Non Sentire Il Male: Elena Bucci Racconta La Duse A Spazio Rossellini

Non Sentire Il Male: Elena Bucci Racconta La Duse A Spazio Rossellini

All’interno della rassegna Spazio Solo è andato in scena "Non sentire il male" di e con Elena Bucci.

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Spettacolo nato da un’esigenza profonda e personale, Elena Bucci comincia a plasmare l’identità della messa in scena fin dai primi anni Duemila.

Tentando di rintracciare i fili che per tutta la vita l’hanno tenuta agguantata alla Duse, ne coglie i tratti più introspettivi, restituendone un racconto che non ha nulla a che vedere con la mera biografia, tanto odiata dalla rivoluzionaria capocomica.

Lo studio di documenti, corrispondenza, diari e cronache dell’epoca ha permesso alla Bucci di entrare all’interno degli angoli più reconditi della vita della grande maestra, rintracciandone una storia dai tratti spiccatamente individuali ma estremamente risonanti a livello collettivo; la Duse e l’attrice che la interpreta sono innumerevoli donne, fatte di errori, di cadute, di intuizioni, di ispirazioni subitanee e coraggio.

Non c’è arrendevolezza alla vita, ma voglia di continuare a fondersi con l’arte. Di recitare di fronte alle intemperie dell’esistenza, della malattia, dei capillari abbandoni, degli amori infranti, con uno sguardo sempre rivolto verso l’intento risolutivo di voler diventare entità unica con la propria pulsione teatrale.

Il ritratto della Duse è frammentato, l’intera sua figura sgorga dalle parole della sua interprete e dai suoi movimenti, minimi e calibrati in ogni piccolo dettaglio, disegnando un’immagine ricostruita e mai confusionaria. I tasselli del racconto privato viaggiano lungo le tracce della vita artistica, fondendosi in una matassa unica, difficile da dispiegare. Qui sta tutta l’arte drammaturgica e narrativa di un’attrice e autrice che ha saputo vestire i panni di una maestra facendoli suoi e rintracciando in questi il potenziale di una ricerca in continuo divenire.

Lo spettacolo andato in scena, nel corso degli anni, ha avuto diverse varianti: dallo spettacolo itinerante portato in ville e palazzi a quello musicato dal vivo.

L’uso della luce ideato in passato da Maurizio Viani è il fulcro della messa in scena, onirico e ammaliante. La luce diviene prolungamento della parola, ricordo tattile e pura poesia. Il disegno delle luci crea oscurità profonde, illumina l’elegante sagoma dell’attrice con creatività e ingegno e drammatizza la scena coinvolgendo emotivamente lo spettatore.

La scenografia è essenziale, gli stacchi nella storia convergono con il cambio abito e con lo spostamento nello spazio. La voce e l’interpretazione di Elena Bucci riempiono la scena e gli oggetti divengono secondari.

L'intimistico schizzo della Duse in questo monologo ha tinte poetiche e riflessive e, proprio per questa ragione, trova negli appassionati e negli amanti della sua figura un pubblico specifico. Forse, l’impresa di arrivare anche ai meno esperti è sfumata, ma ciò non ne elimina l’intento e l’alto valore del lavoro svolto.

Aurora Pallotti

 

 

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