Seconda Tappa Della Pirandelliana 2026: Quattro Atti Unici

Seconda Tappa Della Pirandelliana 2026: Quattro Atti Unici

La Bottega delle maschere porta in scena L’uomo dal fiore in bocca, All’uscita, La morsa e La patente.

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Il dramma borghese e la novella si intrecciano in un questa alternanza tra comico, grottesco e spirituale. I protagonisti di questi quattro atti sono accomunati da una battaglia di fondo; quella con la vita, alla quale non possono sottrarsi. Nell’intermezzo tra una storia e l’altra, una pitocca, coscienza fluttuante dell’autore, declama parole tratte da Uno, nessuno e centomila, accompagnando il pubblico verso l’atto successivo.

Ogni storia, ridotta e adattata per la messa in scena, è una finestra sul pensiero di Pirandello e sulla sua sfaccettata ma, di fondo, vitalistica e nichilistica, visione dell’esistenza. Marcello Amici, regista e responsabile della rassegna, ha deciso di affrontare questi testi inserendoli in una cornice unica, come parte di un unico flusso narrativo. Gli episodi si alternano, grazie ad un attento lavoro di regia, incastrandosi naturalmente gli uni con gli altri. La scenografia statica si presta a molteplici usi e la parola degli interpreti basta a se stessa. Le luci accentuano e scandiscono il momento, in un dramma sempre in crescendo.

Si parte con L’uomo dal fiore in bocca, un individuo che, confrontandosi con uno sconosciuto, rivaluta il senso della vita di fronte ad una morte programmata. Poi, entra in scena la pitocca con l’entusiasmo di chi ha finalmente trovato la soluzione al problema identitario: lasciare il nome solo alle cose morte. All’uscita ci sono sempre due uomini in dialogo, intenti ad aspettare alle porte di un limbo mortuario una donna. La morsa, invece, tipico dramma (anti)borghese, ha per protagonisti una signora alle prese con un amante vigliacco e un marito calcolatore e vendicativo. Per chiudere, La patente, famosa commedia in cui un reietto scacciato dalla società decide di voler essere solo ciò che gli altri vedono in lui: uno jettatore patentato.

Non c’è nessuna fuga possibile per i personaggi di queste storie e gli attori ne danno prova tangibile alternandosi in interpretazioni che lasciano poco spazio all’imprevisto: tutto è calcolato, il vortice della tensione cresce fino a spezzarsi senza via di uscita. L’essere umano finisce sempre in mille pezzi, scomposto in un discorso filosofico sulla sua stessa natura, inconciliabile con le aspettative sociali.

Portare sul palco dei Giardini di Sant’Alessio in Aventino alcuni dei testi meno conosciuti e più metafisici di Pirandello sembra non essere una grande impresa per questa compagnia e per il suo direttore: l’obiettivo è quello di avvicinare anche i meno esperti al teatro pirandelliano, aprendolo ad una comprensione collettiva.

Aurora Pallotti

 

 

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