1 Persona Al Centro Culturale Artemia

1 Persona Al Centro Culturale Artemia

Elena Biagetti interpreta magistralmente e in maniera nuova il monologo scritto da Matteo Pantani sull’importanza dell’arte, anche teatrale

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Una stagione teatrale priva di sbavature quella del Centro Culturale Artemia che ha visto susseguirsi sul palco lavori e proposte che hanno divertito il pubblico regalando sempre importanti spunti di riflessione. A determinare il successo di una sala sempre piena sono state le persone che nel ruolo di autori, registi, scenografi e attori, sia professionisti che esordienti, hanno avuto il merito di spettacolizzare soprattutto nuove idee che, con coraggio, portano il teatro verso una crescita fatta anche di sperimentazione. Così come fuori dai canoni può valutarsi “1 persona” lo spettacolo che ha infiammato l’ultimo fine settimana reclutando per tre serate anche giovani spettatori venuti con l’intenzione di apprendere e migliorare il loro percorso di attori. E, in effetti, tanto c’è da imparare da un’esibizione come quella di Elena Biagetti che, non a caso, nel 2023 ha vinto il Premio Migliore Attrice della 7° edizione del festival “InCorti da Artemia”.

Un testo scritto da Matteo Pantani con la consapevolezza di rendere un monologo quanto mai vivo innescando continui spunti che, pur passando fra diversi argomenti come voli pindarici, riescono a mantenere quel filo conduttore in cui il pubblico può sempre ritrovarsi. Buona anche la sua regia che, anche se solo attraverso la voce, lo vede interagire, a tratti, con la protagonista con un dialogo fatto di supporto morale ma anche di qualche provocazione. Tutto sembra girare intorno all'importanza dell'arte e degli artisti per la buona salute della nostra società ma poi a venire fuori è un concetto ancora più alto ovvero quello della libertà che deve consentire ad ognuno di esprimere se stesso e il proprio giudizio anche su quello che può essere il lavoro di un grande artista.

Per la scenografia si è presa in prestito una delle opere simbolo del contrasto fra le forme dell’arte classica e il disordine moderno ovvero quella montagna di stracci che Michelangelo Pistoletto ha posto di fronte alla “Venere con mela”. Proprio quegli stracci danno l’occasione a Elena Biagetti di esprimersi come la dea della consapevolezza che tutto ha una sua trasformazione resa ancora più accelerata da un’inesauribile voglia di novità capace di rendere tutto subito come obsoleto e fuori moda. Ma la maestria di come l’attrice prende alcuni cenci per recuperarli come abbigliamento, fa comprendere che non tutto può essere distrutto e, forse, quello che è destinato a rimanere sono proprio le opere d'arte compreso gli spettacoli teatrali oppure i dipinti, le sculture o i brani musicali. Biagetti occupa tutto il palco anche con una mimica che le consente di non alzare la voce per farsi sentire riuscendo anche ad interagire con gli spettatori pur non interpellandoli direttamente. Se all’inizio spettacolo l’attrice esprime la sua paura di non potere reggere un’ora di monologo, alla fine il suo  timore di inadeguatezza appare del tutto infondato considerato che ha dovuto fare diverse uscite per ringraziare un pubblico che non finiva mai di applaudire.

       Rosario Schibeci

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