Nel cuore di Roma, tra gli affreschi e la luce sospesa del Casino dell’Aurora di Palazzo Pallavicini Rospigliosi, prende forma una parola che oggi sembra rara: servizio. È qui che la Fondazione AISES e la SPES Academy “Carlo Azeglio Ciampi” hanno scelto di inaugurare il Premio SPES 2026, affidandolo, alla sua prima edizione, a Ugo Zampetti. Non una celebrazione formale, ma il riconoscimento di un lavoro che per sua natura resta ai margini della visibilità: “quell’impegno silenzioso che sorregge le istituzioni”.
Accanto al Presidente della Repubblica Sergio Mattarella nei passaggi più delicati della vita istituzionale, Zampetti è da anni il perno discreto del Quirinale. Coordina, media, garantisce continuità. E soprattutto costruisce fiducia, quella trama invisibile senza la quale nessuna architettura democratica regge. A restituire il senso profondo di questo lavoro è stata "la laudatio" dell’Ambasciatore Giampiero Massolo, che ha scelto parole come: regole, riforma, istituzione, fiducia, come chiavi di lettura di un percorso. Parole essenziali, quasi austere, che raccontano una funzione più che una figura, un metodo più che una biografia.
Il Premio SPES nasce infatti con un’ambizione precisa: riconoscere chi ha servito la Repubblica rafforzando i valori democratici e la coesione sociale. Un’idea voluta e costruita da Giuseppina Rubinetti, all’interno di un progetto più ampio che guarda alla formazione di una cultura istituzionale solida, esigente, consapevole. La giuria composta da autorevoli donne come Renata Cristina Mazzantini, Daria Perrotta, Alessandra Dal Verme, Andreina Draghi, Maria Latella, Emma Marcegaglia, Maria Teresa Sempreviva si è trovata subito in sintonia nella scelta del vincitore come "uomo a servizio della Repubblica".
Il riconoscimento assegnato a Zampetti è un’opera d’arte. A firmarla è Emilio Isgrò, maestro delle celebri “cancellature”. Un gesto che, dal 1964, sottrae per rivelare, oscura per chiarire. Non distrugge, ma seleziona. Non elimina, ma restituisce senso. In questa scelta c’è una dichiarazione implicita: il servizio pubblico, come la cancellatura di Isgrò, è un esercizio di sottrazione. È togliere il superfluo, ridurre il rumore, lasciare emergere l’essenziale. È disciplina, misura, responsabilità.
Il gremito pubblico in sala, non abituato un'esposizione così manifesta e pubblica del candidato, ha seguito con sincera attenzione, il discorso di Zampetti.
L'intervento, tutto incentrato sul valore simbolico del Premio, nell’ottantesimo anniversario della Repubblica italiana e sulle linee guida che un servitore dello stato deve seguire, è stata un’occasione per ribadire che il funzionamento delle istituzioni non è mai automatico, ma dipende dalla qualità delle persone che le abitano.
E forse è proprio qui il punto. In un tempo che premia la visibilità, il Premio SPES sceglie di illuminare ciò che normalmente resta nell’ombra. Non il potere che si mostra, ma quello che tiene insieme. Non la voce che alza il tono, ma quella che garantisce equilibrio. Perché, in fondo, la forza delle istituzioni non sta solo nelle regole che le definiscono, ma nella fiducia che riescono a generare. E quella, come insegna la lezione silenziosa di Ugo Zampetti, non si proclama ma si costruisce, ogni giorno. Uno scrosciante applauso ha silenziato la pioggia dando a noi la speranza che le brave persone esistono.
Chiara Sticca
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