Roma - Lazio

Tagliavento, il risultato all’inglese, le motivazioni, la Roma stessa. Analizzare solo il presente rappresenterebbe un grave errore. I problemi partono da molto lontano. Il termine di “gestione” sta venendo meno creando ancora più tensioni.

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Tagliavento, il risultato all’inglese, le motivazioni, la Roma stessa. Analizzare solo il presente rappresenterebbe un grave errore. I problemi partono da molto lontano. Il termine di “gestione” sta venendo meno creando ancora più tensioni.

Non sarebbe stata una partita semplice. Pioli in conferenza stampa ha cercato di “dribblare” una tensione normale prima della vigilia di una partita a parte come il derby. Motivazioni a confronto, parole di forte incoraggiamento verso i propri giocatori e un non “sbottonarsi” tipico di chi è sotto botta in un momento delicato. Si sono analizzati i diversi momenti di Lazio e Roma: dal monte ingaggi alla rete di Yanga Mbiwa. Tutto deontologicamente corretto o quasi.

“Non c'è vento favorevole per il marinaio che non sa dove andare”. Seneca parlava abbastanza chiaro, adorato anche da chi, 10 anni fa, prese il timone di questa nave per portarla in lidi differenti da quelli esistenti all’epoca con buoni propositi e con qualche zavorre in meno. La vita poi cambia alcune persone pur non intaccando l’entusiasmo di partenza. Nuovi ruoli e qualche uscite inappropriate, le spalle sempre coperte e una tattica aziendalista che il più delle volte ha portato ad una sconfitta del piccolo rispetto al grande. Ed ecco che piano – piano si arriva al pettina che incontra tutti i nodi. Nessun confronto con la squadra, con il presidente, con il DS. Solo Pioli, mandato in una sorta di gogna mediatica a trovare le giuste parole per giustificare i momenti delicati vissuti sino ad ora. Fa tenerezza a volte. Sempre lui, con l’aria di chi ci crede ma nei momenti topici viene semplicemente smentito. I numeri parlano abbastanza chiaro: nessuna vittoria contro le big incontrate sino ad ora, finale di Coppa Italia e Supercoppa perse contro la Juventus, Preliminare di Champions fallito, peggior difesa in campionato insieme a quella del Carpi ultimo in classifica, derby perso e tanta fatica a trovare il giusto assetto. Guardare il passato non serve e fare i paragoni è sbagliato. La Lazio dello scorso anno è una lontana e bellissima cartolina. Oggi è un’immagine sbiadita di se stessa, con interpreti che molto probabilmente hanno finito un ciclo nella città eterna e devono, obbligatoriamente, cambiare aria. Il 4-3-3 non ha portato i frutti sperati. Rimane un tecnico solo, a giustificare i troppi inciampi. L’unica, magra consolazione sono i possibili introiti futuri in Europa League, ad un passo dalla qualificazione. Presagio di una stagione anonima.

La sconfitta è soprattutto sugli spalti, ma qui Pioli, la società e la squadra non hanno colpe per via delle restrizioni adottate dal prefetto Gabrielli volte a bloccare il tifo violento nei settori più caldi delle due tifoserie. Se le curve hanno aderito allo sciopero, sulle tribune si è visto un notevole colpo d’occhio romanista. Ai laziali poco più di 2000 tagliandi, il resto riservato ai spettatori di casa.

Lazio da protesta, inerme.

La gara mette la ciliegina su una torta mal riuscita. Dzeko induce il mediocre Tagliavento ad un rigore inesistente che incanala la gara in una determinata direzione, con il vantaggio romanista e un’inettitudine laziale a farla da padrone con l’unica azione degna di nota giunta al ridosso del primo tempo e dopo un palo e tre azioni clamorose per la Roma. Nel secondo tempo Lulic entra su Salah in maniera scomposta con il direttore di gara che sbaglia due volte adottando una sorta di compensazione al rigore concesso nel primo tempo e senza ammonire il giocatore bosniaco. Gervinho chiude i giochi, mettendo in risalto il momento poco lucido di Marchetti siglando il 2-0 con una rete sul proprio palo da coprire e dopo un’azione magistrale, a tagliare fuori la difesa laziale. Per il solitario Pioli tanti rebus da risolvere, il pettine intanto ha trovato i nodi e le scusanti sembrano essere finite. Perdere il derby ha tante sfumature, la Lazio ha colto quella più brutta. Protestare è un atto dovuto. Non sono escluse sorprese

Infine il tecnico Garcia: nega l’evidenza mostrando una mediocre onestà intellettuale non riconoscendo l’errore di Tagliavento. Modi e stili in linea con un personaggio accettato con forza anche dagli stessi sostenitori romanisti.

A prescindere da tutto: “di domani non v’è certezza”. Il buon De Medici non sbagliava. Sottigliezze.

Mirko Cervelli

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