Enzo, L’Adolescenza Secondo Robin Campillo

Enzo, L’Adolescenza Secondo Robin Campillo

La storia intima di un adolescente che sfida la famiglia per trovare sé stesso

stampa articolo Scarica pdf

Presentato in anteprima mondiale al Festival di Cannes 2025, Enzo di Robin Campillo racconta la storia di un sedicenne che abbandona la scuola per lavorare come muratore, trovando nell’incontro con un operaio ucraino non solo una relazione affettiva, ma anche una nuova coscienza di sé.

Tratto da una sceneggiatura originale di Laurent Cantet, il film delinea un ritratto potente e commovente della ricerca di identità in un mondo segnato da disuguaglianze e aspettative familiari. Pierfrancesco Favino, nel ruolo del padre, affianca un giovane e intenso protagonista in una parabola di formazione che diventa anche critica sociale e riflessione sul maschile.

Enzo ha sedici anni, vive in una cittadina di provincia francese. La sua è una famiglia borghese, educata, attenta, distante. A scuola Enzo non si riconosce: i banchi, le regole, le parole non parlano la sua lingua. In un gesto impulsivo e carico di significato, abbandona il liceo e trova lavoro come apprendista muratore in un cantiere edilizio. Lì incontra Roman, un operaio ucraino più grande di lui, solitario e ruvido, che inizialmente lo tiene a distanza. Tra i due nasce però qualcosa che sfugge alle definizioni: non è solo amicizia, non è solo attrazione. È un legame che si nutre di silenzi, gesti, lavoro condiviso. Un’educazione sentimentale e politica che travolge Enzo e lo mette in conflitto con tutto ciò che conosceva: la famiglia, l’identità di classe, le aspettative sociali. Mentre la casa borghese si fa sempre più soffocante e i corpi sul cantiere diventano l’unico spazio di verità, Enzo affronta la sua trasformazione con coraggio, tenerezza e rabbia.

Enzo è un adolescente che non trova spazio nel mondo che gli è stato assegnato. Troppo sensibile per restare nel recinto del maschile tradizionale, troppo lucido per accettare i codici imposti dalla famiglia e dalla scuola, troppo giovane per avere certezze. Il suo gesto iniziale – abbandonare il liceo – è un atto di rivolta, ma anche una richiesta di autenticità. Il lavoro manuale non lo degrada, lo rivela. È nel corpo affaticato, nelle mani sporche di cemento, nei gesti ripetuti del cantiere che Enzo comincia a capirsi. E sarà nell’incontro con Roman che il desiderio prenderà forma: ambivalente, reale, necessario.

Il personaggio è interpretato da Malou Kébizi, attore rivelazione, capace di restituire tutte le contraddizioni e le fragilità di un adolescente che non ha più voglia di fingere.

Robin Campillo dirige con mano sensibile una storia densa di materia, corpi, identità in trasformazione. Nulla è gridato, tutto è incarnato: lo spazio urbano, il lavoro fisico, la scoperta del desiderio diventano cinema nella loro nudità. Il giovane Malou Kébizi regala una performance magnetica, accompagnato da un Pierfrancesco Favino misurato e intenso nel ruolo del padre che non sa più parlare al figlio.

Campillo si conferma maestro nel raccontare i margini: non per denunciarli, ma per restituirgli una lingua.

Cristina Gallo

© Riproduzione riservata