In una frenetica settimana, nel pieno della fashion week, l'artista ci riceve a pochi passi da Milano, in una periferia silenziosa. Il suo studio è un concentrato di vita colorata, tele in partenza e tele in arrivo, perché Omar Hassan è tra i più significativi esponenti dell’arte contemporanea italiana e il suo movimento artistico è senza sosta.
Omar Hassan classe 1987, nasce e vive a Milano ma il suo domicilio è il mondo. Conosciuto ed apprezzato da critici, collezionisti, star del cinema ha esposto a Tokyo, Londra, New York, Miami, Singapore, Berlino e in Italia a Milano, Napoli, alla Biennale di Venezia, Palermo e Torino. Ha una brillante carriera da pugile che interrompe per problemi di salute, mentre la sua passione per l'arte e la pittura la coltiva senza interruzioni. Riprende i guantoni non per boxare ma per dipingere, questi diventeranno i suoi pennelli.
Il suo atelier è denso della sua storia indagatrice, proiettata verso un mondo multietnico, libero senza etichette nè infrastrutture. Ci sono tappi, metafora del primo respiro del colore, dipinti uno ad uno con le dita per dare importanza al singolo, esaltarne l’unicità e valorizzarne la differenza. Ci sono opere scultoree pittoriche che si fondono armoniosamente insieme, prendendo e donando luce e colore. C'è un suo autoritratto: un puntino arancione dipinto sul muro inquadrato con una cornice senza vetro, il cui colore arancione sborda da essa. Rappresenta la vitalità che porta dentro, la positività e l'incredibile simpatia che ci contagia e che ci mette a nostro agio. Si avanza tra colori e bombolette fino ad arrivare nel ring, nella sua ultima sala dove avvengono i miracoli, dove le tele prendono luce e il colore diventa gesto. A terra i suoi guantoni, con loro dipinge modulando il gesto e vibrando l'aria. E in questo grande spazio dove anche i muri sono ricoperti di tela iniziamo l’intervista.
Partendo dalle tue origini, dalla tua famiglia è molto bello che la tua visione sia di integrazione, di unione e arricchimento di culture. Ha influito nella tua pittura questa energia data da diverse culture?
Si certo. I miei genitori, madre italiana cattolica e padre egiziano mussulmano, che vivono e convivono insieme in armonia, sono stati sempre il mio esempio di tolleranza. Sono il risultato della mescolanza di due diverse culture e sono cresciuto con la fortuna di avere una mentalità aperta, comprensiva e curiosa verso il mondo.
Nella tua performer di Londra dove per la prima volta hai usato i guantoni come pennelli è prevalsa la rabbia di non poter più continuare la carriera da pugile o la felicità di poter unire le tue due passioni pugilato e pittura?
Rabbia non c’è mai stata. La prima performance per me è stata la ciliegina sulla torta. Era un'idea di quando avevo 14 anni, l'ho messa in prova davanti a me prima di tutto e poi davanti al pubblico, ed esternare concretizzando questa ispirazione è stato pazzesco. L'esperienza, la ricordo come emotivamente, una delle sensazioni più forti della vita mia.
Con l'action painting la tua arte è in continua azione è "l'agire" che muove la tua mano più che la tua mente?
Ho uno schema cromatico iniziale. Come una tattica per il mach di pugilato, quando si sale è come boxare. All'inizio vai a caso, picchi, picchi poi ad un certo punto ti ritrovi a dipingere. Non so esattamente come, forse con l’esperienza del gesto. Succede così, anche nel pugilato. Nel pugilato per affanno, mancanza di lucidità inesperienza si lanciano tanti pugni, magari senza pensare poi con la maturità, calcoli dove c'è il buco dell'avversario e quale colpo portare e capisci come colpire. Ma i tempi di reazione non sono cambiati.
C'è tanto studio e gavetta dietro la tua formazione ma anche fortuna ad essere stato scoperto a solo 23 anni, condividi? Quale è il tuo pensiero.
Condivido ma aggiungo: la fortuna bisogna andare a prenderla, non piove. Bisogna spingersi verso la fortuna, solo così la si potrà trovare.
A Palermo con Punctum stai facendo grandi numeri, ho letto che ti diverti ad ascoltare il parere del pubblico a sua insaputa. Perché secondo te la mostra piace?
Io credo che la forza del mio lavoro sia il fatto che riesco, con tanto colore, a catturare le persone e poi ad incuriosirle nel capire cosa faccio. Per me è già un grande obiettivo "catturarti" perché per prima cosa c'è la pancia, il sentimento, solo dopo c'è l'analisi tecnica, tattica, delle aste, della collezione, ma prima c'è la pancia, la prima ed istintiva emozione. Amo sentire i commenti del pubblico in generale, perché possono essere critiche costruttive. Anche le osservazioni che possono risultare come chiacchiere da bar, per noi artisti sono preziose ed illuminanti informazioni per la nostra ricerca artistica.
Perché mascheri la parete con le tele.
Sono ossessionato dall'idea del tempo. Questo è filo conduttore del mio lavoro. Vorrei lasciare nel tempo qualcosa che duri più del tempo e questo lo permette solo l'arte. In quest'ottica tutto è tempo e storia, anche gli schizzi che, dalla mia tela macchiano il muro raccontano la mia storia. Ricoprire le pareti con della tela permette agli schizzi di colore di depositarsi su di essa e stratificarsi. Questa storia diventa arte con una data d'inizio, quando viene installata nel muro e una data di fine, quando là si tira su un vero telaio. Sono gesti dietro la ricerca, sono opere che raccontano una trama, episodi del mio lavoro.
Quali sono i tuoi prossimi appuntamenti?
Sono stato molto impegnato con tre mostre istituzionali in nove mesi. Ho esposto a Milano alla Fondazione Stelline con "il mondo è N(v)ostro, a Torino con Lavazza e a Palermo a Palazzo Reale. Ma non vi svelerò la prossima città in cui vedrete i miei lavori.”
Non ci resta che aspettare incuriositi dai nuovi progetti e dopo le foto alle sue opere, ci congediamo con il cuore pieno di meraviglia.
Chiara Sticca
© Riproduzione riservata