Max Dedo

Max Dedo

Per un musicista d’orchestra preparare il festival è molto faticoso e impegnativo mentalmente per cui se qualcuno, durante la kermesse, si ricordasse anche di noi, sicuramente sarebbe cosa gradita.

stampa articolo Galleria multimediale Scarica pdf

Messinese, classe 1972, Massimo De Domenico ha iniziato il suo percorso di studio musicale al conservatorio della sua città natale, proseguendolo nel 1991 a Milano al conservatorio Giuseppe Verdi, studiando nel contempo al Teatro alla Scala di Milano con E. Torsten. In seguito ha occupato il posto di primo trombone nell’Orchestra Giovanile Italiana e si è specializzato a Fiesole, alla scuola di alto perfezionamento per professori d’orchestra.

La sua carriera di musicista gli ha permesso di esplorare palazzetti sold out, il palco del prestigioso Festival di San Remo fino agli studi Rai e diversi teatri in giro per l’Italia.

Abbiamo il piacere di ospitare Max Dedo.

Max, nasci come musicista ed in quanto tale hai un elenco prestigioso di collaborazioni con artisti italiani e non. Da dove nasce l’idea o l’esigenza di creare una propria squadra?

Sin dai tempi del conservatorio componevo motivi che poi però lasciavo nel cassetto a maturare e ad un certo punto nel 2002 sentì l’esigenza di formare una band, “Bandamariù”, per cercare di suonare quei brani che poi videro luce in due album “Miscia lay” e “Bumma”.

L’ultimo singolo pubblicato è Baciami la vena varicosa, musica accattivante ed un testo che riporta la noia, seppur in tono umoristico, di un rapporto di coppia. Guardandoti intorno è questa la percezione che hai delle coppie?

In realtà “Baciami la vena varicosa”, che è un brano degli anni sessanta di Clem Sacco, l’ho voluta realizzare perché mi affascina la musica demenziale di quegli anni, il testo assurdo racconta i disagi di una coppia probabilmente in crisi e lui si sfoga pronunciando frasi assurde come “baciami la vena varicosa”. Il brano è talmente singolare che ne ho voluto fare un singolo.

Prendendo spunto dal brano Taggami il nervo dell’amore, che affronta la dipendenza da like e tag, ti chiedo che rapporto hai con i social network?

Il brano, il cui titolo è un gioco di parole, ironizza sul mondo dei social network, in particolare su facebook, il più famoso, che è studiato e analizzato quotidianamente da psicologi di tutto il mondo. Di recente sono emerse nuove psico-patologie derivanti proprio dall'uso compulsivo di questo social network: casalinghe che trascurano la casa e i propri figli; adolescenti che cadono addormentati sui banchi di scuola per la carenza di sonno; matrimoni che entrano in crisi e sfociano in una separazione. Davvero non si riesce più a fare a meno di facebook? È una delle domande che mi pongo con l'intento di proporre un'allegra riflessione su un fenomeno attuale che attraversa tutte le generazioni! Come il fatto che sui social non esista alcuna tutela della privacy e tanto meno una protezione dei dati personali degli iscritti, che anzi sono diventati merce da vendere.

Musicalmente cosa accomuna e cosa divide le band WA, Bandamariù e The Megaphones?

Bandamariù e Dedo & The megaphones sono due miei progetti personali mentre Wa è stata la mia prima band che proponeva brani non solo di mia composizione. Bandamariù è nata con l’intento di registrare brani originali mentre Dedo & The Megaphones era un progetto discografico nel quale rivisitavo celebri cover.

Hai una consolidata esperienza nell’orchestra della RAI in occasione del Festival di San Remo. Generalmente l’attenzione dei media e del pubblico sono concentrati sugli artisti e presentatori non dando il giusto risalto all’elemento cardine: l’orchestra. Qual è la percezione di questa kermesse dal punto di vista di un musicista?

È vero, l’orchestra è vista solo marginalmente dai media e dal pubblico. In realtà chi permette ai cantanti una buona performance è proprio l’orchestra che prova tante ore al giorno cercando di dare il massimo per ogni artista. Per un musicista d’orchestra preparare il festival è molto faticoso e impegnativo mentalmente per cui se qualcuno, durante la kermesse, si ricordasse anche di noi, sicuramente sarebbe cosa gradita.

Il 2014 è stanno l’anno del trio Fabi Silvestri Gazzè: la musica si è sposata con l’amicizia che da sempre lega questi tre grandi artisti. Questa loro avventura ha avuto un sapore particolare anche per te o era la prima volta che suonavi con Silvestri e Fabi?

Con Silvestri avevo già suonato e registrato un album, mentre con Fabi era la prima volta. È stata comunque un’esperienza stupenda, c’era una grande intesa tra loro tre e noi musicisti. Suonare ogni sera davanti a migliaia di persone è stata una forte emozione.

Musicista pluri affermato e attuale frontman dei The Megaphones. L’ago della bilancia verso cosa protende in termini di soddisfazione?

Ogni giorno è una sfida e una incognita, nulla è davvero programmato e anche se sembrerà strano noi musicisti viviamo un po’ alla giornata. La soddisfazione più grande e forse impagabile per me è poter fare ogni giorno quello che ho sempre sognato. Mi basta sapere che domani possa suonare ed è subito gioia!

Spotify ed I-Tunes sono le piattaforme che fanno quasi da ponte tra cantanti e pubblico, soprattutto più giovane. Si tende ad avere duecento brani sull’ mp3 ma sempre meno CD fisici. Ritieni sia un danno più per l’industria discografica o per l’artista?

C’è una tale saturazione del mercato discografico che tanti artisti eccellenti sconosciuti non riescono a trovare un loro spazio. La musica si ascolta su youtube e su spotify dal telefono per cui la percezione della qualità audio è falsata. Ascoltare dal cd è tutta un’altra cosa e poi sfogliando il libretto si può scoprire chi sono i musicisti che hanno dato il loro contributo artistico. Le varie piattaforme come spotify e youtube mettono a disposizione miliardi di canzoni come fossero merce deperibile, usa e getta e senza alcuna informazione, questo è secondo me il vero danno.

Il tuo percorso artistico è stato sempre corredato da incontri importanti da Riccardo Muti, Bandabardò, Elio e Le storie tese, George Benson, Ben Harper, solo per citarne alcuni. C’è un cameo che ti piacerebbe aggiungere? 

Mi sarebbe piaciuto suonare con due artisti, dei quali ho tutta la discografia, che ormai non sono più tra noi, Frank Zappa e Tom Jobim.

Max la tua città natale è stata recentemente sotto i riflettori per la mancata fornitura idrica che ha creato non pochi disagi. Pensiero dei tuoi concittadini è che il merito è di Fiorello se i media ne hanno dato notizia. Chapeau a Fiore per aver sposato la causa, ma non trovi sia triste dover ricorrere ad un vip affinché il popolo riesca a far sentire la propria voce?

Le istituzioni sono scollegate dal popolo ormai da almeno un ventennio e i cittadini di Messina in quel caso preciso si sono rivolti a Fiorello per avere la possibilità di essere ascoltati. Certo è triste dover ricorrere ai vip per questi problemi. A tal proposito propongo di mettere al governo solo comici e vip.

Con il lavoro che svolgi torni spesso a Messina? Che rapporto hai con la tua città natale?

Torno tutte le volte che posso e mi emoziono quando passo lo stretto, quando poi ci trascorro qualche giorno e mi rendo conto che la città non arresta il suo processo involutivo, mi arrabbio molto!

Quali progetti ti aspettano nel 2016?

I progetti sono come sempre tanti ma la cosa che più spero è che domani io possa ancora divertirmi suonando con gli amici.

 Sara Grillo

© Riproduzione riservata

Multimedia