Il film "Milarepa" ultimo lavoro di Louis Chokling Nero, è un'opera che colpisce per la visione spirituale nonché artistica espressa attraverso un’operazione cinematografica con la quale si restituisce un intero universo e in cui si sovrappongono più elementi, che trascendono l'arte per poi ricomporla come se fosse un viaggio infinito nella storia.
Il primo testo sulla figura di Mila protagonista del film è tratta dallo spettacolo teatrale Milarepa (1921) di Lamberto Caffarelli, con scenografie e costumi di Duilio Cambellotti, ed è una figura potentissima. La si può infatti leggere come eroina moderna e al contempo archetipo femminile della forza primigenia, dionisiaca, cosmica.
Uno degli aspetti più innovativi di questo lavoro del regista torinese rispetto alla storia originale è il binomio passato-futuro, in cui la storia millenaria della tradizione tibetana si congiunge con naturalezza ad uno stile futurista delle immagini, spesso dominate da colpi di scena e azioni ben congeniate dei personaggi.
La scelta del cast non fa che confermare il valore di un film, in cui si esprimono con estrema bravura e profondità attori del calibro di Harvey Keitel e Abraham Murray, dando vita ad un'opera che sembra cristallizzata nel tempo e in cui lo spazio delle località nuragiche sarde assumono l'aspetto monumentale di luoghi in cui il tempo sembra essere stato sospeso.
Tutto questo è possibile grazie ad un ambiente minimale a una recitazione molto vicina a quella teatrale, elementi che collocano il lavoro di Nero in una tradizione del cinema più autorevole rispetto alla qualità dei mezzi piuttosto che all’opulenza.
Nero racconta con un atteggiamento poetico e a tratti ricco di perle di saggezza degli insegnamenti buddhisti tibetani, la storia di Mila.
La protagonista (nel dramma teatrale ispirato alla vita del mistico tibetano, è un ragazzo mentre Mila, è la madre del protagonista, non è solo una figura affettiva o marginale) è una ragazza tormentata dalla sete di vedetta per la morte del padre, e desidera in modo ossessivo onorarne la memoria a costo di sterminare l'intera famiglia traditrice e assassina.
La pellicola quindi si concentra sulla giovinezza dell’eroina guerriera, una ragazza destinata a diventare una dei più grandi mistici buddhisti, e guidata da un enigmatico Buddha interpretato da un grande Harvey Keitel.
Il ruolo di Mila è stato interpretato da Isabelle Allen, una giovane attrice, ma già di grande talento, tanto che da sola è stata in grado di portare avanti delle scene del film con intensità e notevole presenza scenica.
In Milarepa, Nero ha voluto includervi oltre che alla saggezza orientale anche la forza delle grandi eroine tragiche, animate da una volontà incrollabile: Mila vuole vendicare le ingiustizie subite, affermando il suo diritto violato; in questo senso può essere definita una figura moderna, perché non fa mai tacere la propria voce ma agisce, lotta. Non si sottomette nemmeno davanti alla possibilità di morire trasformandosi in una leader per eccellenza, guidata dalla vera forza: quella spirituale.
In lei si incarnano le donne dell’Ottocento tardoromantico e del primo Novecento: forti, tragiche, viscerali, antesignane di un’autonomia femminile radicale.
Il film è un prodotto di qualità per un pubblico attento, sensibile e colto ma anche per un audience giovane in grado di apprezzarne la modernità e lo spessore di una storia che riteniamo un forte esempio di civiltà e progresso attraverso le immagini leggere e soavi.
Monia Manzo
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