Al Museo Carlo Bilotti Di Roma Manuel Felisi 1:1

Al Museo Carlo Bilotti Di Roma Manuel Felisi 1:1

Un bestiario raffigurato su grandi tavole di legno messo in dialogo con il vicino Bioparco

stampa articolo Scarica pdf

“Quanto più invecchio e quanto più osservo gli animali, tanto maggiore è il rispetto che nutro per loro. Il modo in cui l’animale vive il mondo deve essere di una ineguagliabile pienezza e singolarità”. Carl Gustav Jung.
 
Dal 17 febbraio al 21 aprile 2024 apre al pubblico la mostra “Manuel Felisi 1:1”, curata da Gabriele Simongini e allestita negli spazi del Museo Carlo Bilotti, nel cuore di Villa Borghese.
 
Quale posto migliore se non proprio il Museo Carlo Bilotti per ospitare il progetto di Manuel dedicato al mondo animale: un bestiario raffigurato su grandi tavole di legno messo in dialogo con il vicino Bioparco, il giardino zoologico più antico d’Italia. 
 
Un affascinante percorso espositivo, 1:1 come indica il titolo  propone in esposizione 80 opere a grandezza naturale, realizzate con la tecnica di pittura ibrida - cifra stilistica di Felisi,  il quale,  da sempre,  pratica un’arte che unisce tecniche e linguaggi, modi della tradizione e innovazione tecnologica, trovando nella versatilità la chiave della sua ricerca. 
 
Le opere di Felisi sollecitano lo spettatore senza alcuna retorica a far sua una nuova consapevolezza di vita e di comportamento, mettendo da parte la propria arroganza e aggressiva superiorità, imparando a rispettare quelle meravigliose creature.
 
Solo tenendo presenti parole come rispetto, pienezza e singolarità, possiamo avvicinarci nel modo giusto al ciclo di opere di Manuel Felisi, anche se l’iconografia centrale sono le forme arboreee e floreali, simboli di vita che inneggiano alla forza della natura, nella mostra 1:1 Felisi  protagonisti sono gli animali, resi in scala reale, 1:1, per proporre un impatto forte e concreto con la nostra stessa presenza mentre contempliamo i quadri, perlopiù di grandi dimensioni.
 
Un insieme di opere bidimensionali, alcuni lavori dell’artista vengono sottratti alla staticità attraverso l’animazione digitale ottenuta con interventi di digital art, anche la scelta di dipingere su tavole di legno da Manuel, è stata condizionata  nei mesi di lockdown, nella primavera del 2020, dalla difficoltà nella reperibilità di tele, una scelta portata coerentemente avanti anche nel periodo successivo, proprio perché il legno è un materiale naturale ed il più adatto ad accogliere una sorta di ecosistema ideale o di zoo senza gabbie dipinti dal nostro artista.
 
“Felisi/Noè - scrive il curatore Gabriele Simongini - porta nella grande Arca della pittura l’immagine/memoria di animali la cui esistenza è spesso minacciata dalla nostra folle e pervasiva aggressione ambientale. Sospesi fra apparizione e scomparsa, non di rado trasformati in presenze fantasmatiche, gli animali ci fissano quasi increduli, stagliandosi in scala reale su sfondi che sembrano evocare anche la raffinatezza dell’Art Déco e comunque un tempo che già appartiene alla dimensione del ricordo.” 
 
 “Sulle ampie superfici di legno - afferma l’artista - i rulli e le garze, le resine e le campiture irregolari che caratterizzano la mia pittura hanno trovato il terreno fertile per creare un mondo fantastico dove immergere i miei animali.“
 
Durante il periodo del Covid e di stasi forzata, alcune foto di animali scattate da Felisi durante un viaggio in Senegal hanno suggerito una riflessione sui pericoli che le specie animali stanno correndo a causa del degrado del loro habitat naturale. Attraverso la mediazione dell’arte, Felisi crea così l’idea di un giardino incantato che possa mettere al riparo gli animali da qualsiasi insidia. 
 
Un evidente richiamo con l’Arca biblica. Ogni Arca è costruita con il legno e quella creata da Felisi non fa eccezione, ecco il motivo per cui per le opere in mostra utilizza grandi tavole di legno. Non mancano i richiami al Contemporaneo. In particolare al “Bestiario” realizzato da Andrea Pazienza, una raccolta di disegni, schizzi, illustrazioni del noto fumettista dedicati al mondo animale e alle creazioni per bambini ideate da Bruno Munari, in cui le forme degli animali giocano un ruolo chiave. 
 
National Geographic Italia collabora alla mostra e dall’ incontro organizzato, il 16 febbraio alle 18, tra Manuel Felisi e il Fotografo naturalista Bruno D’Amicis,  porterà Felisi alla realizzazione di un’opera inedita sulla base di una foto di D’Amicis raffigurante un grande orso marsicano, con l’idea di sensibilizzare il pubblico alla conservazione di questa specie a rischio anche attraverso lo specifico linguaggio dell’artista. 
 
Attualmente a Roma, presso l’Aeroporto di Fiumicino al Terminal 1, in sintonia con la mostra allestita al Museo Bilotti, sono in esposizione due opere di grande dimensione di Manuel Felisi dal titolo Vertigine posizionate una di fronte all’altra: una serie di griglie composte da piccole tele vanno a scomporre e a ricomporre fotografie di alberi, ritratti senza foglie e protesi verso il cielo in due momenti diversi nell’arco della giornata, la mattina e la sera. Le opere testimoniano l’intento dell’artista di portare l’attenzione - in un luogo di continuo passaggio - sul mondo della natura e sulla preservazione dell’ambiente. 
 
Manuel Felisi. Milano 1976. Frequenta il Liceo Artistico e l’Accademia delle Belle Arti di Brera. Nella sua pratica artistica si muove tra diversi ambiti includendo nelle sue opere pittura, fotografia e collage per creare installazioni nelle quali traduce e racconta il tempo. Il fil rouge che lega la sua produzione è un argomento che riguarda tutti noi, il nostro essere ed esserci, qui ed ora; il tempo con il suo passare cambia le cose, le preserva e le fa dimenticare. Felisi utilizza la fotografia per esprimere un tempo che immobilizza e misura luoghi, oggetti, persone e sentimenti; l’istante dello scatto fotografico non è più una mera operazione meccanica ma diventa il simbolo che lega le diverse tipologie di tempo descritte nell’opera. I suoi lavori sono composti da strati di diversi materiali che seguono uno stesso ordine scientifico, come un rituale che – dalla pittura alla stampa – non si confonde mai con la meccanicità e la ripetitività, poiché sempre frutto del coinvolgimento e del sentimento che guidano il suo fare artistico. 
 
Stefania Petrelli

 

© Riproduzione riservata