Apre UKIYO-e Il Romaeuropa Festival 2023

Apre UKIYO-e Il Romaeuropa Festival 2023

Alla Cavea dell'Auditorium Ennio Morricone la trentottesima edizione parte con Sidi Larbi Cherkaoui e il Ballet du Grand Théâtre de Genève

stampa articolo Scarica pdf

Aperta  la trentottesima edizione del Romaeuropa Festival con UKIYO-e di Sidi Larbi Cherkaoui e del Ballet du Grand Thèàtre de Genève, articolato dal Direttore Generale e Artistico Fabrizio Grifasi con il titolo “Le geografie del nostro tempo”, una rappresentazione volta a rivelare il mondo com’è in tutte le sue forme. Un affascinante invito ad esplorare non solo la bellezza creata dall’essere umano ma anche il districarsi di un insieme di connessioni che danno luogo al disegno di una mappa fatta di linguaggi ed estetiche, incontri e dialoghi, comunità e cooperazione. UKIYO  in epoca medievale indicava l’impermanenza della vita quotidiana, la sofferenza generata dall’attaccamento alle cose terrene e la necessità a distaccarsene, Yo (mondo), UKI (della sofferenza). All’inizio del periodo Edo, sviluppatosi nelle città di Tokyo, Osaka e Kyoto, tale termine subì un cambiamento radicale deviando completamente di significato, il Kanji di UKI si trasformò in quello di “fluttuante”, cosicché il mondo della sofferenza divenne quello della bellezza della vita quotidiana delle città. “Le geografie fluttuanti”, l’UKIYO-e  è una forma di rappresentazione democratica del mondo, un modo per creare qualcosa che rimarrà per sempre. “Vorrei creare un’ode dedicata a certi elementi di questa geografia ma in modo astratto e non letterale” La scelta di aprire il balletto con il Giappone è riferito al fatto che per Sidi il Giappone è una geografia. Szymon Bròska il compositore polacco,  ha creato la composizione pensando alle tensioni che ci sono nel suo paese, Alexandre Dai Castaing ha lavorato con gli elementi naturali come il vento e il mare, che evidenzia una natura pericolosa ed allo stesso tempo rassicurante. Tre gli elementi sonori che si scontrano in UKIYO-e: le composizioni di Szymon, più classiche legate al pianoforte e al suono del violino, la musica di Alexandre Dai Castaing dall’aspetto futuristico e infine la musica tradizionale giapponese, Shogo Yoshii alla percussione, uno dei più importanti percussionisti giapponesi che ha lavorato a lungo con i Kodo. Un suono che crea uno strano flusso, un oceano di suoni, una poesia di canzoni tradizionali immerse nella musica elettronica lasciate a dialogare con la musica classica occidentale o contemporanea. Dopo il COVID c’è stata l’esigenza di riconnetterci con la geografia del nostro pianeta, l’isolamento ha tralasciato l’interesse di ciò che avveniva dall’altra parte del mondo, questa danza vuole creare un ricollegamento con le cose che arrivano da lontano da ricercare in noi stessi. Lo scenografo newyorkese Alexander Dodge, il costumista giapponese Yùma Nakazato insieme ad un team internazionale che hanno contribuito alla creazione di questa danza mescolando diverse culture. La poesia di Tempest inserita nello spettacolo con l’UKIYO-e  per Sidi hanno una connessione spirituale, nell’insieme entrambe rappresentano una forma di ricerca per rimanere fedeli a sé stessi, per prenderci cura di noi stessi. Un insieme di persone provenienti da tutto il mondo si riuniscono nella terra di Cherkaoui, un mondo fluttuante, come il mare, un senso di pace che da una sensazione di stabilità anche quando tutto inizia a mutare. Meravigliosa la coreografia, le  scale realizzate da Alexander Dodge sono legate all’idea di posizionarsi tra l’alto ed il basso, rappresentano una metafora, una sensazione di galleggiamento, mutano forma e significato. Un disegno infantile di scale che non vanno in nessuna direzione e a un certo punto si allineano e creano ponti, luoghi,  finendo poi nel vuoto mentre il ritmo e la musica ne stabiliscono il tono. Nelle prospettive più ampie possono significare non sentirsi al sicuro, come al centro del deserto o del mare, dove non ci si può nascondere,  si è completamente esposti. UKIYO-e  indaga e prova ad affrontare tale sensazione, una continua cerimonia carica di speranza, un invito a continuare ad ascoltare. Uno splendido spettacolo curato in ogni dettaglio, tecnica, coreografia, scenografia, costumi anche se poco coinvolgente a livello emotivo ed emozionale. Stefania Petrelli 

© Riproduzione riservata