Da oltre dieci anni Fontanincanto trasforma il borgo di Fontanellato in un grande palcoscenico a cielo aperto, dove teatro di strada, circo contemporaneo e musica dialogano con l'architettura della Rocca Sanvitale e con il tessuto urbano. Nato nel 2012, il festival è oggi parte del più ampio progetto Festival Incredibile, una rete culturale che coinvolge numerosi comuni italiani e che ha fatto dell'accessibilità e della rigenerazione degli spazi pubblici la propria cifra distintiva.
Abbiamo incontrato la direttrice artistica e organizzativa dell'Ufficio Incredibile per approfondire la filosofia del progetto, il rapporto con i territori e l'evoluzione del teatro urbano contemporaneo.
Come nasce Fontanincanto?
«Fontanincanto nasce nel 2012 da un'idea molto semplice: valorizzare un luogo straordinario come la Rocca Sanvitale trasformandola nello sfondo naturale degli spettacoli. Il nostro obiettivo è sempre stato quello di creare una bellezza accessibile a tutti. Per questo gli spettacoli sono gratuiti: vogliamo intercettare anche chi normalmente non frequenta il teatro, sia per ragioni economiche sia perché non entra nei circuiti culturali tradizionali.»
Il festival oggi fa parte di una rete molto più ampia. Cosa rappresenta Festival Incredibile?
«Da alcuni anni Fontanincanto è entrato nel circuito di Festival Incredibile, una rassegna itinerante che coinvolge una quindicina di comuni tra Emilia-Romagna e Abruzzo. Il progetto è sostenuto dalle amministrazioni locali, dalla Fondazione Cariparma, dalla Regione Emilia-Romagna e, più recentemente, dal Ministero della Cultura attraverso il bando dedicato al teatro urbano. Lavorare in rete significa condividere artisti, progettualità e risorse, offrendo alle compagnie tournée più strutturate e sostenibili.»
Quanto è importante il rapporto con le comunità locali?
«È fondamentale. Ogni territorio partecipa attivamente alla costruzione del festival. Noi curiamo la direzione artistica e l'organizzazione generale, ma collaboriamo sempre con associazioni, Pro Loco e volontari. È un lavoro condiviso che rende ogni edizione diversa e profondamente radicata nel luogo che la ospita.»
Durante il festival si percepisce una particolare attenzione alla formazione del pubblico. È un aspetto voluto?
«Assolutamente sì. Nei piccoli centri capita spesso che il teatro di strada arrivi per la prima volta. All'inizio il pubblico osserva con curiosità, poi, anno dopo anno, impara a vivere quello spazio, a seguire gli spettacoli, a rispettarne i tempi. Anche questo significa fare cultura: costruire una comunità di spettatori consapevoli.»
Negli ultimi anni il circo contemporaneo sembra dialogare sempre più con il teatro di ricerca.
«Le contaminazioni sono una delle caratteristiche più interessanti della scena contemporanea. Oggi è difficile immaginare una programmazione teatrale che non ospiti almeno uno spettacolo di circo contemporaneo. È un linguaggio immediato, capace di parlare a pubblici molto diversi e di unire tecnica, poesia e capacità narrativa.»
Anche la scelta di lavorare nei piccoli centri sembra una precisa dichiarazione d'intenti.
«Sì. Abbiamo lavorato anche in grandi città, ma nei borghi esiste una dimensione diversa, più raccolta, che facilita l'incontro tra artisti e spettatori. Inoltre oggi si parla molto di sostenibilità degli eventi: non riguarda soltanto gli aspetti ambientali, ma anche la capacità di costruire progetti durevoli, che crescano insieme alle comunità e valorizzino il patrimonio storico e paesaggistico.»
Che cosa significa dirigere l'Ufficio Incredibile?
«Per me è quasi una gestione sentimentale. Ogni progetto nasce dall'urgenza di raccontare storie, trasformare gli spazi urbani e creare occasioni di incontro. Dietro ogni artista ci sono percorsi umani straordinari e uno degli aspetti più belli del nostro lavoro è proprio far emergere queste esperienze e metterle in dialogo con il pubblico.»
Quali sono le prospettive future?
«Continueremo a rafforzare la rete di Festival Incredibile, coinvolgendo nuovi territori e nuovi artisti. Crediamo molto nella collaborazione tra istituzioni, comunità locali e compagnie. È questa sinergia che rende possibile un progetto culturale capace di crescere senza perdere il proprio spirito originario.»
Più che una semplice rassegna di spettacoli, Fontanincanto si configura come un laboratorio permanente di teatro urbano, dove il patrimonio storico diventa scena, il pubblico parte integrante dell'esperienza e il linguaggio del circo contemporaneo dialoga con la ricerca teatrale. In un panorama culturale sempre più orientato alle reti territoriali, il progetto dell'Ufficio Incredibile dimostra come la collaborazione tra artisti, istituzioni e comunità possa generare un modello di produzione culturale sostenibile, accessibile e profondamente partecipato.
Monia Manzo
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