Si è tenuta ieri, giovedì 16 aprile, la press preview della mostra Dante Ferretti, con i miei occhi. I segreti del maestro della scenografia ai Musei di San Salvatore in Lauro, nel cuore di Roma. Un appuntamento molto atteso, che ha visto la presenza dello stesso Dante Ferretti: tre volte premio Oscar, protagonista assoluto della storia del cinema contemporaneo e figura capace di attraversare oltre sessant’anni di set, visioni e immaginari.
Ferretti ha accolto giornalisti, fotografi e troupe televisive con una disponibilità rara, presentando personalmente i bozzetti e le opere esposte. Lo ha fatto con quella combinazione di simpatia, intelligenza vivace e umiltà che da sempre lo contraddistingue: qualità che hanno reso l’incontro non solo un momento professionale, ma un vero privilegio umano. La sua presenza ha confermato ciò che molti colleghi e attori hanno spesso sottolineato: la grandezza del suo talento è pari alla splendida semplicità della sua persona.
La mostra, curata da Raffaele Curi e organizzata da Il Cigno Arte in collaborazione con Vertigo Syndrome, sarà aperta al pubblico dal 17 aprile al 19 luglio 2026. Riunisce circa quaranta opere tra bozzetti, studi, dipinti e materiali originali, offrendo un percorso che attraversa la dimensione artigianale, colta e visionaria del lavoro di Ferretti: un luogo in cui il disegno diventa spazio, la memoria immagine, il set immaginario.
Pasolini lo definì “un genio”; Leonardo DiCaprio lo ha indicato come “lo scenografo più emblematico e rappresentativo della sua epoca, forse il migliore di tutti i tempi”. Parole che ieri risuonavano con particolare forza, osservando da vicino la precisione, la profondità e la poesia dei suoi bozzetti.
Dopo la prima tappa al Vittoriale degli Italiani di Gardone Riviera, l’arrivo a Roma assume un valore simbolico: è qui che Ferretti si è formato, ha incontrato i grandi maestri del cinema italiano e ha aperto il suo sguardo alla dimensione internazionale. La mostra non si limita a celebrarne i successi, ma lo propone come artista visivo autonomo, capace di trasformare il bozzetto in opera compiuta, la pittura in cinema e il cinema in una forma permanente del vedere.
Nei disegni esposti si riconosce una genealogia che attraversa la storia dell’arte: da Piero della Francesca a Masaccio, da El Greco a Signorelli, dalla luce caravaggesca alla pittura fiamminga, fino a Bosch e Bruegel. È da questa tradizione che Ferretti ha costruito un linguaggio scenografico unico, capace di trasformare l’arte in spazio filmico.
Il percorso espositivo attraversa le tappe fondamentali della sua carriera: dai lavori con Pasolini (I racconti di Canterbury, Il fiore delle Mille e una notte) ai film con Fellini (E la nave va, Ginger e Fred), fino alle grandi produzioni internazionali realizzate con Martin Scorsese e altri registi: Il nome della rosa, The Age of Innocence, Casinò, Kundun, Gangs of New York, Cold Mountain, The Aviator, Sweeney Todd, Hugo Cabret, Shutter Island, Silence.
Una carriera costellata da riconoscimenti: nove nomination agli Academy Awards, tre Oscar, quattro BAFTA, cinque David di Donatello, quattordici Nastri d’Argento, oltre a mostre dedicate al MoMA, allo Smithsonian Institute e agli Academy Awards.
La mostra restituisce alla scenografia la sua natura più profonda: non semplice cornice del racconto, ma origine della visione. Un luogo in cui il cinema nasce dall’arte e l’arte torna a farsi spazio, luce e costruzione del sogno.
Cristina Gallo
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