Lazio - Verona. Il Report Match Di Mirko Cervelli

Lazio - Verona. Il Report Match Di Mirko Cervelli

Cinquina! ma si deve volare bassi. Solite amnesie difensive con un abbozzo di continuità.

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Tre punti vitali conquistati con un secondo tempo perfetto giocato da vera squadra. Se per tre gare l’attacco è rimasto a secco come nel lontano 2003, in uno spezzone di gara si batte il record in assoluto con il sigillo di ben quattro reti, due delle quali nell’ultimo quarto d’ora a mantenere sempre ottima la statistica. Gioia con moderazione. Stasera non si sono risolti i problemi di una squadra costantemente altalenante con un tecnico perennemente in bilico. Una settima difficile che per motivi di forza maggiore (anticipo per consentire la gara del sei nazioni domenica sera ) aveva bisogno di un innesto di gioia, per fare più che altro morale. La tradizione è ancora dalla parte della Lazio. Solamente in due circostanze non è stata così e l’Olimpico è sempre più fortezza contro gli scaligeri. La Lazio interrompe la striscia positiva dei veneti iniziata cinque giornate fa e che ha fruttato quattro pareggi ed una vittoria, non accadeva dal Verona di Prandelli del 2000. Anche in quella circostanza ci fu un autentico miracolo. E’ stata senz’altro la serata delle prodezze individuali: Matri da una parte e Toni dall’altra hanno fatto la differenza. Per l’attaccante laziale il Verona è una delle sue vittime preferite. Per Toni invece è arrivato il decimo sigillo ai romani. Solamente al Parma ha segnato di più. Lazio – Verona è ricca di spunti anche per alcune decisioni. Chiusa la Curva Nord e una parte dei Distinti, il pubblico non ha risposto con entusiasmo all’apertura della curva “Maestrelli”. Pochi tagliandi venduti in una lotta senza fine che andrà ad oltranza sino alla fine del campionato. Poco meno di diecimila persone. Troppo poche viste la posta in palio ed il delicato momento. Pioli è sempre sulla graticola, in settimana si sono fatti diversi possibili nomi per la prossima stagione, su tutti piace Di Francesco del Sassuolo ma c’è una parte di competizione da disputare e soprattutto un cammino in Europa League da mantenere. Certo è che qualcosa intorno a Stefano Pioli sembra vacillare. Come più volte scritto: è facile fare l’exploit del primo anno ma è più difficile mantenerlo il secondo anno. Pioli sembrerebbe aver fallito momentaneamente il suo obiettivo. Malumori verso una squadra che non è entrata nel cuore dei tifosi, verso la dirigenza (ad oltranza) e soprattutto verso il tecnico che più volte non è stato preso in considerazione nell’appello ad andare allo stadio. Tre indizi fanno una prova e la prova più tangibile è che per più di uno l’avventura alla Lazio terminerà a Giugno. Un dato costante per gli uomini di Pioli è l’oramai classico goal standard subito a partita a non invertire mai questo trend. All’andata arrivò la prima vittoria fuori casa (1-2), oggi si ritorna a sperare in tredici finali da vincerle tutte. Si è rivista un minimo di continuità anche se il cammino è abbastanza arduo. Sul campo è la Lazio a fare la gara con il Verona a giocare in contropiede. Toni e Pazzini ci provano di testa ma è bravo Marchetti a negare la rete con due prodezze. In chiusura di tempo la Lazio passa grazie ad un diagonale di Matri a battere Gollini in uscita. La ripresa si apre subito con il raddoppio di Mauri su sgroppata di Cataldi a liberare il giocatore brianzolo in area. Al 12’ Hoedt commette un’ingenuità mandando in un rinvio maldestro, la sfera addosso alla traversa con Marchetti incredulo. Al 23’ Felipe Anderson ritorna alla rete grazie ad un tocco ravvicinato su assist di Matri. Sul 3-0 la Lazio si rilassa ed il Verona ritorna in partita grazie ad una punizione di Greco con Marchetti non esente da colpe e soprattutto con il tocco dell’eterno Toni per il momentaneo 3-2 nel giro di cinque minuti. A risolvere la gara e distendere gli animi ci pensa Keita che su assist di un rinato Klose mette dento con un tiro a giro per il 4-2. In chiusura di tempo da un’ingenuità di Gilberto su Lulic in area, Candreva sigla il calcio di rigore per il definitivo 5-2. Mirko Cervelli

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