IL TEATRO CONTEMPORANEO DI MASSIMILIANO FRATESCHI

IL TEATRO CONTEMPORANEO DI MASSIMILIANO FRATESCHI

Inizia il mio personale viaggio nel mondo dei corsi di teatro con la scoperta di una scuola che, insegnando a recitare, può dare anche lezioni di vita.

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Chi pensa che partecipare a un corso di teatro possa servire solo a soddisfare o perfezionare le proprie velleità artistiche si sbaglia di grosso. Un errore in cui è caduto anche chi scrive prima di imbattersi, quasi per caso, in uno dei laboratori del Centro Culturale Artemia di via Amilcare Cucchini a Roma dove ogni sera, dal lunedì al giovedì, persone di tutte le età e con varie professionalità estranee allo spettacolo, partecipano ai seminari di rinomati attori che mettono in campo non solo la loro tecnica di insegnamento ma anche la capacità di mettere tutti a proprio agio in un ambiente in cui si costruisce e  prevale una sincera amicizia. Proprio come al corso “Lo specchio dell’anima” diretto dall’autore e attore Massimiliano Frateschi che si propone di introdurre in un Teatro contemporaneo che riflette le idee, le sfide e le prospettive della società attuale. Nell’accogliente teatro dell’Artemia si è seduti in cerchio ma il maestro ci tiene a sottolineare che seppur a venire fuori sarà l’anima più intima e vera di ogni partecipante, il corso non ha nessun risvolto psicologico essendo orientato solo ad ottenere nuovi strumenti concreti e moderni per il lavoro dell’attore oltre ad arricchire la propria concezione sul teatro con elementi mirati a dare nuova linfa alla recitazione.

Fra le cose più belle e interessanti messe in chiaro da Frateschi c’è il diniego del giudizio. Durante le due ore di lezione possono solo darsi dei suggerimenti che, secondo il proprio punto di vista, possono migliorare il lavoro degli altri senza mai ergersi su un gradino superiore o, peggio, esprimendo sentimenti di disappunto. Un insegnamento che non dovrebbe valere solo su un palco soprattutto in un’epoca in cui media e social sono infestati da un esercito di saccenti che spesso dimenticano che le parole possono essere pietre. Ecco che si capisce, allora, che questi corsi non sono solo lezioni di teatro ma possono essere lezioni di vita destinate a migliorare se stessi e il rapporto con gli altri.

Gli allievi che vanno in scena, pur non avendo esperienza, non sono dilettanti allo sbaraglio perché nella loro recita hanno la possibilità anche di esprimere se stessi. Frateschi ha l’abilità di non correggere ma di portare ogni partecipante, comunque, ad un livello superiore di teatralità facendo riflettere su movenze, linguaggio, intonazione. Non teme di annoiare facendo ripetere di continuo la stessa scena perché sa bene che ogni volta ci sarà qualcosa di più e quelle che erano parole messe in fila una dopo l’altra diventano un’interpretazione che ha saputo regalare qualcosa di vero.

Quello a cui si mira, infatti, è il concetto di "verità scenica" ovvero insegnare ad essere autentici e reali nonostante si rappresenti una finzione teatrale. Ecco che allora, la propria esperienza personale può aiutare a trovare punti di contatto con il personaggio da interpretare regalandogli più emozioni e soprattutto credibilità. Pur preparando su nuove tecniche di approccio al pubblico, Frateschi ha veramente poco di tecnicismo essendo il suo modo di fare così spontaneo da portare gli allievi alla recitazione in modo molto naturale quasi come se l’attore potesse essere insito in ognuno e aspettava solo il momento di uscire. Non a caso “Lo specchio dell’anima” non si propone come un corso di formazione tradizionale ma un viaggio all’interno del proprio “io/attore” portando anche a riadattare sia il personaggio da interpretare che il testo da recitare.

Alla fine della lezione l’invito a manifestare le sensazioni che si sono provate rappresentano il modo per un consapevole percorso di crescita che, quasi senza volerlo, si sta generando non solo per alimentare la propria aspirazione di attore. Così, le due ore passano senza nemmeno rendersene conto e qualche partecipante sembra avere addirittura raggiunto un’altra dimensione dove prevale non il sogno ma la riflessione. Il maestro, che nonostante i successi raggiunti a teatro al cinema e in televisione sembra avere conservato una degna umiltà, ignora la fine del tempo a disposizione e vorrebbe continuare all’infinito la sua lezione per la passione di trasmettere arte e per il divertimento che egli stesso sta provando. Infondo, sa bene che se quelle persone stanno partecipando al suo corso hanno molto da esprimere e lui vuole che imparino a farlo nel migliore modo possibile.

Rosario Schibeci

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