biennale Teatro di Venezia altro non sia stato che quello di mantenere inalterate le indicazioni e le convinzioni di quell’Albee che credeva negli scambi dialogici a forte impatto energetico, puntando tutto su ritmi molto sostenuti che fortificavano parole di per loro già al vetriolo e che esasperavano quella tensione che gli stessi fonemi contribuivano a far crescere istante dopo istante.

E in questo la coppia dei primi attori – Marchioni e Bergamasco – è di una bravura indiscutibile, riuscendo a disegnare con ottima tecnica e grande cuore la disperazione nell’amore più puro e la felicità in un dolore evidentemente inevitabile.

Molto interessante anche la giovane coppia che completa il quadro della storia. Fededegni e Giannini sono all’apparenza sacrificati sull’altare della fama dei due più illustri colleghi, ma, chi in un modo e chi nell’altro, progettano i loro personaggi con mestiere ed ineccepibile efficacia.

La Giannini ammanta il proprio corpo di un’aggraziata mancanza di carisma e si muove tra le scene di Annelisa Zaccheria con una studiata ineleganza cerebrale e fisica, mentre Fededegni – premio Ubu 2022 ex aequo come miglior interprete Under 35 per questo stesso ruolo –, nonostante un’apparente maggiore difficoltà a tenere il passo dei due Over che da testo lo sollecitano parecchio in appassionati incontri verbali, si mantiene più che onorevolmente in scia fino all’esplosione di tutto il suo talento musicale che si concretizza in uno straordinario assolo al pianoforte.

Lo spettacolo si muove con sveltezza e senza intoppi ed il merito è da ascrivere a tutta la struttura che nel corso dell’articolo si è genuinamente omaggiato oltre ad averli, per correttezza deontologica, citati.

Completano l’elenco dei crediti, sempre per perseguire nella scia appena dichiarata, Graziella Pepe – costumista -, Simone De Angelis – light designer – e Franco Visioli, autore di suoni e musiche.

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