Nelle Sale AMARGA NAVIDAD

Pedro Almodóvar torna al cinema con un’opera intima e metacinematografica sulla crisi creativa.

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Il nuovo attesissimo film di Pedro Almodóvar, AMARGA NAVIDAD, arrivato nelle sale italiane da giovedì 21 maggio, dopo essere stato selezionato “in concorso” al prestigioso Festival di Cannes.

Interpretato da Bárbara Lennie, Leonardo Sbaraglia, Aitana Sánchez-Gijón, Victoria Luengo, Patrick Criado, Milena Smit e Quim Gutiérrez, il film segna un nuovo viaggio nel cinema emotivo e autobiografico del maestro spagnolo.

Protagonista della storia è Raul, un regista cinquantenne che da cinque anni non riesce più a girare un film, paralizzato da una profonda crisi d’ispirazione. Proprio nel momento in cui tenta di tornare a scrivere una nuova sceneggiatura, Monica — collaboratrice storica e prima lettrice dei suoi lavori — decide di lasciare tutto per raggiungere la compagna in difficoltà.

Raul resta così accanto a Santi, il suo compagno molto più giovane, presenza affettuosa ma incapace di colmare il vuoto creativo ed emotivo che lo attraversa.

La sceneggiatura che Raul sviluppa ha come protagonista Elsa, una regista che, dopo aver realizzato due film diventati opere di culto senza però conquistare il grande pubblico, sceglie di tornare a scrivere prendendo ispirazione dalla propria vita privata.

Attorno a lei gravitano Beau, il giovane compagno, e le due amiche Patricia e Natalia, donne segnate da tradimenti, dolore e difficoltà familiari.

Ma mentre costruisce il suo racconto, anche Raul finisce inevitabilmente per saccheggiare la realtà e i sentimenti delle persone che ama, confondendo continuamente vita e finzione.

Con AMARGA NAVIDAD, Almodóvar entra apertamente nel territorio del cinema che riflette su sé stesso, richiamando opere come 8½ di Federico Fellini.

Il regista spagnolo costruisce una complessa struttura narrativa fatta di sceneggiature dentro altre sceneggiature, un gioco di specchi in cui il confine tra autore, personaggio e autobiografia si fa sempre più sottile.

Visivamente, il film conserva tutta la forza estetica tipica del cinema almodovariano: colori accesi, ambienti fortemente simbolici e una regia che usa rosso, azzurro, verde e giallo come strumenti emotivi e narrativi. Anche la colonna sonora, dalle sfumature hitchcockiane, accompagna un racconto dominato dal disagio interiore e dalla paura della morte, tema già centrale nelle ultime opere del regista.

Raul parla apertamente del proprio cinema come di un’autofinzione e rievoca il primo attacco di panico vissuto nel 2004, trasformando il film in una riflessione dolorosa sul tempo, sulla fragilità creativa e sulla fine inevitabile delle storie. Se però La stanza accanto appariva come un’opera limpida e intensa, AMARGA NAVIDAD sceglie volutamente un tono più soffocato e inquieto, mettendo in scena un’impasse artistica che diventa parte integrante del racconto stesso.
Un film complesso, profondamente personale e destinato a dividere critica e pubblico, ma che conferma ancora una volta la capacità di Pedro Almodóvar di trasformare le proprie ossessioni intime in materia cinematografica universale.

Cristina Gallo

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