E' Andato In Scena Al Teatro Trastevere Io Sono Nijinsky

E' Andato In Scena Al Teatro Trastevere Io Sono Nijinsky

Un monologo liberamente tratto dalla stella dei Balletti Russi di S. Pietroburgo, di e con Daniele Bernardi

stampa articolo Scarica pdf

Io sono Nijinsky, un monologo liberamente tratto dalla stella dei Balletti Russi di S. Pietroburgo, di e con Daniele Bernardi è andato in scena al Teatro Trastevere di Roma.

Una storia vera che parla di danza, vita, morte, di amore e della bella follia, quella dei poeti, dei santi e degli artisti. L’intimità di un grande danzatore che si racconta attraverso il suo diario.

Siamo nella scena, con dei Pierrot, delle bambole ed un albero di Natale con tanti pacchetti. Sul palco, un uomo intabarrato, truccato di bianco, con una scenografia bianca ed una croce in bella vista; Nijinsky, davanti alla tomba del fratello, si racconta, esprimendo i suoi pensieri più profondi.

Il lato poetico del monologo è l’aspetto più evidente di una storia narrata attraverso allegorie, metafore e visioni, laddove il senso della scena è dato dal gioco del personaggio che, attraverso gesti simbolici ci porta ad un vissuto che si confonde con la fiaba e la narrazione dell’infanzia, con simboli come il Pierrot, i pacchi da scartare, la bambola giapponese.

L’artista crea una sorta di mondo fantasioso, allegorico, dove la sua ingenuità prende vita, mescolando il senso della nascita con l’esperienza della morte, rappresentata appunto dalla croce che si staglia in un mare di oggetti che richiamano gli affetti, l’inverno, il balletto e l’arte della scrittura.

Attraverso questo mondo onirico, Nijinsky si presenta nella sua poesia ma anche fragilità. All’interno della sua vita, la difficoltà della gavetta, il rapporto con l’impresario, un senso di morte legato all’aspetto della sua omosessualità, una sessualità mal vissuta (“la libidine è simile alla morte”), infine il matrimonio con una donna che cerca di prendersi cura di lui.         

L’aspetto fanciullesco, bambino, puro del grande artista si esprime attraverso la danza, il vivere cose allegre quando si vorrebbe sprofondare nella tristezza, la grande scena del balletto Russo dove nessuno comprende fino in fondo il suo sacrificio, di quando sanguinano i piedi e si deve far ridere, proprio come un Pierrot.

Grande è colui che scaccia i cattivi pensieri, che porta cose liete, che fa sorridere e per fare questo solo Dio ci può venire incontro e dirci cosa fare, in una sublimazione della sofferenza.

L’artista, inoltre, è colui che sa cosa è la vita e la morte, che riesce a narrarlo, se non con delle immagini, con un diario, anche se, dice Nijinsky, io non ho scritto molto, si atrofizzano i muscoli.

La storia del grande ballerino è il lento distacco dalla realtà, dalla sua vita più agiata oramai inserita in un contesto familiare perché “l’uomo deve procreare”, dimentico delle brutte esperienze giovanili, che tuttavia lo portano a rifugiarsi in un mondo di fantasticherie, laddove la danza, un tempo ragione di vita, viene relegata ad uno spazio secondario rispetto alla follia della mente.

Il viaggio attraverso la scoperta di sé, la fantasia di un uomo ferito, supera la realtà della notorietà e del successo che non bastano a curare l’anima, laddove anche l’amore è solo un aspetto marginale, non sempre rassicurante o gioioso. Il suo non essere compreso è il fil rouge che esprime tutta la bellezza dell’arte di Nijinsky, raccontandosi, con severità verso sé stesso a volte, esprimendo le sue opinioni sulla vita.

La storia vera di Vaslav Nijinsky, un grande étoile.

Monica Pecchinotti

        

 

© Riproduzione riservata