Cosa Aspettarsi Dalla Stagione 2023/2024 Del Milan

Cosa Aspettarsi Dalla Stagione 2023/2024 Del Milan

Un analisi a tutto tondo della rinnovatissima squadra rossonera, affidata ancora una volta a Stefano Pioli

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Tornata la Serie A, sta per arrivare anche il turno del Milan: questa sera, a Bologna, esordio ufficiale per una squadra rossonera totalmente rinnovata. Non sarà un anno zero, come "Pinocchietto" Furlani aveva dichiarato al raduno, opportunamente imboccato da chi di dovere, ma di sicuro è da considerarsi almeno un anno "0,5".

Parliamo di un Milan che ha ceduto alla cifra "monstre" di 80 milioni di Euro il suo giocatore più rappresentativo, Sandro Tonali, per finanziare un mercato che ha permesso di costruire la squadra su totale indicazioni di Stefano Pioli, che in questo modo si è preso (finalmente) una grande responsabilità sulle spalle, dopo essere riuscito a prendersi i meriti dell'unico successo importante in carriera, il campionato e scaricare tutti i demeriti su Paolo Maldini.

Personalmente, fossi stato nei panni della società, avrei tolto quel ",5" e sarei ripartito da un tecnico diverso, affidando questa gestione "a la Ferguson" a qualcuno di più alto livello ed esperienza internazionale, ma la scelta è stata fatta e sarà giusto fare il tifo per Pioli. In tal proposito, visto che mi si chiede sempre cosa ne penso, ci tengo a sottolineare come non lo ritenga scarso: per quanto mi riguarda, si tratta di un buon allenatore, meglio dei suoi ultimi predecessori (per quel che ci vuole, visti i nomi in lizza…), ma un gradino sotto alle ambizioni di una squadra che vuole tornare tra le grandi non solo in Italia, come sta riuscendo a fare, ma anche in Europa.

Nello specifico, ritengo Pioli un buon gestore del gruppo, disponibile al dialogo e capace di mettere in campo i giocatori con le caratteristiche che più si adattano alle sue idee di gioco, ma con enormi limiti sia di lettura della partita (cambi in primis), che di adattamento: da che mondo e mondo, l’allenatore bravo è quello che maggiormente si sa adattare agli uomini a disposizione e dare un’identità alla squadra esaltando le loro caratteristiche, non le proprie, cosa che il tecnico rossonero ha dimostrato di non saper fare o almeno non sempre.

Emblematico il caso di Charles De Ketelaere, provato in tre ruoli diversi dal proprio a mai nemmeno sperimentato come esterno destro: l’unica posizione che avrebbe potuto ricoprire nel 4-2-3-1, il tutto per mantenere titolare un calciatore inadeguato come Junior Messias (che difatti è stato immediatamente ceduto al Genoa) e come sua alternativa “l’adattato” Saelemaekers, arrivato come terzino, cresciuto come esterno offensivo e ora messo praticamente fuori rosa, in attesa di squadra.

A questo si aggiungono un po’ di testardaggine (i tifosi devono ringraziare gli infortuni di mezza difesa titolare, che hanno “salvato il soldato Thiaw”, giocatore dal potenziale enorme, ora piazzato fisso al centro del reparto dopo aver corso il rischio di non scoprirlo mai) e petto rigonfio post-scudetto che hanno portato alla sciagurata stagione scorsa, sufficiente soltanto per merito della squalifica della Juventus, altrimenti forse staremo parlando di altro. Una stagione che, se accolta con intelligenza, dovrebbe avere aiutato Pioli a sgonfiare un po’ il petto e tornare al giusto livello di umiltà per guidare una squadra più grande di lui: il passaggio al 4-3-3, richiesto a gran voce da un anno da molti (me in primis), potrebbe essere un indizio in tal senso, ma poi come sempre sarà il campo a parlare.

In tal proposito, è ora di parlare del mercato, già giudicato “da 9" da molti tifosi e addetti ai lavori con poca memoria, dato che l’estate del 2017 dista sei anni e non sessanta. In questo caso, le scelte, a differenza di quanto fecero Mirabelli e Fassone, hanno il merito di basarsi su richieste del tecnico e, soprattutto, di dare una grande iniezione di qualità dalla cintola in su: caratteristica fondamentale per un tecnico che si basa molto sulle capacità dei singoli, in particolare quella di saltare l’uomo e puntare la porta. Entrando nello specifico, il nome che balza subito all’occhio è quello di Christian Pulisic: jolly offensivo di alta qualità, anche se non molto prolifico, capace di ricoprire tutte le posizioni sulla trequarti, scelto per contendersi il posto sulla fascia destra con l’altro neo-acquisto: Samuel Chukwueze, calciatore di gamba con grandi capacità di tiro.

A centrocampo, il nome di punta è Tijjani Reijnders: mezz’ala offensiva olandese che ci ha messo poche amichevoli a prendere in mano le chiavi del centrocampo rossonero, dimostrando da subito doti rare nella nostra Serie A. Al suo fianco, Ruben Loftus-Cheek: un gigante fragile che non ha bisogno di presentazioni, data la lunga militanza in Premier League, che se riuscirà a vincere la battaglia col suo fisico potrà farsi valere sia nella posizione di mezz’ala, che di eventuale vertice alto, nel caso Pioli decidesse (anche a partita in corso) di coprirsi maggiormente, un po' come faceva Kessié negli ultimi mesi della stagione terminata col Tricolore. Il terzo nome è quello di Yunus Musah, statunitense fortemente voluto dalla società, mediano in nazionale e mezz’ala nella testa del tecnico, che va a chiudere un centrocampo a cui sembra mancare qualcosa in termini di equilibrio.

Titolare davanti alla difesa, almeno fino al (lontano) rientro di Bennacer, sarà infatti Rade Krunic: fino all’anno scorso riserva di lusso e adattato al ruolo, con il redivivo Adlì, dotato di piede più educato del bosniaco, ma certamente meno “equilibratore”, scelto come sua alternativa. Il cruccio del nuovo Milan sarà tutto qui: la difesa, che orfana di Gabbia avrebbe bisogno di almeno un altro tassello a livello numerico, riuscirà a reggere un impianto di gioco tanto votato all’attacco?

Chiudiamo parlando di acquisti meno roboanti, ma non per questo meno importanti: l’arrivo di Marco Sportiello, infatti, porta il Milan ad avere finalmente un vice-Maignan affidabile, con tutto il rispetto per il buon Tatarusanu e le sue parate nei derby. In avanti, la sorpresa potrebbe essere Noah Okafor, duttile esterno sinistro adattabile a punta di movimento, che parte come vice-Leao, ma non dimentichiamo l’arrivo da svincolato di Luka Romero, giovanissima “pulce” che ha incantato nel pre-campionato con la sua classe, anche se non pare pronto per un ruolo di primo piano in questo Milan. Stessa curiosità desta l’arrivo in prestito di Alex Jiménez, giovane terzino di proprietà del Real Madrid e di grande prospettiva.

Cosa aspettarsi da questo Milan, dunque? Non è facile fare un pronostico su una squadra tanto rinnovata, seppure dotata di una corsia di sinistra rodata e di altissimo livello come quella formata da Theo e Leao, pertanto mi limiterò a quelli che sono (a mio parere) gli obiettivi minimi da raggiungere:

- Trovare un buon livello gioco, regolare per tutta la stagione

- Rimanere costantemente in lotta per le prime quattro posizioni in Serie A

- Superare il Girone di Champions League (a patto non sia proibitivo, vista la fascia di partenza differente dallo scorso anno)

- Fare bene in Coppa Italia, cercando di andare fino in fondo

Dopo una campagna acquisti come quella sopra descritta, che probabilmente verrà ulteriormente puntellata da qui a fine mese (un vice-Theo e un vice-Giroud, oltre a Marco Pellegrino, centrale difensivo in arrivo dall'Argentina) per avere la copertura di due giocatori di livello in ogni zona del campo, non credo di mostrare grosse pretese. Vincere, in una situazione di equilibrio, è spesso questione di dettagli e dunque non si può prevedere. Al contrario, quello che si può pretendere è che la squadra sia messa nelle condizioni di provarci e sperare che la rotondissima palla scelga di andare nella direzione giusta.

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