Rapunzel - Il Musical Si Sogna Al Teatro Brancaccio

Rapunzel - Il Musical Si Sogna Al Teatro Brancaccio

Fino al 7 gennaio al Teatro Brancaccio di Roma Rapunzel - Il Musical. Molto più che una favola per bambini: la voglia di sognare, crescere e conoscere

stampa articolo Scarica pdf

“Rapunzel – Il Musical” è molto più della trasposizione teatrale della storia dei fratelli Grimm, va oltre la favola per bambini, nonostante la sua morale e gli insegnamenti sempre attuali. Per la regina Gretel gli anni passano e l’erede ancora non è arrivato e per salvare il regno il Re chiede aiuto alla cognata, Gothel. Era lei la principessa designata, ma emarginata dal regno si è dedicata alla stregoneria, in particolare alle cure di un fiore, il raperonzolo appunto, che le garantisce eterna giovinezza e bellezza. Solo lei può aiutare la coppia ad avere un figlio e Gothel concede il suo aiuto a patto che sarà lei a prendersi cura del nascituro. L’accordo resta segreto, nasce Rapunzel che quando ha pochi mesi di vita viene rapita dalla zia Gothel che la cresce come se fosse la mamma, ma tenendola segregata nella sua torre: il potere del fiore è stato trasmesso alla bambina, così la bellezza e la salute di Gothel dipenderanno per sempre da Rapunzel, dai suoi lunghissimi capelli biondi e dalle sue lacrime.

Con una serie di effetti speciali audio e video, che fanno entrare il cartone animato all’interno dello spettacolo teatrale, siamo trasportati nella camera di Rapunzel. La bambina è ormai diciottenne, cresciuta all’interno di quella che considerava una suite, ma diventata un bunker, che ha trascorso tutti quegli anni con colei che pensava fosse la madre, due rose animate, Rosa e Spina, e Spiegel – specchio – un volto riflesso nello specchio che altri non è che la voce della coscienza.

Alla vigilia dei 18 anni Rapunzel esprime alla mamma il suo desiderio: uscire dalla torre che la protegge o limita, a seconda dei punti di vista, per andare a vedere le lanterne che la giovane osserva dalla sua finestra nella notte del suo compleanno ogni anno. Gothel glielo nega: che fine fa la mosca che si avvicina al lumicino o la talpa che esce dalla sua tana? La luce che tanto ammalia, può accecare. Non tutto però è perduto. Il giovane ladro Phil ha rubato la corona e nel tentativo di scappare dalle buffe guardie del Re, trova una fune appesa ad una torre e quella diventa la via di fuga. In realtà, è la lunga treccia di Rapunzel e così i due si conoscono. Anche a lui Rapunzel esprime il suo desiderio: se rivorrà la refurtiva, dovrà accompagnarla a  vedere le lanterne e poi riportarla nella sua camera. Affare fatto e così Rapunzel per la prima volta nella sua vita conosce il mondo al di là della sua finestra: l’entusiasmo si scontra con la paura, il desiderio di conoscere con il timore di deludere la mamma e la realtà si scontrerà con l’immaginazione? La vera vita sarà veramente come lei l’ha sempre immaginata? Sarà più facile per Rapunzel conoscere la realtà o insegnare agli altri a sognare e immaginare? Phil impara con lei a guardare il mondo con i suoi occhi: puri ed ingenui. E Rapunzel, grazie a Phil, apprezza sempre di più  la storia della principessa sperduta, nata 18 anni fa e per lei ogni anno i genitori fanno volare in cielo nel giorno del suo compleanno lanterne per omaggiarla, sperando e sognando un suo ritorno.

Al termine del racconto, sono tante le riflessioni suggerite. Dire che l’amore trionfa sarebbe riduttivo. Trionfano purezza e l’ingenuità che ci dona Rapunzel grazie alla  leggerezza con cui esprime il suo desiderio di crescere. Il male non è solo l’amore per la bellezza, la vanità, la paura di invecchiare, ma anche l’egoismo, il modo sbagliato di esprimere e manifestare l’amore. Gothel, per proteggere se stessa, limita Rapunzel facendole credere che così la protegge. In realtà la manipola, le trasmette le sue paure e le nega la vita, tanto che la giovane anche quando è libera, nel bosco con Phil, ad un passo dal realizzare il suo sogno di ammirare le lanterne da vicino, pensa all’effetto che ciò potrebbe avere sulla madre. Un amore morboso, quindi, dal quale si libera solo alla fine con la consapevolezza che l’amore vero non fa piangere e la vita, è vera, se vissuta facendo i conti col passare del tempo.

Rapunzel – Il Musical sarà sul palco del teatro Brancaccio fino all’8 gennaio ed è veramente uno spettacolo adatto a tutta la famiglia, anche per chi non conosce la storia, ma potrà apprezzarla grazie al lavoro scritto e diretto magistralmente da Maurizio Colombi, con grandi interpreti. Su tutti Lorella Cuccarini: la sua Gothel è perfetta, come la Cuccarini, che si conferma unica e completa. Voce potente, presenza scenica che letteralmente riempie il palco, e fisico invidiabile e invidiato. Applausi generosi per Renato Crudo e Silvia Scartozzoni, Phil e Rapunzel. Giovani sì, ma ormai abituati a calcare palchi importanti con musical altrettanto importanti e la loro esperienza è tangibile: nessuna sbavatura né nel canto né nel ballo. Imponente la scenografia di Alessandro Chiti. Il classico paesaggio medioevale è reso moderno grazie alle citazioni,  dagli Avengers ad Elodie, ma soprattutto grazie alle immagini “virtuali” che rendono l’idea del cartoon, permettono di viaggiare nel tempo e nello spazio dello spettacolo e sorprendono lo spettatore. Affascinante il gioco di luci, emozionante quando Rapunzel vede le lanterne, con effetti speciali anche sonori che fanno vibrare.

Il cast è formato da un totale di 19 attori, ballerini e acrobati. Si sogna e si ride, grazie all’inserimento di personaggi come le guardie dal linguaggio ironico e i movimenti buffi. Sicuramente sono coinvolgenti le musiche, sia quelle originali del musical, sia le canzoni accennate da “Rosa e Spina” tratte dalla storia della musica italiana: simpatiche indubbiamente, ma forse un po’ troppo lunghe le loro battute che divertono i più piccoli, ma rischiano di far perdere il ritmo e la magia allo spettacolo. Due ore di puro sogno e gli applausi e l’entusiasmo finali lo confermano.

Enrica Di Carlo

© Riproduzione riservata