Lazio-Dnipro

Ritrovare la tranquillità sia in campo che fuori. Questa era l’obiettivo principe per distendere i nervi tesi nella gestione Pioli.

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Ritrovare la tranquillità sia in campo che fuori. Questa era l’obiettivo principe per distendere i nervi tesi nella gestione Pioli, quella più complessa dopo l’exploit del primo anno. Le ultime giornate in campionato hanno portato tanti malumori, borbottii e un nervosismo elevato alla massima potenza con il battibecco poco costruttivo avuto in panchina tra Cataldi e Murelli. Lotito ha stoppato tutto e tutti: ritiro come forma di punizione per le troppe chiacchere circolate in queste ultime ore ritrovando possibilmente la tranquillità dopo un eventuale scossone (usiamo questo termine anche se poco incisivo). Se da un lato la squadra è tutta complice di un momento poco felice dove ognuno gioca per se stesso, dall’altra è stato messo in condizione Pioli di poter esporre il proprio pensiero in chiave tattica. Ancora una volta, però, è servito l’intervento dall’alto per ristabilire un equilibrio precario. Lotito non cambia molto spesso allenatore, nella sua gestione sono stati in tre a fare le valigie per scarso rendimento: Caso, Petkovic e Ballardini. Stavolta si è riconosciuto un ruolo importante a Pioli, il gioco dello scorso ha pagato in positivo pur non centrando la qualificazione in Champions League attraverso il preliminare e superando anche l’amarezza per le due finali contro la Juventus perse. Si è giocato di astuzia per monetizzare a Giugno davanti ad un’offerta invitante. Dopo la volontà di Marchetti di rinnovare il proprio contratto con parole di profondo amore verso la squadra, ci sarà la proposta verso altri giocatori. E’ stata la volta anche di Tare, da qualche mese senza contratto e riconfermato sino al 2018. Lotito si fida del proprio fedele collaboratore, tra errori grossolani e lampi di genio nel prendere qualche giocatore di prospettiva. Da valutare la grana Morrison dopo il permesso non accordato dalla società in fase di ritiro con conseguente assenza ingiustificata del giocatore.  Il ritiro ha portato giudizio anche ad alcuni calciatori aspettando il futuro: Candreva e Parolo dal primo minuto, squadra che in Europa è inattaccabile, passaggio al turno successivo con un turno di anticipo, intelligenza nell’aver capito il pericolo Saint – Etienne (anche livello ambientale) ed aver giocato di anticipo. Un cammino quasi perfetto, macchiato dalla rete dell’andata giunta oltre il tempo di recupero che ha tolto due punti alla perfezione.  Parole che fanno eco a quelle del tecnico Pioli. In Europa la Lazio è lontana parente della squadra che gioca in campionato, fallimentare sino a questo momento. Alla Lazio mancano i goal di Klose ma ha un Matri che non sta deludendo. Pioli è atteso dalla gara di Empoli, un crocevia importante anche in campionato. Le prossime tre gare sono di vitale importanza in ottica futura. Si rinnovano i contratti e la squadra gira. Vincere contro una grande è il tabù che deve sfatare Stefano Pioli. La Juventus è alle porte e al tecnico, stavolta, gli si chiede di non avere “complessi di inferiorità”.  Capitolo Dnipro.  Sugli spalti c’erano più spettatori in una finale dilettante che in una sfida europea, i vari motivi sono da ricercare sia dentro che fuori dall’ambiente Lazio.  Con Candreva e Parolo ad orchestrare il centrocampo, in avanti Matri fa a sportellate insieme a Klose. Un 4-4-2 basilare, di quello che si insegna nelle scuole calcio. Dietro la coppia Gentiletti – Mauricio viene supportata dagli esterni di fascia Radu e Konko. Candreva dopo tre minuti di gioco mette la gara in un determinato binario aggirando il portiere ucraino e siglando una bella rete. Nella ripresa il Dnipro fa vedere qualcosa e al 20’ gli ospiti pareggiano con un tiro di Bruno Gama. Passano tre minuti e la lLazio ritorna in vantaggio con il sigillo di Parolo, un tiro smorzato dall’intervento inutile di un giocatore del Dnipro. Nel recupero c’è gloria anche per Djordjevic che mette a segno il 3-1 finale. Serviva una scossa ed è arrivata. Finalmente. Sperando che non sia un “ fuoco di paglia”. Mirko Cervelli

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