Le Nuvole Di Aristofane Librano Il Teatro Arcobaleno

Le Nuvole Di Aristofane Librano Il Teatro Arcobaleno

In scena al Teatro Arcobaleno, dal 17 Marzo al 2 Aprile, uno dei capolavori della commedia classica, per celebrare il 30esimo anniversario della compagnia teatrale Castalia, fondata e diretta da Vincenzo Zingaro.

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Una volta varcato l’ingresso del Teatro Arcobaleno, si deve avere la consapevolezza di aver valicato uno squarcio spazio-temporale, violando dolcemente quella linea sottile che separa il tempo, dal suo scandirsi. L’arte possiede a volte la facoltà di far arrotolare le lancette dell’orologio su sé stesse, fino ad addensarle come cromatina, cedendogli la possibilità di replicarsi, come accade nella biologia, come succede al DNA.

Il DNA di Aristofane in questo caso, si è replicato nel progetto di Vincenzo Zingaro, che ha ridato nuova vita a “Le Nuvole”, in una rivisitazione coerente e molto attuale: uno spettacolo fortemente suggestivo, dai tratti onirici, ondeggiante e spumeggiante, caratterizzato da momenti di risacca intellettuale, che sopraggiungono spontanei, nei quali lo spettatore è portato a riflettere su temi molto attuali attingendo dall’esperienza antica e questo, dimostra quanto la società si basi spesso sull’ereditarietà culturale.

L’autentico spirito del teatro classico, viene intrappolato sulla scena anche grazie ai curatissimi costumi di Paola Lantorni, e le splendide maschere caratterizzanti il teatro di quel tempo, create per l'occasione proprio per Vincenzo Zingaro, che riportano la prestigiosa firma dell’artista Rino Carboni, maestro del trucco e degli effetti speciali nel cinema internazionale, storico truccatore che vanta collaborazioni con Fellini e Sergio Leone. Proprio grazie al genio delle maschere, tra paleolitico e dionisiaco (trovato poi desueto dalla riforma postuma e incalzante del teatro), la commedia può articolarsi in una cascata di eventi, in cui più e diversi personaggi, possono essere interpretati dai medesimi attori; il protagonista che si presta a secondo attore o un personaggio femminile che si trasforma in spiritello. Così, la mimica corporea e la voce, acquisiscono la duttilità delle forme, che le maschere invece riproducono nella loro “paralisi” comunicativa.

Suggestivo, al profumo di prime scoperte sullo spazio mobile, l’ingresso in scena di Socrate.

Incanto, nelle risa semplici della platea, sentimenti e umori accesi dalle gag scoppiettanti dei personaggi e la fusion scenica tra il mondo di Aristofane e quello di Walt Disney.

Figure allegoriche prendono forma sulla scena: “La trinità del caos, delle nuvole, della lingua”, a sorvegliare e bisbigliare negli angoli della disputa tra discorso maggiore e discorso minore, tra il giusto pensare e quello sbagliato, l’elevato intelletto e quello più gretto.

Nonostante i 2400 anni trascorsi dalla prima rappresentazione de “Le Nuvole”, inscalfito l’attacco ai sofisti, dipinti da Aristofane come dei ciarlatani, dediti a contrabbandare idee senza senso, pericolose, ma seduttive, poiché espresse con l’ecletticità e l’abilità dialettica del seducente ma effimero modello dei filosofi. Trame di un tessuto, che si intrecciano in modo molto attuale, contro la degenerazione del sistema televisivo e dei social-media, che presentano spesso modelli inconsistenti e anucleati.

Un palcoscenico incantato e ipnotico quello dell’Arcobaleno, grazie alle catalizzanti scene ricreate dal regista e alla variopinta poliedricità e bravura degli attori tutti: Fabrizio Passerini, Ugo Cardinali, Rocco Militano, Pietro Sarpa, Laura De Angelis, Sina Sebastiani, Valeria Spada.

In principio, lo spettacolo inaugurò nel 1992, segnando l’inizio dell’importante percorso di rivisitazione del Teatro Classico, che Zingaro conduce da ormai 30 anni, alla guida della Compagnia Castalia, con la quale ha sempre e progressivamente riscosso un grande successo di pubblico e di critica, dando vita ad un progetto culturale unico in Italia, che ha coinvolto oltre 500.000 studenti e prestigiose università italiane ed europee.

Vincenzo Zingaro con questo spettacolo, fresco, tradizionale e al tempo stesso innovativo, mantenendone la giusta classicità, ha generato un collante culturale, armonioso e aggregante.

Salomè Da Silva

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