Francesco Verdinelli

L'eclettico artista compositore, fondatore del teatro "Lo Spazio", che vede la comunicazione come futuro ed emozione

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Se un piccolo teatro come “Lo Spazio” riesce ad imporsi con un’incredibile energia diventando nella Capitale una realtà di aggregazione importante non solo per il tipo di rappresentazioni ma anche per  quanto riesce ad esprimere come punto di incontro, il merito va soprattutto a Francesco Verdinelli che lo ha fondato con passione ed entusiasmo.

Compositore e musicista, ha scritto le musiche di scena per oltre 180 fra pieces teatrali, colonne sonore, programmi televisivi e pubblicità oltre a sviluppare progetti legati a nuove tecnologie e nuovi mezzi espressivi, partendo proprio dalla composizione della musica come forma di comunicazione più profonda.

Lo abbiamo incontrato proprio a “Lo Spazio” in occasione della rappresentazione di “12 Baci sulla bocca” scoprendo un uomo che nonostante l’importanza conquistata, ricordiamo che è stato invitato anche  dall'ONU negli USA a partecipare al World Television Forum, è rimasto di un’estrema semplicità pronto a mettersi sempre in gioco per ogni forma d’arte compresa quella più tecnologica.

Quello che viene fuori è soprattutto il suo ecclettismo e la voglia di mettersi sempre in gioco pur di sperimentare nuove emozioni da trasmettere poi al pubblico. 

Dal suo curriculum emerge che lei è sicuramente un grande comunicatore. Qual è il mezzo che più le consente di trasmettere quello che sente alla gente…

Oggi non si può dire che c’è un mezzo unico per trasmettere quello che ci interessa  perché i mezzi di comunicazione si stanno mescolando per cui c’è la necessità di usarli tutti compresa la carta stampata che, nonostante abbia avuto un calo, riveste sempre la sua importanza. Di certo il teatro mi da la possibilità di comunicare emozioni forti, reali, non per niente amo gli spettacoli dal vivo. La musica, invece, è capace di arrivare direttamente al subconscio per cui rimane la forma di comunicazione più alta.  

All’Argentina di Roma è andata in scena “Un’opera lunga un giorno” la tragedia-maratona di Jan Fabre iniziata il sabato alle 19 e terminata alla domenica alla stessa ora. Nel suo teatro ha mai pensato di promuovere questi eventi…

Ventiquattro ore sono dure ma possono anche essere divertenti se organizzate nel modo giusto assicurando al pubblico tutti i comfort del caso. A me piace molto e mi diverte giocare con lo spettacolo per cui ben vengano queste nuove proposte di intrattenimento e, se capita un’occasione degna di rilievo, non esiterò a proporla anche a “Lo Spazio”.  

Quale spettacolo sente più suo all'interno della programmazione del Teatro “Lo spazio"...

Non ho nessuna preclusione e non distinguo fra teatri diversi. Per me non esiste un genere particolare ma solo dei lavori che possono essere buoni. Certo, per il mio teatro mi oriento più sulla drammaturgia contemporanea dove si mescolano vari generi come il civile, il sociale, la musica fino a prevedere anche la tecnologia.  

A lei spaventa il percorso logico tipico dell'artista italiano...

Qualsiasi percorso può essere logico anche nella sua illogicità.  Questo vale soprattutto per un artista per cui non mi preoccupa il percorso piuttosto guardo al risultato finale. Non è importante come ci si arriva ma l’unica cosa veramente fondamentale  è sapere dare al pubblico delle emozioni vere. 

Dopo sei anni, la Guzzanti torna a teatro con il nuovo show “Come ne venimmo fuori”, in cui immagina il futuro dell’Italia fino al 2041. Andrà a vedere lo spettacolo e cosa pensa della satira nel nostro paese…

I tre fratelli Guzzanti sono straordinari, ho avuto il piacere anche di avere Caterina in una mia produzione qualche anno fa. Sicuramente andrò a vedere lo spettacolo di Sabina perché lei merita ed ha un grande talento. A dire il vero la satira non la seguo molto anche se credo che può essere efficace quando non è sopra le righe. A me piace la satira audace che però riesce a rispettare determinate regole senza esagerare.  

Nel 1995 ha ideato e realizzato il primo spettacolo teatrale al mondo sulla scena ed in video in Internet. Come ricorda quella esperienza e quale è oggi il suo rapporto con il web…

Diciamo che per un italiano essere invitato alle Nazioni Unite per essere stato il primo a trasmettere in rete uno spettacolo, è sicuramente una grande soddisfazione. All’inizio nessuno ci credeva al mio progetto e molti mi dissero che non era possibile realizzarlo poi, grazie all'aiuto di un amico, abbiamo creato un sistema efficace tanto che, quando lo abbiamo presentato, le redazioni giornalistiche non credevano ai loro occhi nel vedere la conferenza stampa in diretta sul web. Il futuro è inevitabile ed è sempre in evoluzione ed io sono un audace per cui mi sento di essere ancora un pioniere che vuole anticipare i tempi. Quindi continuo a sperimentare anche se temo che ormai il web ci ha dato quasi tutto. 

A New York nasce il “Virtual comedy club”, teatro dove i più grandi comici deceduti resuscitano in formato digitale per intrattenere la platea. La trova interessante come idea...

Se i parenti sono d’accordo, perché no. Infondo 15 anni fa mi inventai uno spettacolo a distanza con attori che per la prima volta al mondo hanno recitato contemporaneamente sulla scena in teatro e da varie nazioni insieme in audio e video attraverso le reti.  A questo progetto ne sono seguiti diversi altri anche se per realizzare la cosa occorrevano grossi mezzi. Oggi con la nuova tecnologia è diventato tutto più semplice…anche fare resuscitare i morti.  

Lei è più propenso a tutelare un'opera oppure l'autore...

E’ importante tutelare entrambi perché l’autore vive di diritto d’autore. Io come compositore sono un grande difensore del diritto d’autore anche perché vivo di questo e grazie a questo mi sono potuto permettere tante cose fra cui l’apertura del Teatro Lo Spazio. Oggi purtroppo l’autore non è molto garantito, basti pensare che nel 2012 la Siae ha deciso di non dargli più il diritto alla pensione e sicuramente non lo trovo giusto. Allo stesso tempo bisognerebbe salvaguardare meglio le opere, ricordo con i brividi la pubblicità di un detersivo con la musica di Mozart. 

Le ultime parole di una persona possono spesso accendere una luce sulla loro personalità o sulle circostanze in cui sono morte. Leonardo da Vinci, per esempio, disse: “non ho offeso Dio e gli uomini, perché il mio lavoro non ha raggiunto la qualità che avrebbe dovuto avere”  e Beethoven: “applaudite amici, la commedia è finita” …  Lei con quale frase vuole essere ricordato?

“Il futuro e l’emozione della comunicazione” 

C'è qualche leggenda metropolitana che nel suo teatro si è manifestata in questi anni ...

Al Teatro “Lo Spazio” si può definire leggenda tutto quello che si è realizzato al suo interno. Quasi un piccolo scrigno dove sono custodite tutte le  esperienze artistiche e soprattutto umane. Infondo ho voluto creare un luogo che avesse come principale caratteristica quella dell’accoglienza. Nel mio Teatro c’è la giusta atmosfera  per apprendere, incontrare, inventare, conversare…non a caso molti spettacoli sono stati creati proprio qui. E poi siamo aperti ad ogni tipo di evento, a cominciare da quelli dedicati all’arte  con un ambiente che bene si presta alle mostre contemporanee. 

Pensa che vedere il dramma  "12 Baci sulla bocca" possa fare bene a tutti quei politici ancorati alle loro idee contro i matrimoni gay in Italia...

Credo proprio di si. Questo è uno spettacolo che può insegnare tanto a tanti.  “12 Baci sulla bocca” ha un percorso drammaturgico legato alla storia individuale che può interessare qualsiasi tipo di spettatore e poi ha una semplicità immediata che arriva direttamente al cuore. E’ un messaggio duro ma assolutamente profondo che deve portare tutti a riflettere. Per quanto mi riguarda sono assolutamente d’accordo ai matrimoni fra persone dello stesso sesso e credo che non ci si possa più ancorare a posizioni anacronistiche negando quelli che sono dei veri e propri diritti. 

                                                                                                         Rosario Schibeci 

Foto di copertina: Fabio Spagnoletto 


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