Dacia. L’ultima Frontiera Della Romanità Alle Terme Di Diocleziano

Dacia. L’ultima Frontiera Della Romanità Alle Terme Di Diocleziano

A cura di Ernest Oberlander direttore del Museo Nazionale di Storia della Romania, e di Stéphane Verger direttore del Museo Nazionale Romano

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La storia che diventa un’avventura alla scoperta di una popolazione, con ben oltre mille opere provenienti da 47 musei della Romania, oltre che dal Museo Nazionale di Storia della Repubblica di Moldova, per la prima volta in mostra al Museo Nazionale Romano, “Dacia. L’ultima frontiera della romanità”, fino al 21 aprile 2024, a cura di Ernest Oberlander direttore del Museo Nazionale di Storia della Romania, e di Stéphane Verger direttore del Museo Nazionale Romano, invita a ripercorrere lo sviluppo storico e culturale del territorio nell’arco di oltre millecinquecento anni, dall’VIII secolo a.C. all’VIII d.C.

Un affascinante viaggio attraverso i secoli, un legame storico e culturale, che unisce due nazioni sottolineando l’importanza di questa collaborazione consolidata nel corso del tempo.

La Dacia, l’attuale Romania, la regione che cambiò per sempre il proprio destino nel momento in cui venne inclusa nel grande Impero romano.   Un racconto disseminato di avvenimenti che delineano la storia della regione, la quale corrisponde all’incirca all’attuale territorio della Romania e della Moldavia, abitata dai popoli dei Geti e dei Daci, con la loro capitale a Sarmizegetusa Regia.   Durante il corso dei secoli, questa terra ha vissuto incontri significativi con altre civiltà, tra cui gli scontri con i Macedoni nel IV secolo a.C. e successivamente con i Traci nel III secolo a.C. Nel I secolo a.C., i Daci, guidati dal re Burebista, riuscirono a stabilire un regno autonomo. Tuttavia, alla morte di questo grande sovrano, il regno si disgregò, dando luogo a un periodo di instabilità e conflitti, soprattutto con l’Impero romano che nel frattempo si estendeva verso i confini meridionali della Dacia.   «Decebalo, venuto a sapere dell’arrivo di Traiano, ebbe paura, poiché egli sapeva che in precedenza aveva sconfitto non i Romani ma Domiziano, mentre ora si sarebbe trovato a combattere sia contro i Romani, sia contro Traiano. » (Cassio Dione, LVIII, 6, 2.)   Nel 101 d.C., l’imperatore Traiano avviò una campagna di conquista che culminò nel 106 con la morte di re Decebalo e l’istituzione di una nuova provincia romana. Il dominio romano sulla Dacia, tuttavia, fu di breve durata, poiché nel III secolo il Limes romano fu ritirato al Danubio.   La mostra ha inizio con il Serpente Glykon da Tomis , considerato un Dio o un semplice Daimon, una testimonianza della speranza, capace di guarire da una misteriosa epidemia, il raffinato elmo d’oro di Cotofeneşti di manifattura tracia, raffigurante diverse scene di sacrificio, l’eccezionale phiale (coppa) d’oro lavorata a sbalzo e le grandi fibule, i bracciali d’oro daci,  le collane straordinariamente contemporanee, la tavoletta cerata con il contratto di lavoro stipulato nel 164 d.C tra il locatario Aurelio Adiutore, cittadino romano, e Memmio di Asclepio, di origine orientale. Una delle fonti più autorevoli sulle origini del “diritto del lavoro”.   Un gran numero di oggetti tra armi, vasi, ceramiche, monili, gioielli, monete, corredi per i riti di magia e i riti funebri, un universo volto a far conoscere al visitatore la vita di questo popolo, l’antica Dacia, il lavoro: dall’artigianato al commercio, alle capacità artistica fino alla vita di tutti i giorni.   Il kit magico del I secolo d.C. rinvenuto in uno dei più importanti siti geto-dacici del Basso Danubio, con figurine dalle mani legate dietro la schiena, sepolte in anfore romane, Un’esposizione che si compone di quattro sezioni, ben spiegate da un apparato didascalico, prende forma un sensazionale viaggio millenario dove l’evoluzione degli antenati geto-daci verso i popoli geti e daci cede il posto alla trasformazione di una parte della Dacia in provincia romana, all’integrazione nel mondo romano, alla convivenza degli abitanti del territorio con le popolazioni migranti.

Le indagini archeologiche, condotte nel primo decennio del XXI secolo, hanno rivelato un mondo favoloso e complesso dove le gentes ex toto orbe romano venivano attratte dal fascino dei giacimenti auriferi attorno ai quali si svilupparono pian piano centri abitati, aree sacre, necropoli, spazi per la lavorazione dei materiali.

La mostra sarà visitabile fino al 21 aprile 2024

Stefania Petrelli

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