Al RIDF 2024 Marching In The Dark

Di Kinshuk Surjan

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Vincitore al Zurich Film Festival e in concorso al RIDF, Marching in the Dark è la storia di Sanjivani, una donna costretta a confrontarsi con le rigide tradizioni culturali indiane dopo la morte del marito agricoltore.

Girato nel Maharashtra, in India, questo documentario segue la vita di Sanjivani, una giovane donna rimasta vedova in seguito al suicidio del marito. Prima che il racconto inizi il regista pone lo spettatore di fronte a un dato tragico e allarmante; circa 400.000 donne, negli ultimi vent’anni, sono rimaste vedove in seguito alla morte per suicidio dei propri mariti.

Le mogli rimaste sole, escluse dalla società, vengono confinate in un isolamento forzato, motivato esclusivamente da tradizioni culturali secolari oramai retrograde e inaccettabili. La protagonista di questa storia, attraverso la frequentazione di un gruppo di ascolto per vedove, riuscirà con le proprie azioni a cambiare la situazione, ritagliandosi il proprio spazio all’interno della comunità in cui vive.

 La camera segue Sanjivani nei campi di soia, grano, cipolle e tra distese di alberi da frutto documentando la sua quotidianità tra lavoro e vita domestica; la fattoria in cui abita è condivisa con l’intero nucleo familiare del defunto marito, il quale gestisce l’attività agricola e scandisce i ritmi del lavoro. Sanjivani ha uno sguardo che si estende chilometri oltre le distese dei campi coltivati, spingendosi fino ad intercettare un futuro in cui può studiare, lavorare autonomamente, creare legami profondi con altre donne e sganciarsi da quel ruolo di vedova che gli usi del luogo in cui vive le vogliono imporre.

L’intento documentaristico di Surjan non è stato solo quello di denunciare la condizione delle vedove indiane, ma anche quello di mostrare al pubblico le grandi contraddizioni di un intero popolo, costretto nella modernità del liberismo capitalistico, a svendere i propri prodotti per poche rupie, sull’onda di una fluttuazione continua nella quale l’unica variante mutabile è la dignità della propria essenza.

Con una regia curata, quest’opera dialoga con lo spettatore che si lascia guidare in un ambiente a lui sconosciuto, facendosi portavoce di un messaggio troppo essenziale per non essere ascoltato.

Aurora Pallotti

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